lunedì 23 febbraio 2015

Il travestimento e il gioco simbolico

Da quando ho visto questa immagine su Amiche di fuso mi sono trovato a riflettere molto sull'argomento e ora che si avvicinano le feste di Carnevale alla creche e all'ecole (non chiedetemi perchè qui in Francia si fanno in Quaresima!) ancora di più, vorrei quindi condividere con voi le mie riflessioni.
Da bambina mi piaceva il Carnevale, mi piaceva travestirmi e, non avendo ancora importato Halloween, mi toccava aspettare quell'unica volta all'anno per poterlo fare perchè i vestiti di Carnevale una volta messi venivano archiviati e non ci si poteva giocare. E ricordo che mia madre faceva di tutto per non comprarmi nessun vestito, ma cercava di creare il più possibile qualcosa di casalingo, non voleva spendere soldi (a casa mia il risparmio era davvero un'ossessione) per qualcosa che sarebbe stato usato una volta sola, chiaramente, visto che l'anno dopo sarei stata di sicuro più alta.
Quindi il mio spirito trasformista è stato usato con le Barbie, non facevo altro che vestirle e svestirle, facevo sfilate di moda e le cambiavo per andare a dormire, per uscire, per stare in casa proprio come facevo io. Solo anni dopo, avendo studiato Piaget al liceo, ho fatto due più due capendo l'importanza che ha il gioco simbolico nei bambini.
Per chi fosse a digiuno di psicopedagogia il gioco simbolico è quel tipo di gioco con il quale, attraverso la finzione, il bambino impara, sperimenta, mette in atto azioni che vede fare agli altri. Normalmente questi altri sono gli adulti con cui è più a contatto, ma non solo, si possono inserire a pieno titolo anche i fratelli maggiori o gli altri bambini con cui passa la giornata. L'immaginazione è la capacità principale che viene usata in questo tipo di gioco, nonchè una di quelle qualità che man mano che si cresce si rischia di perdere, soprattutto al giorno d'oggi con la tecnologia che non le lascia spazio.
Per farla breve, il travestirsi non è altro che uno dei tanti giochi simbolici, che si possono catalogare come i "giochi del fare finta", e se sei expat ti rendi conto che sembra che solo noi italiani non ne abbiamo capito l'importanza.
Inglese, americana, francese, norvegese, tedesca queste le culture con cui sono esposta stando qui e, chi più chi meno, mi ha mostrato come per loro sia naturale questo tipo di gioco in casa durante tutto l'anno. C'è una bimba inglese che ogni volta che la vedo è vestita da fatina o da principessa, l'anno scorso proprio da lei ho ricevuto in prestito il vestito di Carnevale per la Belva, tre in verità, non solo uno, avevo l'imbarazzo della scelta! E il compleanno del bimbo norvegese a fine novembre era una festa in maschera dove la Belva si è vestita da streghetta e il Vitellino da cowoboy. Il cowboy è stato facile: jeans, maglietta a quadri e cappello comprato l'anno prima, mentre il vestito da streghetta è di una bimba italofrancese con cui ci troviamo spesso a giocare e, a casa sua, l'ultimo cassetto della cassettiera in camera delle bimbe è proprio adibita agli abiti da poter utilizzare per travestirsi. E per finire in bellezza posso non ricordare il quarantesimo compleanno dell'americana con festa a tema anni Settanta?!? :D
All'inizio trovavo tutto questo un po' bizzarro, non nascondo di aver messo via il cappello da cowboy e non averlo lasciato a portata di mano per giocare (chissà perchè poi...retaggi culturali!), inoltre mi sono spesso trovata a pensare come risparmiare su vestiti e accessori tanto "si usano una volta sola".
Ma essere expat è bello per questo, ti fa riconoscere i tuoi limiti, ti da una visione più ampia, ti insegna a metterti in discussione quindi ora nella mia libreria Ikea, vicino al contenitore rosso dei Lego, ci metterò il contenitore dei travestimenti. Con somma gioia della Belva, che è in piena fase di gioco simbolico e si diverte a vestire e svestire pure il Vitellino, che come un grosso bambolottone si lascia fare tutto (giuro che la foto in cui lui ha le scarpette da principessa non sarà usata contro di lui da adolescente...forse! ;P).

6 commenti:

  1. Effettivamente è una cosa che salta molto all'occhio all'estero. Anche qui in Thailandia in qualsiasi spazio bambini si vada c'è sempre un angolo in cui sono appesi diversi costumi, sia di personaggi dei cartoni sia dei vari mestieri, dal Pompiere al dottore. Idem nella Nursery della scuola internazionale inglese che frequenta il mio bimbo, dove tutte le volte che vogliono i bimbi possono indossare qualcosa e passare anche l'intera mattinata con il mantello da super eroe. Mio figlio spesso tiene una t.shirt o un cappello anche quando viene a casa e lo porta con orgoglio tutto il giorno!

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    1. Sì esatto, è qualcosa di completamente normale e integrato nella cultura del gioco. chissà perchè invece in Italia non è così, sono proprio curiosa di capirlo...

      Poi un'altra cosa: ho digitato Carnevale su Pinterest e mi sono uscite fotografie di bellissime maschere veneziane, ho poi digitato Carnival e mi sono uscite costumi divertenti, spesso homemade, bizzarri, niente a che vedere con l'eleganza di quelle con tag italiano...direi che è sintomatico!

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  2. Hai perfettamente ragione, solo gli psichiatri qui approfondiscono le difficoltà legate alla mancanza di gioco simbolico. Infatti all''asilo le maestre erano preoccupate solo del fatto che mio figlio non disegnasse ma il problema vero era la sua totale incapacità a "fare finta che ...".
    Abbiamo davvero un sacco da imparare!

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    1. Sai forse mi chiedo se per caso il motivo non sia che noi in Italia tendiamo a far fare le cose ai bimbi come cucinare, pulire insieme ai grandi (che rientra perfettamente nel gioco simbolico). Quantomeno per la mia geerazione è stato così, non avevamo giochi come travestimento o minicucina, ma con mamma si cucinava, si puliva, si preparava la tavola...in fondo è un po' la stessa cosa.

      PS: ma sta fissa del disegnare ne vogliamo parlare?!?!

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  3. Su questo argomento ho avuto esperienze differenti alla scuola dell'infanzia del trio. L'insegnante fa molto in questo caso!!!
    Nella classe di Medio c'era a disposizione una cassapanca piena di vestiti e travestimenti. Era spassoso vedere le damine che trafficavano nella cucinetta e poi prendevano il tè.
    L'insegnante di Junior non li faceva neanche avvicinare alla cucina perchè mettevano in disordine....alla faccia di Piaget e di tutti i pedagogisti!

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    1. Wow, pedagogista dell'anno la maestra di Junior!

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I commenti sono graditissimi, se firmati ancora di più!