martedì 18 febbraio 2014

Cambiamenti: Italia VS Francia VS Spagna

Da quando sto con il Navigante ho già spiegato come i cambiamenti siano la nostra routine: si cambia casa, città, nazione ogni uno, due o massimo tre anni e di conseguenza si cambiano amici, conoscenti, necessità, stili di vita. Il cambiamento fa parte di noi e della nostra famiglia, questo è quello che vogliamo e ci piace, anche se a volte è un po' faticoso, soprattutto il non poter organizzare il tutto con un certo anticipo.
Mi sono però resa conto che questa nostra vita diciamo movimentata, mi mette in ansia quando la relaziono ai miei nani, ho paura di destabilizzarli, di non dargli la stabilità di cui hanno bisogno e le certezze con cui sono cresciuta io, sempre ferma nello stesso paese, nella stessa casa, con gli stessi amici. Razionalmente so che per loro invece questo tipo di vita sarà la normalità, sapranno relazionarsi a distanza con le persone care, sapranno farsi amici velocemente, potranno conoscere mondi differenti e questo non può essere che un bene per loro.
La mia ansia di mamma però non mi lascia tranquilla e discutendo con un'altra italiana che vive qui a Toulon, siamo arrivati a confrontarci riguardo a questo, in particolare confrontandoci con quello che invece i francesi pensano riguardo al cambiamento.
Il tutto è nato da un mio pensiero sulla esperienza della Au Pair: per noi è tutto molto positivo, anche troppo, tanto che i nani si sono affezionati a lei come fosse una sorella maggiore o una zia. Mi sto quindi chiedendo se è il caso in futuro di utilizzare di nuovo questa soluzione, rischiando di farli affezionare a persone che, dopo qualche mese a strettissimo contatto, non faranno poi più parte della loro vita o quasi.
Per i francesi invece cambiare au pair ogni anno è normale, come lo è anche cambiare ogni anno a scuola insegnanti amici, non rimanendo mai di fatto nella stessa classe, fin dalla prima elementare. Il cambiamento per i francesi è arricchimento, crescita, progresso. Come dargli torto? Come possiamo dire che si sbagliano, noi italiani, così ancorati fortemente a certe convizioni, alla nostra cultura, tanto da credere che ogni cambiamento possa essere dannoso o tutt'al più inutile? Come possiamo dire che il nostro sia il modo migliore di affrontare un mondo sempre più propenso al cambiamento veloce e immediato?
Gli estremi però non fanno mai bene e se da una parte vedo il nostro popolo rimanere ancorato tanto da rischiare di andare a fondo durante la prima tempesta, d'altra parte vedo un popolo, quello francese, capace di adattarsi e assolutamente incolume all'ansia da cambiamento, ma vedo anche un popolo che non riesce a creare legami davvero forti nemmeno con la famiglia d'origine, un popolo a cui interessa il proprio orticello e il resto non importa, un popolo che cambiando in continuazione non riesce a trovare un filo conduttore comune in nessun campo.
E poi penso agli spagnoli, fortemente legati al loro passato, anche più di noi, dove ancora resistono le famiglie con 12 figli, dove ci sono ancora le classi agiate, la monarchia, i militari di rango superiore che fanno mondo a sè, restii anche solo a mettere in discussione la loro routine, la loro vita, le loro convinzioni, anche le più ignobili come la corrida. Per loro semplicemente il cambiamento non è contemplato e se deve avvenire è senza dubbio l'ultima spiaggia, qualcosa di obbligatorio, non si destabilizzano, non si agitano nè si stressano (e quando mai loro??) però l'adattamento ecco non è propriamente il loro forte, se possono evitano il cambiamento come la peste.
E l'unica cosa che mi viene in mente è che in medio stat virtus, che in fondo il cambiamento può essere positivo o negativo, ma che non è nè il male nè il bene assoluto, è solo un momento specifico in una vita fatta di tanto altro. Questo lo so per certo se si tratta di me, ora devo solo imparare che vale anche se si tratta dei miei nani ;)


Con questo post partecipo al blogstorming di questo mese di genitoricrescono.

16 commenti:

  1. x la mia esperienza i francesi sono gentilissimi cortesissimi ma non si danno mai con generosita' a fondo come facciamo noi nell'amicizia. per questo gli viene piu facile passare oltre

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    1. Sì, ne parlavo qualche post fa di questa estrema cortesia dei francesi, alle volte mi mette ansia!
      Comunque io ho ancora pochi contatti, le mie sono solo prime e sparute impressioni. Vedremo fra un paio d'anni cosa ne uscirà...

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  2. Io sono dalla parte degli spagnoli, perché in fondo io sono più tradizionalista, odio cambiare; qualsiasi cosa: tranne se necessario.
    Sono olandese//svedese: ed io sono fedele alla monarchia olandese//svedese! (Penso che la pensino così tutti i cittadini di questi 2 stati:)
    Ariane

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    1. Ecco i popoli del nord mi mancano, spero di riuscire a conoscerli un po' più a fondo, secondo me conoscendo il mio carattere, ci starei bene.

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    2. Un consiglio: magari potresti passare un weekend con i tuoi figli (e magari tuo marito) in questi posti.
      Io ho giá visitato Oslo, Copenaghen, Helsinki e Reykjavik.
      L'Aia é dove vivo, e Amsterdam ci vado ogni giorno per lavoro.
      E Stoccolma l'ho giá visitata, anche perché é dove sono nata nel 1977. Anche i miei figli sono nati a Stoccolma: una nel 2012 e l'altro nel 2010. Invece mio marito é nato a L'Aia.
      Comunque ti consiglio di farci un giro: sono proprio bei posti! :))
      Naturalmente di monumenti e musei non ce ne sono molti come a Roma (che dove ti volti c'é sempre un monumento/musei.. interessante).
      Ariane

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    3. Già visitato Oslo, Bergen, Stoccolma, Helsinki e Rovaniemi. quello che mi piacerebbe è un periodo più lungo di una vacanza, ossia un'esperienza da expat vera e propria ;)

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    4. Allora i posti che ti posso consigliare sono quelli del Centro-Nord Europa.
      Ariane

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    5. Quelli mi mancano, ma prima o poi...

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  3. Io e mio marito abbiamo vissuto tutta la vita nella stessa città in cui siamo nati quindi quando leggo le tue storie penso sempre ci voglia tanto coraggio a ricominciare da capo in posti così lontani ma che alla fine si acquista una capacità di guardare il mondo con molta più disponibilità.
    Sono certa che saranno ottime basi anche per i tuoi bambini.

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  4. Io ragiono da italiana, e la penso esattamente come te: fosse per me ogni 2-3 anni cambierei nazione... ma loro? Boh... chi ci è passato da piccolo dice che non è una bella vita, da bambini, cambiare così spesso. Tanto come fai sbagli! Allora tanto vale vivere felici e seguire la propria natura. loro seguiranno la propria quando avranno l'età giusta

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    1. Pollice verso! Sono d'accordo, anche se poi a pensarci mi sale un po' di ansia...però è vero come la fai sbagli quindi!

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  5. caspita, sai quante volte ho pensato di andare altrove? praticamente tutti i giorni! non nel paesino di fanco, ma in un'altra nazione. invece non ci siamo mai riusciti: per ora il nostro destino ci ha tenuti ancorati a Milano, dove siamo nati e cresciuti ma che non sentiamo nostra. Ho provato ad andare in Africa, in Canada e in Europa...il vero problema è sempre stato il lavoro (di mio marito). Chissà, magari un giorno toccherà anche a noi vivere da expat! per ora pensiamo di "emigrare" in un'altra cittadina, e questo già ci sembra qualcosa!
    Però non mi ci vedo a cambiare posto così di frequente: expat si, mi ci vedrei, però sempre in un posto, un posto che possa diventare il nostro posto!

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    1. Però con il tuo lavoro sarebbe facile, no?
      Però che coraggio, io con tutti quei figli non so se affronterei un trasferimento!

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    2. In teoria per me soprattutto in Europa ed in Africa non dovrebbe essere troppo difficile. Poi io sono ancora specializzanda quindi riuscirei a muovermi tramite le università. Il grosso problema è il lavoro di lui e senza il suo lavoro non si può proprio fare!

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  6. Io penso che i cambiamenti arricchiscano senza però perdere di vista "le radici".
    La famiglia e gli affetti sono pilastri e per fortuna oggi c'è modo di tenersi in contatto e vedersi anche se non si vive vicini.
    Poi i tuoi bambini hanno l'arricchimento delle lingue che gli apriranno nuove prospettive in futuro.
    Quindi io non mi preoccuperei: l'amore che gli regali ogni giorno unito all'affetto di chi vi è stato e vi è vicino geograficamente e non solo faranno il resto!!:)

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