domenica 26 febbraio 2017

E ora il limbo...

Alla spicciolata se ne sono andata via tutti: la prima è stata mia sorella che doveva tornare a lavorare dopo pochi giorni dal funerale; mio cognato invece aveva da tempo organizzato una vacanza qui con i bimbi ed è quindi rimasto una settimana in più; il Navigante è rimasto fino alla fine delle vacanze scolastiche dei bimbi grandi e stamattina è ripartito insieme al Vitellino e alla Belva; siamo rimasti solo io, mia mamma e il Francese.
Questa grande casa che ha ospitato tutti, fino a stamattina era stracolma di valigie, letti disfatti, risate e strilli di bimbi, mentre ora è in ordine e a posto, seppur ci sia un nanetto di 15 mesi che trappoleggia in giro!
L'idea era di far abituare mia madre pian piano al silenzio, alla solitudine che un lutto del genere ha portato, un'idea idiota perché come puoi abituarti all'assenza della persona che hai amato per più di 40 anni, con cui hai fatto due figlie, costruito una casa e con cui avevi ancora una marea di progetti in ballo? A parer mio non è possibile, a parer mio la famosa fase dell'accettazione non esiste, non puoi accettare di aver detto addio alla persona che ami, vai avanti e ti abitui a una vita vuota che non è quella che speravi, ti adatti e la vivi anche al meglio, ma accettarlo è tutta un'altra storia.
Quindi fino a quando il Navigante può farcela nella gestione dei due nani grandi, io rimarrò qui a fare da mamma alla mia mamma, anche se il dubbio che non serva a molto ce l'ho eccome. Poi l'idea è di portarmela a Tolone o, nel caso dovessi partire prima di lei per X motivo, di ritrovarci tutti agli inizi di aprile da mia sorella in Inghilterra.
Avevo detto che la mia vita era programmata fino alla vacanza in Costa Rica, poi c'era il nero assoluto; non avevo idea che il nero sarebbe arrivato prima. E quindi adesso sono in attesa di riorganizzare per l'ennesima volta tutta la mia vita, di sapere cosa ne sarà di noi per i prossimi anni, sono ancora una volta in quello stato di limbo che ciclicamente ritorna e che odio profondamente. Con in più questo un dolore nel cuore che non credo mi abbandonerà più.

mercoledì 22 febbraio 2017

Il tempo

Ho provato a iniziare questo post milioni di volte. Il tempo è volato, c'è sempre qualcuno con cui parlare, qualcosa da fare, ma soprattutto non so cosa effettivamente scrivere. Il dolore che ci ha colpiti, sebbene avendo avuto preavviso a sufficienza per elaborare l'eventuale lutto, è comunque indescrivibile. Quello che dobbiamo affrontare lo è forse anche di più.
Dovrei e vorrei avere il tempo di scrivere sulle emozioni che sto provando, che vanno e vengono come onde e come onde prima mi sommergono per poi lasciarmi respirare a ritmo quasi regolare, ma l'unica cosa che mi preme davvero è ringraziare chi mi ha commentato, chi mi ha fatto sentire la sua vicinanza anche in questo mondo virtuale. La vicinanza delle persone, amici, parenti, colleghi, venuti al funerale, i telegrammi, i messaggi, le telefonate...non si può spiegare quanto tocchi il cuore, quanto faccia emozionare, quanto aiuti.
La morte di un padre è uno step quasi naturale, ma quando capita, soprattutto così presto, ti rendi conto che della natura te ne sbatti e l'unica cosa che vorresti è ancora tempo. Tempo per i tuoi figli che si creino ricordi con il nonno; tempo per crearne tu di ricordi nuovi senza dover rimanere attaccato a quelli sempre troppo pochi che hai; tempo per apprezzare il tuo genitore come una persona quasi amica e non come saggio educatore; tempo per l'altra metà, nel mio caso per la mia mamma, che aveva da costruire con lui gli anni più belli e invece la vedi cadere in un dolore in cui io non vorrei metterci nemmeno un mignolino.
E questo tempo che non ho più con il mio papà, spero mi farà ricordare da adesso in poi di utilizzarlo meglio che posso con chi è rimasto al mio fianco.

venerdì 10 febbraio 2017

Mandi...

...papà!
Salutami il nonno, il santolo, il cane della Sister e il gatto Pazzo. Sei in buona compagnia, anche se non sono convinta che tu la pensi allo stesso modo...

mercoledì 8 febbraio 2017

Questo viaggio non s'ha da fare...

Ricordo che quando mia sorella si sposò, mio padre rifece tutto il giardino, perché lì avremmo festeggiato dopo la cerimonia: lo arò, lo riseminò e per mesi non potemmo camminarci. Ma era il 2003, una delle estati più calde degli ultimi anni e l'erba sembrava non voler crescere.
Mio padre guardava quel giardino sconsolato e bonfonchiava continuamente "questo matrimonio non s'ha da fare"...che detta da lui questa frase, un operaio con la terza media, che si autoproclamava ignorante non studiato senza troppi giri di parole, faceva un po' specie.
E quindi con questo ricordo in testa penso al mio tanto agognato viaggio in Costa Rica, che ho deciso di annullare, almeno per quanto riguarda me. Perché mio padre è peggiorato. Un'infezione l'ha colpito riempiendolo di catarro che non lo lascia respirare, quindi l'hanno rimesso in terapia intensiva, con un nuovo antibiotico, ma le parole di mia madre sono state "i dottori non se la sentono di dirmi che migliorerà".
Io ho deciso di partire per l'Italia, tra l'altro ho un volo giusto domani, ho detto al Navigante di andare lui coi bimbi e i suoi genitori in Costa Rica, ma non vuole, quindi credo che partiremo in macchina o stanotte o domani.
Forse andremo là, lo abbraccerò e poi lui ancora una volta riuscirà a uscirne. Forse non riuscirò nemmeno a salutarlo un'ultima volta. Quello che so è che la vita da expat in questo momento mi fa davvero schifo.

lunedì 6 febbraio 2017

Gennaio 2017

Il resoconto del mese è il seguente:

- Padre operato, due volte. Prima un bel trapianto di fegato che già di per sè non è proprio una passeggiata, ma che viene superato brillantemente, se non fosse che dopo due settimane si ritrova con una bella perforazione intestinale da cui non riesce ancora ad uscirne e a cui ogni giorno se ne aggiunge una: cuore in fibrillazione, sodio che lo annebbia, reni che lavorano e non lavorano...ma lui lotta, eccome, e questa è l'unica cosa che mi tiene più tranquilla.

- Camper operato. All'inizio sembrava che l'unica soluzione, per non svenarci proprio del tutto, fosse trovare un'officina a Ventimiglia e sobborcarci il viaggio di anda e rianda, ma grazie al cielo siamo riusciti a trovare qualcuno che ce lo sta mettendo a posto ad un prezzo umano, che comunque significa 1500€...vabbè...saranno soldi che noi saremo...

- Casini amministrativi in una casa comprata anni fa tramite una cooperativa militare, dove ancora non abbiamo mai abitato, ma che presumibilmente dovrebbe essere la nostra dimora al rientro da questo periodo in Francia (che tra parentesi ancora non si sa quando finisce se tra 7 mesi o tra un anno e 7 mesi...). L'inquilino del piano di sotto ci ha preso per un bancomat a cui attingere ogni qualvolta ci sia una macchia di muffa nel suo appartamento e il Navigante si è talmente scocciato che è tentato di ritirarsi dalla cooperativa, il che significa riavere i soldi indietro, ma dover cercare una casa a Roma, la qualcosa non è proprio una passeggiata, visto che abbiamo anche già inoltrato le richieste per le varie scuole dei bimbi...

Insomma, sto partendo in vacanza, tornerò a fine febbraio; caro 2017 ti lascio tre settimane di tempo per ridarti un tono, altrimenti io ti saluto e passo direttamente al 2018, grazie!
PS: un'americana mi ha detto che da loro si dice che le situazioni del piffero vanno sempre a tre, quindi dovrei essere a posto...però ora che ci penso in Italia vanno in coppia, giusto?

lunedì 30 gennaio 2017

Tutto è bene....

...quel che finisce bene.
Ma non a casa mia. Non subito, non facile, non ora.
Il decorso post trapianto di mio padre, che sembrava andare piuttosto spedito, ha avuto una brusca battuta d'arresto dopo che con una TAC hanno trovato un buco nell'intestino.
Perforazione dell'intestino significa operazione d'urgenza, feci nello stomaco quindi quattro antibiotici differenti in un corpo che sta prendendo immunosoppressori, schifezze varie nel sangue da dover pulire. In più aggiungiamo che il cuore ha avuto una forte tachicardia (o un infarto? Non è dato saperlo...) e i reni fanno un po' gli scansafatiche già da dopo il trapianto, ed ecco dipinto il caso clinico di mio padre. Non serve sottolineare, ovviamente, che è grave, molto grave e potrebbe non riprendersi.
Sono due giorni che ho il cibo che fa su e giù, pronta per una vomitata che manco il black russian del nostro amico norvegese, vivendo la routine senza capirci davvero molto. I saldi che mi fan girare come una trottola, che il prossimo anno forse sono in Italia e devo fare incetta il più possibile qui per i bimbi, visto che tutto costa meno; le valigie da cominciare anche se pensare di dover essere dall'altra parte dell'Oceano adesso mi metto un filo di ansia, più che normalmente; il Francese che molla definitivamente la tetta e io invece vorrei non dover pensare che non allatterò più un bimbo, ma vorrei solo tenerlo così, attaccato a me fino ai suoi 18 anni!!
Sto gestendo la mia quotidianità come al solito, ma sinceramente non so come faccio, perché non riesco a concentrarmi su niente e la cosa diventa pericolosa quando sei il taxi di famiglia e gestisci tre bimbi al di sotto dei 6 anni...
Datemi un secchio, voglio vomitare!

giovedì 26 gennaio 2017

Di angioletti e pipì

Viaggio verso Udine di 10 giorni fa. All'ennesima volta che sento la domanda "ma da dove viene la pioggia?" decido di divertirmi un po' e mi invento una storiella dove la pioggia non è altro che la pipì degli angioletti e che quando invece fanno la cacca se è sucrèe viene la neve, se la fanno puzzona viene giù il ghiaccio.
I nani un po' ridono, un po' gridano dei lunghi "Nooooooo!!!", un po' ci credono; anche il Navigante è particolarmente divertito e la cosa ci tiene allegri per l'ultima oretta di viaggio verso casa mia.

Il giorno dopo, a tavola, la nonna spiega ancora una volta ai nani cosa il nonno è andato a fare in ospedale: che ha avuto un intervento, che gli hanno dato un fegato sano, che deve riprendersi perché l'operazione è stata lunga e piuttosto invasiva. Il Vitellino, ci guarda, ed esclama:
- Quindi se poi nonno va dagli angioletti, ci fa la pipì addosso?!?!
Alla nonna viene quasi un infarto e farfuglia un perplesso "Bè, spero non vada dagli angioletti...", io e il Navigante ci ribaltiamo dalla sedia per il tanto ridere e fatichiamo a spiegare alla nonna, ignara di tutto, cosa intendesse il Vitellino.

Sta cosa che il nonno è stato a rischio di "andare dagli angioletti" è rimasta molto impressa al Vitellino, ma non come qualcosa di brutto, semplicemente come un fatto quasi naturale, tant'è che nei giorni successivi l'abbiamo sentito esclamare, con tanto di voce particolarmente toccata:
- Oooooh miserda, povero nonno, che forse va dagli angioletti!!
Santa infanzia innocente...

PS: Miserda, perché voi lo sappiate, è lo storpiamento del mio Porca miseria...almeno spero