giovedì 4 febbraio 2010

Secondo spermiogramma

Passate le vacanze, si torna alla normalità.
Le seconde analisi di mio marito sono state leggermente migliori delle prime (vedi questo post), pare che l'integratore preso abbia avuto l'effetto desiderato, ossia aumentare la motilità e la vitalità degli spermatozoi, portandole poco al di sopra dei valori di riferimento.
Anche la quantità continua ad essere al di sopra dei valori di riferimento, mentre le anomalie (ossia la così chiamata teratozoospermia) sono ancora elevate, ma non disastrose. Insomma un eiaculato non eccellente, ma in grado comunque di fecondare.
Come ci aveva detto l'urologo, mio marito farà altri tre mesi di SperGin Q10 dopo una pausa di tre mesi e alla fine un altro spermiogramma.

Nel frattempo le fumate bianche continuano sebbene il mio ciclo pare essersi normalizzato, ma è anche vero che rapporti mirati o accortezze del genere sono andate sempre più scemando. Dalla mia gravidanza molare e dal relativo periodo di astinenza finito a marzo 2009, è passato praticamente un anno senza che sia successo proprio nulla (anche se devo dire che sono stati mesi davvero stressanti) e ci stiamo organizzando per passare allo step successivo.
Il giorno del mio compleanno abbiamo la prima visita al centro fertilità della mia città e, in quei giorni, speriamo di riuscire ad avere un appuntamento anche con il centro di Klagenfurt, Sterignost. Ho letto diversi commenti molto positivi su quest'ultimo e poi, se proprio devo fare questa cosa, non la farò certo in Italia, vista la schifossissima legge che sono riusciti a fare!

Ma di questo parlerò più avanti e come sempre aspetto i vostri commenti!

giovedì 14 gennaio 2010

Esami ormonali: prolattina alta.

Dopo varie visite ginecologiche sono stata mandata a una visita endocrinologica, come raccontavo in questo post, e sono tornata con gli esami in mano: ormoni ok (tant'è che questo mese il ciclo è arrivato preciso e quasi puntuale...mannaggia!), marker della celiachia nella norma, prolattina lievemente alta, ma a quanto sembra niente di preoccupante.

A quanto sembra, infatti, la prolattina alta potrebbe essere uno dei motivi che portano a scompensi nel ciclo e quindi infertilità, oltre che a problemi con l'annidamento embroniale.
A parte il risultato dell'esame del sangue alcuni dei sintomi classici dell'iperprolattinemia sono seno gonfio e dolente, cefalea recidivante, secrezione di latte dai capezzoli, oltre che alla suddetta amenorrea. Vi sono anche dei segni ecografici nelle donne in età feconda quali: utero un pò più piccolo della norma, endometrio tendente al sottile (1mm - 3mm) di aspetto lineare e iperecogeno, ovaie piccole di aspetto omogeneo, con pochi follicoli, tra l'altro piccoli (max 5 mm) oppure policistosi ovarica e infine anche se piuttosto raramente anche idrometra.

Esistono inoltre gli adenomi e microadenomi ipofisari prolattino secernenti, ma in questi casi si hanno valori di prolattinemia notevolmente alterati rispetto alla norma, ossia livelli oltre 100 ng/ml a fronte di un valore normale tra lo 0 e i 20 ng/ml. Se il valore è solo leggermente alterato può essere semplicemente colpa di uno stress e spesso proprio a causa del prelievo del sangue; in questo caso si esegue un esame con l'agocannulla che permette più prelievi sequenziali evitando l'effetto "stress da buco", così chiamato.

In gravidanza invece la prolattina è un ormone necessario e i suoi livelli possono raggiungere (e superare) i 300 ng/ml. Se nel caso siano state fatte terapie antiprolattinemiche, appunto per far scendere i livelli di prolattina e rimanere incinta, è sufficiente interromperle appena ci si accorge di essere in gravidanza, in modo da evitare conseguenze sul feto o sull'andamento della gravidanza.
Piccolo dettaglio per quanto riguarda la pillola anticoncezionale (così come pure il cerotto e l'anello anticoncezionali), che tende a far aumentare i livelli di prolattina, motivo per cui la cefalea aumenta o compare con la sua assunzione.

E' infine da ricordare che anche negli uomini è presente la prolattina e il suo innalzamento porta impotenza copulandi (difficoltà nell'erezione) e coeundi (alterazione dei parametri seminali, diminuzione della capacità fecondante dello sperma), oltre che ad un visibile aumento di volume della ghiandola mammaria.

Per quanto mi riguarda, invece, anche i problemi ormonali sembrano non essere il problema al raggiungimento del sogno. Aspettiamo quindi il secondo spermiogramma, con un occhio già al terzo step...

mercoledì 23 dicembre 2009

16 and pregnant e il Natale fanno un brutto effetto.

Sto guardando "16 and pregnat" su Mtv. E fra un paio di giorni è Natale.
Combinazione fatale, non c'è che dire e questo non fa altro che farmi pensare e ripensare che avrei potuto avere un bimbo di circa sei mesi, penso che continuo a non rimanere incinta e per non pensare a tutto questo mi butto sul passato quello remoto, mi lancio nei rimpianti facendomi del male come quelle adolescenti che si fanno i tagli sulle braccia. Solo che io li faccio dentro di me, invisibili agli altri.
Patetica.

E penso che se fossi rimasta incinta a 16 anni ne sarei stata contenta, volere un bambino è l'unica cosa che ho sempre sognato, altro che abito bianco e principe azzurro. Ma come sarebbe stata la mia vita? Mio figlio adesso avrebbe 10 anni...non so, proprio non è una situazione che riesco a immaginarmi. Troppo brava ragazza per fare questi errori, troppo spaventata dal fare qualsiasi tipo di errore perchè pensavo chissà cosa capitasse.
E ora invece mi ritrovo qui a pensare che sarebbe stata meglio a 16 anni piuttosto che stare qui a 26 anni avendo il terrore di non poter portare a termine una gravidanza in modo normale.

Non parliamo poi del Natale. Io lo vivo con la spensieratezza di un bambino e mi chiedo quanto sarebbe bello poter trasmettere tutta questa gioia che mi sento dentro a un piccolo esserino che del mondo deve imparare tutto. E poi un secondo dopo mi chiedo se davvero sarei pronta a essere mamma.

Ma è davvero così complicato avere figli? E' davvero così difficile tutt questo?
Evidentemente sì...
Buon Natale a tutti...

giovedì 10 dicembre 2009

Visita endocrinologica numero uno.

Oggi visita endocrinologica, passo successivo verso...bhò.
Dopo quattro semplici chiacchiere (qual'è il problema, quando l'ultimo ciclo...insomma ste cose qua), l'endocrinologo mi ha prescritto ovviamente gli esami del sangue: ormoni tiroidei, prolattina e un paio di altre cose per vedere che non sia celiaca. Devo farli il 28 dicembre per vedere se questo mese ho ovulato.
Se è tutto ok e la tiroide non c'entra, mi ha consigliato il centro fertilità perchè "sono già passati due anni e non serve a niente perdere ancora tempo"...grazie al cielo, pensavo di non sentirla mai sta frase! Ero stufa del solito "Sei giovane, devi solo aspettare che sia il momento giusto", anche se da una parte mi ha spaventata.

Infatti non so se sentirmi sollevata per la sua sincerità o avere una paura pazzesca del significato di centro di fertilità, non so se devo iniziare a preoccuparmi adesso per il prelievo del sangue o per quello che andrò a scoprire, non so cosa mi riserva il mio futuro e questa è la parte peggiore.
Ma sono stanca davvero, di questo sono sicura; sono stanca e sfiduciata sul fatto che non si capisce la causa di niente e tutto questo sta togliendo ogni romanticismo e ogni naturalità nel cercare un figlio. Mi sta togliendo la felicità di fare un test di gravidanza, la felicità di fare l'amore con mio marito per cercare un figlio, la voglia di fare una famiglia...

Insomma sono abbastanza depressa da fermare probabilmente ogni possibile ovulazione e abbastanza spaventata da non voler fare nessun esame, per la paura di ritrovarmi tra qualche mese a farne a migliaia prima dell'inevitabile fecondazione assistita.
Non voglio essere assistita da niente e da nessuno, voglio solo fare l'amore con mio marito e rimanere incinta come succede a tutte le donne intorno a me. Al primo colpo e senza aborti e gravidanze molari e quant'altro.
Stasera sono proprio depressa, ma dicono che succede, che passerà.
E intanto arriva Natale, godiamocelo...

venerdì 4 dicembre 2009

Il futuro in un viso di un bimbo adottato...

Ho sentito di una signora che dopo sedici anni...e dico SEDICI ANNI...è riuscita a rimanere incinta per la prima volta...con la fecondazione ovviamente...e l'ha perso, oserei riscrivere ovviamente.
Mi è venuto il panico, il panico totale di vedermi a quarant'anni in una situazione del genere, anche se io sono ancora giovane, anche se io in fondo una volta sono già rimasta incinta anche se non è andata a finir bene.
Ma mi sono impanicata lo stesso.
E poi stasera ho visto quel cartone animato della Walt Disney, I Robinson, e ho iniziato a pensare che non voglio passare il resto dei miei anni ad aspettare qualcosa che non arriva, quando nel mondo ce ne sono a milioni di bimbi che aspettano che qualcuno li adotti e che hanno bisogno di tutto questo amore e affetto che non vedo l'ora di dare.
Sono giovane è vero, non ci sono grandi problemi direte voi e forse con una fecondazione in vitro potrei farcela anche al primo colpo. E magari tenterò, cercando di vincere le mie paure sulle siringhe e sulle operazioni in genere (sarà per questo che vedo sempre telefilm di medici, per vincere questa mia fobia?!...che poi per metà tempo tengo sempre la mano davanti agli occhi...vabbè dovrei farci un blog, mi consiglierebbe qualcuno...), ma ci voglio provare e pensare concretamente lo stesso.
A luglio facciamo tre anni di matrimonio, tempo legale per poter chiedere un'adozione e manderò la domanda sia per quanto riguarda un'adozione nazionale, che una internazionale.
Non so perchè ho voluto scrivere qui questa mia intenzione, così tanto tempo prima. Forse per vederla nero su bianco e non solo fluttuare nella mia mente, o forse per avere il parere o il consiglio di qualcuno su questa mia decisione. Mi piacerebbe tante conoscere esperienze di altri e mi piacerebbe davvero che qualcuno mi dicesse che sto facendo una c@##@ta o, invece, la scelta migliore di questo mondo.
E' che vorrei tanto un bambino da coccolare, un bimbo da consolare e crescere e amare, un frugoletto che giri per casa e me la metta sotto sopra...e se proprio non vuole arrivare dal mio grembo, perchè dover impazzire dietro medici e ormoni e rapporti mirati?
Mi chiedo se sia troppo impaziente...
Ma non voglio dover dire tra sedici anni: e se l'avessi fatto tanto tempo fa?

Grazie a chi legge queste mia parole al vento, a chi legge questi miei dubbi e a chi magari volesse dirmi che ne ha o ne ha avuti altrettanti!

domenica 29 novembre 2009

Gravidanza molare

Come già detto in un paio di precedenti post, l'anno scorso ho subito un raschiamento dovuto ad un aborto per sospetto di mola parziale.
Come penso tutti quanti, io non avevo assolutamente idea di cosa fosse, quindi mi sono documentata il più possibile e cercherò di riunire qui ciò che ho appreso, in modo da aiutare qualcun altro. Per chi fosse particolarmente sensibile, è sconsigliata la lettura di questa pagina.

Partiamo dal presupposto che questa patologia è piuttosto rara, in Europa e America si presenta infatti nello 0,1% dei casi (lo so, sono particolarmente fortunata...). Più alta invece è l'incidenza in donne che già sono state colpite da questa patologia (1,25%), anche se, nella maggior parte dei casi, si tratta di anomalie genetiche del concepito talmente sporadiche che solo in una piccola percentuale, sono residenti in uno dei coniugi e, quindi, il rischio di ricorrenza è aumentato.
La gravidanza molare, detta anche mola idatiforme, vescicolare o patologia trofoblastica gestazionale, è causata da uno sviluppo anomalo della placenta che presenta delle cisti piene d'acqua (idatiforme deriva da “hydatid”, che significa appunto questo).
Una mola idatiforme inizia quando l’ovocita viene fecondato, ma ad un certo punto della gravidanza, di solito mai oltre il terzo o quarto mese, parte della placenta (i villi coriali, o trofoblasto) inizia a produrre cisti piene di liquido, o vescicole che si sviluppano rapidamente e dalle dimensioni variabili (dalla punta di uno spillo a un piccolo chicco d’uva).
Le gravidanze molari possono essere:
- complete, quando il bimbo non si sviluppa, la placenta si impianta e crescono molte piccole cisti piene di fluido;
- parziale, quando invece il bimbo inizia a svilupparsi, ma non può sopravvivere e spesso viene assorbito tra le vescicole che continuano a svilupparsi.
Ancora non si conoscono le cause che portano a questa patologia, se non che avvengono soprattutto in donne che hanno più di quarant'anni o meno di venti.

Per quanto riguarda i sintomi, invece, la gravidanza molare è caratterizzata da un'eccessiva produzione dell'ormone della gravidanza (le famosissime beta HCG); questo causa ovviamente nausee più forti e vomito frequente, a cui si aggiungono perdite ematiche e una pressione più alta del normale, tutti sintomi che comunque possono presentarsi in una gravidanza normale.
La conferma viene data solo dall’ecografia, che riscontra innanzitutto un utero più grande per le settimane di gestazione calcolate, oltre che duro al tatto e dolente, inoltre il battito cardiaco del bimbo non si sente, mentre già dalla dodicesima settimana dovrebbe sentirsi.
Molte donne fanno un’ecografia attorno alla diciottesima o ventesima settimana e questo solitamente conferma l’eventualità di una gravidanza molare, altrimenti se non si sentono calci del bambino intorno alla ventiduesima settimana si dovrebbe sospettare qualcosa.
Io me ne sono accorta davvero molto in anticipo, per fortuna. Avevo fatto il test il giorno prima, anche se già avevo forti sintomi (nausee soprattutto, come da manuale!), e mi sono accorta di avere delle piccole perdite marroncine, quindi sono subito andata all'ospedale. Siccome era molto presto con l'ecografia non si vedeva molto, quindi sono stati soprattutto i due esami del sangue, a distanza di due giorni uno dall'altro, che hanno confermato la diagnosi. Solo nella seconda ecografia, fatta con il secondo prelievo si notavano delle vescicolette, ma erano davvero impercettibili e solo la biopsia dopo il raschiamento ha confermato essere una mola parziale.
L'impatto psicologico è stato devastante ovviamente, forse più di un semplice aborto, perchè oltre al lutto per la perdita del tanto ricercato bimbo, ho dovuto aggiungere la paura per una recidiva, l'attesa di mesi prima di poter tornare alla normalità, oltre alla mia pesante fobia verso i prelievi del sangue...insomma non si può davvero immaginare cosa abbia passato e cosa ancora sto cercando di superare.
Ma passerà, dicono...

I rischi di una gravidanza molare sono diversi. Innanzitutto può accadere che prima che la mola venga individuate, durante la rimozione o subito dopo la rimozione, vi siano forti emorragie improvvise. Spesso l'emorragia è causata dalla perforazione dell’utero, che accade quando il tessuto placentare è profondamente impiantato nella parete uterina e si ha difficoltà nel rimuoverlo. L’ulteriore crescita di tale tessuto (mola invasiva) può quindi aprire la parete uterina e causare emorragia interna.
Il rischio peggiore però è quello che si verifichi un corioncarcinoma o ‘tumore trofoblastico gestazionale’, dopo la rimozione chirurgica della mola. Per le donne che hanno avuto una mola completa l’incidenza di questo tumore è di circa 3-5% , mentre per le donne che hanno avuto una mola parziale è del 0.5% circa.

Per quanto riguarda invece la cura della gravidanza molare, l'unica cosa da fare è un intervento per rimuovere la mola tramite svuotamento della cavità uterina (isterosuzione o raschiamento di cui abbiamo parlato qui).
Circa il 10% delle donne richiede ulteriori interventi per prevenire una recidiva delle cisti e del tumore, evidente se le analisi non tornano normali, a cui generalmente si aggiunge la chemioterapia. Circa il 90% delle donne sottoposte a chemioterapia guarisce totalmente, rmanendo anche fertile, con l'unica prescrizione di dover aspettare almeno dodici mesi dalla fine della cura prima di riprendere la ricerca di un bimbo, per ridurre il rischio che il bimbo venga danneggiato a causa della chemioterapia. Inoltre è raccomandabile ripetere le analisi delle urine e del sangue dopo la nascita del bambino, per assicurarsi che i livelli ormonali siano tornati alla normalità e che la gravidanza molare non recidivi.

Dato che le cisti molari possono riformarsi ed espandersi, e data la piccola possibilità che il tumore si ripresenti, bisogna aspettare un po’ prima di riprovare ad avere un bambino. Quanto tempo aspettare dipende dalla gravità della gravidanza molare e, soprattutto, da quanto velocemente i test sul sangue ritornano normali (le beta HCG rimangono infatti alte anche dopo la rimozione chirurgica). Possono normalizzarsi entro sei mesi o anche entro 2 anni dopo l’intervento di rimozione; io sono stata fortunata in questo, forse perchè la mia è stata una semplice mola parziale, oltre che scoperta molto presto: a ottobre, infatti, ho fatto il raschiamento e a fine gennaio avevo già gli esami del sangue a posto, però ho ricominciato a provare, con scarsi risultati, a rimanere incinta da marzo (in anticipo, perchè la dottoressa aveva detto da aprile).
Inoltre contraccettivi ormonali, come la pillola, possono accrescere i rischi, dopo una gravidanza molare, quindi bisognerebbe usare i contraccettivi a barriera, come il diaframma o il preservativo, finché le analisi ritornano normali e anche per un po’ dopo.
Assolutamente farsi guidare dal proprio ginecologo per qualsiasi decisione!

Le informazioni sono state tratte dai siti mammeonline.net e da medicinasalute.com, oltre che dalle numerosissime esperienze personali su forum e blog. Interessante anche questo sito, anche se davvero molto molto tecnico, dove si trovano diverse altre pagine con informazioni a riguardo.
Come sempre ringrazio chiunque voglia dire la sua o correggere qualche errore.

lunedì 23 novembre 2009

Aborto e raschiamento, solo routine?

Ho avuto finalmente il mio primo commentino su questo blog, da una (presumo) lettrice che è voluta rimanere anonima. Solitamente non mi piacciono e tante volte nemmeno accetto commenti anonimi, ma quello che lei mi ha scritto mi ha fatto tornare alla mente i brutti momenti passati e non solo per la situazione che stavo vivendo.
Ma partiamo dall'inizio. Settembre 2008 rimango incinta, non faccio il test per scaramanzia fino a quando mio marito torna da un periodo passato fuori per lavoro. Al suo ritorno quindi lo saluto con un "Ciao papà" dopo un test positivissimo fatto la mattina, ma è praticamente l'ultimo momento di gioia che viviamo per questo avvenimento tanto desiderato.
Il giorno dopo inizio a vedere delle perdite e corriamo all'ospedale: ecogravia transvaginale e classico prelievo del sangue, che per me però è tutto fuorchè una passeggiata in quanto ho un vero e proprio terrore, soprattutto quando mi viene fatto nell'incavo del braccio, punto che non voglio mi si venga nemmeno toccato. Trovo comunque un'infermiera che tenta di capirmi ed essere comprensiva con le mie lacrime a fiumi (avevo capito che quella gravidanza non sarebbe andata a buon fine, sebbene non ci fosse la certezza) e il mio terrore degli aghi.
Torniamo dopo due giorni, seconda ecografia, che mi conferma l'aborto, e secondo prelievo stavolta sono molto più nervosa e l'infermiera non è la stessa: mi tratta come una bambina, mi sgrida e non capisce "tutti i miei piagnistei", non vuole nemmeno farsi dare il cambio dall'altra che impietosita da me, le dice di voler fare lei il prelievo. Risposta seccata "NO! Se lo fa fare da me senza discutere!"...no comment! Io ero totalmente sconvolta per il ricovero immediato, che non reagisco quasi, ma tuttora ho una rabbia incredibile verso quella persona. Il giorno dopo comunque è programmato un raschiamento piuttosto urgente vista la natura particolarmente pericolosa dell'aborto, di cui farò un post specifico, e le cattive sorprese non mancheranno.
Vengo portata quindi in una stanza sola, e se non fosse per il Navigante rimasto al mio fianco praticamente sempre, non avrei visto anima viva per due giorni: vengo lasciata infatti senza padella (non vi dico come il Navigante ha dovuto arrangiarsi...) e con l'impossibilità di muovermi prima dell'intervento, programmato per le undici, ma eseguito all'una. Vengo visitata solo una volta e lasciata andare a casa il giorno dopo con 37,5° di temperatura...questi i due dettagli eclatanti, ma l'intero soggiorno è stato da dimenticare e fortuna che eran solo due giorni!
Non parliamo poi del tatto con cui vengo trattata prima, dopo e durante l'intervento: io ero terrorizzata e sconvolta allo stesso tempo e sembravo semplicemente una cosa inanimata su cui eseguire determinate procedure, nessuna è venuto a parlarmi o a rassicurarmi e sono rimasta in una stanzona ad aspettare per un bel po', affianco a delle stanze dove vi erano delle partoriente...che scelta di cattivo gusto! Quando poi mi hanno riacompagnato in camera sono usciti a vedere se c'era qualcuno con me e non hanno aspettatto nemmeno il tempo necessario per far sì che il Navigante arrivasse alla porta che se ne sono andati lasciandolo lì come uno scemo. Sono arrivata in camera da sola, infatti, con solo tante tante lacrime in corpo e nessuno con cui parlare o sfogarmi; lui è arrivato mezz'ora dopo avermi cercato per mezzo ospedale e chiedendo a ottomila infermieri dove mi avessero portato.
Contate poi che non ero in Italia, ma probabilmente uno degli Stati con più attenzione verso la famiglia di tutta l'Europa, ossia la Spagna. Trattata davvero come un numero e senza un minimo di comprensione verso la persona e la determinata situazione, ancora mi chiedo come potessero essere così insensibili. Io capisco che il raschiamento è ormai una procedura standard, ma non capiscono quanto può essere doloroso, hanno solo una minima idea di quello che può voler dire per una donna a livello psicologico?
Io penso che debba essere contemplato almeno un aiuto psicologico per le donne che come me devono affrontare quest'operazione e si trovino in uno stato di difficoltà come mi sono trovata io. Ammetto che per me è stato quasi più traumatico tutto questo, che l'idea di aver perso il bambino. Solo ora, dopo più di un anno, mi sto effettivamente rendendo conto di aver perso un figlio, di aver subito un lutto e che questo sia molto peggio che tutto il corollario appena descritto. Certo tutto questo non ha di certo aiutato e sono ancora indignata a sentire che il mio non è un caso isolato e che questa sia semplicemente "la routine" per chi ti deve visitare e accudire per quei giorni.

Non vorrei tediarvi ancora e quindi chiudo qui questo discorso, sottolineando come sempre che ogni esperienza diretta, ogni dettaglio, ogni commento è sempre ben accetto.