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lunedì 13 giugno 2016

Cicale

Questo giugno qui in Francia fa decisamente pietà, dopo una primavera all'insegna del vento anche l'inizio di giugno non voleva essere da meno, così, a parte qualche giornata sporadica, l'estate calda da giornata al mare ancora non si vede (e l'anno scorso che invece ero incinta e pativo il caldo c'erano 35°!).
Però ieri mattina uscendo di casa c'era qualcosa di diverso, no il vento c'era sempre e anche alcune nuvolacce passeggere, ma il tutto con un sottofondo musicale: le cicale! E quando arrivano le cicale in Provenza è arrivata l'estate! Quel rumore continuo è e sarà per sempre un ricordo indelebile delle mie estati francesi, dei momenti belli e dei momenti brutti.
Sono le cicale che ricordo quando, ancora prima di venire a vivere qui, ci siamo fatti una settimana a cercare casa; me ne ricordo una in particolare stranissima dove entravi al primo piano, nel corridoio delle camere per intenderci, e scendevi poi nella cucina e nel salotto, immersa in una pineta fantastica che emanava un odore incredibile e il rumore delle cicale era così forte da non riuscire quasi a parlare.
Sono le miriadi di cicale dell'anno scorso quelle che hanno accompagnato la mia gravidanza e che sbucavano dappertutto facendo ridere i bambini, un po' meno me e mia madre.
E' il rumore delle cicale che mi ricorderà le giornate al mare e la siesta del dopo pranzo, i pomeriggi caldissimi da passare o con il condizionatore o lontano da casa, lo scarno orticello che ogni estate cerco di far crescere sotto l'enorme pino che ci fa ombra in tutto il giardino, le visite di parenti e amici (vorrai mica non fare un giro in Costa Azzurra a sbafo??), il relax delle vacanze...
E sono le cicale in ceramica da appendere al muro, uno dei tanti souvenir di queste zone, che mi porterò nella prossima vita (Roma?) il prossimo anno, quelle che se ci passi davanti imitano il verso delle cicale vere e che riempieno gli scaffali di ogni supermercato o negozio di souvenir appena inizia la stagione turistica. Kitch, ma impensabile non averla!
Mi sono sentita stranamente rilassata appena mi sono resa conto dell'arrivo delle cicale, anche se continua a tirare un vento della Madonna e di caldo estivo manco l'ombra, sono arrivate le cicale, tanto mi basta!

...iniziamo già a fare i nostalgici e devo vivere almeno ancora un altro anno qua...ANNAMO BENE!

venerdì 11 dicembre 2015

Quello che non mi aspettavo mentre aspettavo

Volevo spendere qualche parola sul mio parto e sui giorni in ospedale, un po' per spiegare com'è la sanità qui in Francia, un po' per imprimermi ancora di più quelle ore.
Ero un po' spaventata da come sarebbero andate le cose, la Francia è uno dei paesi più medicalizzati d'Europa e io quello che volevo era un semplice parto naturale, volevo essere lasciata stare, non volevo intromissioni e, conoscendo il popolo, un po' rigido e poco incline all'ascolto dell'altro, mi vedevo già distesa sul lettino in posizione ginecologica a soffrire e poi chissà magari finire con il cesareo! Dimenticavo però che la Francia è anche il paese della Libertè e non avrei mai pensato di quanto fosse per loro importante questo concetto, fino a che non l'ho vissuto sulla mia pelle.
Sono arrivata sabato all'ospedale dopo due giorni di contrazioni prodromiche sempre più fastidiose, per la visita post termine. L'ostetrica, che mi ha spiegato per filo e per segno quello che avrei "subito" durante la visita, mi ha chiesto diverse volte se ero d'accordo nel fare lo scollamento delle membrane (in Italia quando me l'hanno praticato non mi hanno nè chiesto, nè tantomeno spiegato, se non a cose fatte, cosa sarebbe successo).
Dopo essere uscita dall'ospedale non ho fatto in tempo a comprare quattro cose per cena e a varcare la soglia di casa che ho ripreso la giacca e siamo ritornati sui nostri passi: le contrazioni erano forti e non volevo che i nani mi vedessero soffrire. Ovviamente all'ospedale mi hanno fatto la visita per vedere la dilatazione e attaccata al monitoraggio; ho chiesto di non stare distesa sul lettino e sono stata accontentata potendo stare seduta sulla palla, così come hanno aspettato il momento giusto per visitarmi, ossia tra una contrazione e l'altra e sempre dopo mio consenso (anche nelle pochissime visite successive). Mi hanno chiesto se volevo l'epidurale e quando ho detto no, mi hanno guardata meravigliate e dopo un po' è arrivata la dottoressa per chiedermi il consenso ad assistere al parto, evidentemente non sono abituate a un parto naturale gestito in toto dalla gestante.
Dopo una mezz'oretta attaccata al monitoraggio mi hanno lasciato libera, hanno abbassato le luci e ci hanno lasciato soli. Da qui il travaglio è stato fantastico, potevo muovermi liberamente, sentire e gestire le contrazioni, parlare con il Navigante...mi sembrava di gestire il tutto fin troppo bene e infatti credevo di andare avanti tutta la notte. Ogni tanto, ma molto raramente, arrivava l'ostetrica per chiedermi come andava, se avevo pensato a come volevo partorire, ma non mi disturbavano più di tanto, fino a che una contrazione più forte delle altre mi ha rotto il sacco amniotico.
Ero in piedi ed è stato strano, per la prima volta vedere le famose "acque". Da qui le contrazioni sono state fortissime e lo spingere era ormai una necessità sempre più forte. Il Navigante è stato da quel momento parte integrante del parto, mi sorreggeva (visto che ero in piedi e spingevo un po' tenenedomi a un mobile e un po' accucciandomi) e mi aiutava con le parole e il francese (in quel momento non riuscivo ad essere molto concentrata!), le ostetriche e la dottoressa quasi non sono intervenute finchè non mi hanno visto un po' in difficoltà e mi hanno suggerito di cambiare posizione.
Alla fine, sempre con l'aiuto del Navigante, sono arrivata fino al lettino e ho finito il travaglio a carponi, posizione che mai avrei pensato di tenere. A parte un momento di panico in cui sembrava non potessi più spingere tra l'uscita della testa e le spalle, tutto è andato talmente alla perfezione che non ho fatto nemmeno un punto. E la cosa più bella sono stati i ringraziamenti ricevuti per "il bellissimo parto" a cui le ostetriche e la dottoressa avevano assistito.
Due ore in sala parto con il mio Francese sulla pancia, allattamento iniziato subito, la naturalezza di sapere cosa era successo, cosa stava per succedere, la non sorpresa e quindi la gioia di poter assimilare il tutto, gestire le emozioni, godermi ogni attimo senza la paura di quello che capiterà.
Ecco il mio fantastico parto naturale che mai pensavo di avere in Francia, in un ospedale di cui sentivo solo critiche, ma dove il personale è giovane, dinamico e dove mi è stato permesso di avere poi una stanza singola con bagno dove poter stare con il mio bimbo e anche con il Navigante, che non aveva restrizioni di orario, ma che anzi poteva usufruire di una poltrona letto con tanto di lenzuola e prima colazione.
Anche il soggiorno è stato davvero rilassante, niente colazione alle sei di mattina, prese di temperatura (a parte la prima notte, ma io ho partorito alle nove di sera) a orari assurdi, visite mediche continue per me o per il bimbo, tutto sempre secondo i miei ritmi e quelle del Francese.
Tante spiegazioni, tanti consigli, indirizzi e numeri di telefono utili per farsi seguire nel post parto, una fotografa che passa per un servizio fotografico completo al bimbo che se vuoi puoi acquistare dopo averlo visionato con calma e previo download gratuito di una fotografia, campioncini, medicine, pannolini, varie ed eventuali anche se richiesti nella lista dell'ospedale venivano comunque poi forniti (ma non ciucci o vestiti, quelli ne sono completamente sprovvisti).
Ah, la gigoteuse però è obbligatoria e assolutamente da utilizzare ben chiusa per una questione di sicurezza (le coperte potrebbero finire sul viso del neonato e soffocarlo...vabbè, noi italiani siamo terzo mondo per loro mi sa!), quindi il Navigante è dovuto andare a comprarla di domenica mattina e fortuna che eravamo sotto Natale ed i centri commerciali erano tutti aperti!
Insomma mai potrò dimenticarmi questi giorni e, caspita, mai avrei pensato di doverlo dire, ma grazie ai francesi e al loro rispetto per la Libertè!

venerdì 4 dicembre 2015

Il Francese

E alla fine è arrivato: il nostro Francese!
Sabato scorso dopo lo scollamento delle membrane predetto, in circa 3 ore e mezza mi sono ritrovato un altro vitellino tra le braccia: 4430g x 53cm! A me se non sono grandi non piacciono, ok?!?
E' stato un parto davvero esemplare, che ho gestito benissimo fino alla rottura delle acque, camminando, parlando, spingendo contro il mobile quando era il momento della contrazione...poi basta non ho capito più niente e dopo quaranta minuti mi sono trovata a pancia in giù sul lettino dopo aver partorito a quattro zampe, cosa che mai avrei immaginato, e senza nemmeno un punto!!!
E' stato perfetto, le ostetriche e la dottoressa, che ha voluto assolutamente essere lì, mi hanno ringraziato per averle fatte assistere a un parto così bello.
Nemmeno una settimana e sono già bella attiva, cercando di gestire un nano appena nato e gli altri due, cosa che non è affatto facile, ma mi rende felice! E vedremo...

giovedì 26 novembre 2015

Non news

E' giorni che volevo scrivere, ma tra una cosa e l'altra ho sempre rimandato, poi il commento di Aurora su questo post mi ha fatto innanzitutto ridere, poi mi ha un po' obbligato a darvi qualche news. Che poi news non sono perché, come gli altri miei figli, anche numero tre ha deciso di farsi attendere fino alla fine!
La quarantesima settimana è ormai quasi alla fine, visto che sabato è alle porte e questo significa che dovrò chiamare all'ospedale nel caso fossi ancora con panza appresso, mi verrà fatta una visita e probabilmente verrà praticato lo scollamento delle membrane, manovra non particolarmente simpatica che ho provato con il Vitellino e che ha lo scopo di staccare meccanicamente (ossia con un dito) le membrane dell'utero da quelle fetalli. In questo modo il corpo inizia a produrre prostaglandine oltre a stimolare attivamente le contrazioni e quindi a far partire o accellerare il travaglio. Normalmente è una manovra che viene eseguita solo se l'utero è già un minimo dilatato, sennò non ha quasi mai riuscita.
Ho riso per il commento, perché la domanda tipica di chi mi vede ai corsi di francese è "Tu es encore là!?!" (Sei ancora qua?!?) e la risposta è sono qua, siamo qua, stiamo bene e sinceramente per la prima volta non ho nemmeno tutta sta ansia di far uscire numero tre. Non so se è il ricordo del parto del Vitellino (e guai chi mi dice che il dolore del parto si dimentica!) o il semplice fatto che in fondo non ho grossi fastidi in questo termine gravidanza, ma mi sa che sono l'unica a non pensare "ma ancora non è nato/a??".
Vabbè anche se nè io nè numero tre abbiamo fretta, ormai il termine è arrivato e tra una settimana sarà sicuramente tris-mamma...che solo a dirlo mi fa un'impressione!
A presto...stavolta con vere news!

venerdì 6 novembre 2015

Agli sgoccioli...(un po' di pippe ormonali)

Ovviamento dopo la fretta a 35 settimane, nano numero tre se ne sta beato in pancia e non credo uscirà prima delle 41+2 degno compare dei suoi due fratelli maggiori; ma volente o nolente al massimo tra qualche settimana sarà fuori. E dentro di me si affollano i soliti dubbi, le paure, le emozioni che solo una mamma in prossimità del parto può avere.
Penso a come questa gravidanza rimarrà impressa nella mia mente come la migliore e la peggiore di tutte, penso a come mi spaventa e rattrista pensare che sia l'ultima (o almeno questo sarebbe il piano) e non abbia potuto goderne appieno come avrei voluto e avrebbe meritato.
Perché la peggiore e la migliore insieme?
Bè ho fatto il test 10 giorni prima che il Navigante partisse per quattro mesi, mi sono quindi ritrovata sola a gestire un tumulto emotivo dove la paura che succedesse qualcosa a me, a numero tre, ai nani o al Navigante ne faceva da padrone. Non riuscivo a concentrarmi su altro se non paura, tristezza, senso di abbandono. Ho passato i primi mesi angosciata, per poi iniziare il secondo trimestre con una magagna fisica dietro l'altra, niente di grave, ma sempre sola e sentendo di non riuscire a gestire tutto. Poi è ritornato il Navigante e abbiamo dovuto affrontare una delle sfide peggiori di una coppia: il dubbio, la voglia che manca, la crisi; sono stati mesi lunghi, ancora pianti, un avvenire incerto, un nonno che muore, equilibri da ristabilire.
Ma in tutto questo non posso non ricordare la gioia di avere la pancia, una gravidanza liscia come l'olio, numero tre che sgambetta praticamente da sempre, facendomi ricordare che nemmenno volendo potrei essere sola, non lo sarò mai più dopo tre figli, niente fastidi collegati a questa pancia che crescendo mi fa sentire bella e che adoro accarezzare. Per gli altri non è stato così, ho odiato essere incinta da sempre, dalle nausee, i dolori, le pance immense che non mi facevano respirare, camminare, mangiare. Ho sempre detto che avrei preferito partorire mille volte, ma non farmi i nove mesi di gravidanza.
Ora invece non vorrei quasi staccarmi da questa pancia, non vorrei far uscire numero tre, vorrei che restasse dentro di me, per proteggerlo, per sentirlo ancora mentre scalcia e si muove, per non dover perdere questa sensazione di beatitudine che mi ha regalato.
Questa gravidanza, l'ultima, mi ha messo in pace con il mondo delle pance e quasi quasi mi fa ripensare alla decisione di fermarmi a tre, fortuna che il Navigante invece è sempre irremovibile ;P Perchè in fondo tre è un bel numero, un ottimo numero e va bene così. Però un velo di tristezza mi rimane, forse è solo una questione di ormoni o forse paura che una volta chiusa questa porta non mi rimanga più niente per cui sognare, per cui lottare, per cui vivere.
Perchè a 15 anni volevo due cose: vincere le Olimpiadi e avere tre figli...sto per raggiungere uno dei miei sogni, è una sensazione strana, come quando arrivi alla fine del Cammino di Santiago. L'obiettivo è Santiago, ma il Cammino è quello che conta sul serio.
Il dopo...il dopo spaventa un po'...

giovedì 29 ottobre 2015

Paese che vai, valigia per l'ospedale che trovi

Ovviamente dopo la paura di dover partorire in aeroporto, a svariate centinaia di km da casa e senza uno straccio per numero tre in valigia (leggasi post precedente), la prima cosa che ho fatto appena arrivata a casa, oltre alle quindicimila lavatrici post viaggio e post cambio lenzuola, è stata la valigia per l'ospedale...Sì bè ovvio non era pronta, ma ormai l'avrete capito che sono una mamma cialtrona no?!
Quindi armata di santa pazienza ho tirato fuori la borsa che ho usato per gli altri due (una borsa vecchia, del Navigante, che ormai è la mia valigia per i parti!) e ho iniziato a leggere la lista dell'ospedale che la sage-femme che mi ha seguito per tutta la gravidanza (qui se la gravidanza è fisiologica si può scegliere se farsi seguire da un ginecologo o da un'ostetrica) mi ha passato.
Ok body ci siamo è internazionale...6-8 mi paiono un po' tantini ma tant'è...pigiama 6 stesso discorso, calzini vabbè giusto perchè me li richiedono ma io non li ho quasi mai usati nei pigiama coi piedini...bavaglini in spugna 6, mi paiono un filino eccessivi, ma ok...asciugamani, ma non li lavano loro? Però fin qui, ci può stare tutto, invece iniziamo con le cose strane: termometro per neonato? E scusate sto in ospedale e devo portarmi il termometro? Vabbè...pannolini 3-5kg, cotone per neonati (per cosa? e soprattutto è diverso dal cotone per gli adulti?) vabbè io sono stata abituata bene, in entrambi gli ospedali passavano tutto...gigoteuse?...brassiere? Aiuto google immagini vieni a me!!! Sacco nanna e gilet?!?!
Ok, scusatemelo, ma io gilet non ne ho mai usati (mi fanno pure un po' schifo...) e l'unico sacco nanna che mi sono fatta regalare per la Belva è stato usato una sola volta, troppo scomodo per cambiarli e allattarli di notte, quindi ora che si fa? Io sono italiana mi spiace per voi e vi beccate una giacchina dei completi due pezzi e una coperta normalissima in pile, vedete un po' voi come dovete fare!
Passiamo a quello che serve per la mamma: camicie da notte e ci siamo, crema per mettere sui capezzoli SE si allatta (a qui ti danno la libertà scelta? In Italia se non ci provi nemmeno ti mettono al patibolo!!), reggiseno per allattamento (mai usato, poi all'ospedale tette assolutamente libere grosse com'erano mancava solo stringerle in un reggiseno!), mutande a rete e pannolini per il post parto (io mi porto le mutande tipo Tena lady, dite che mi controllano?), termometro elettrico (no vabbè, ma è un vizio?!), vestaglia (in questo ospedale deve fare un freddo bacucco), asciugamani e guanti per lavarsi (guanti?!?!?!?!?), beauty case con tutto il necessaire e infine - udite udite - per il travaglio e il parto un vaporizzatore d'acqua!!!
Ora...io sarò pure cialtrona e rustega....MACHEDAVERO?!?!Altro che valigia per l'ospedale, qui sembra che devo stare via un mese, perchè in tutto questo non vi ho scritto le quantità, soprattutto per i vestiti del neonato...
Ok in ospedale mi odieranno, già lo so, visto che ho fatto un bel po' di testa mia, ma almeno ho la scusa: ah vabbè ma quella è italiana!!!!...che non so mai se sia un'offesa o un complimento, facciamo finta che sia un complimento và!

domenica 25 ottobre 2015

Per numero tre il viaggio era troppo noioso...

Dopo una settimana dai suoceri, una giornata solo per noi ad Ostia, scofanate di pizza, mozzarella e yogurt di bufala...proprio mentre siamo sul treno per Fiumicino sulla via del ritorno, numero tre ha deciso che anche lui/lei aveva diritto a farsi sentire.
E quindi sono partite contrazioni prima ogni dieci minuti, poi ogni cinque e infine, ormai arrivati a Fiumicino, ogni due. Ok, no panico, Fiumicino ha un pronto soccorso proprio fuori dal terminal 1, caso mai vi servisse, e quella sera c'era pure una ginecologa reperibile.
Sono dilatata, il dito passa e tocca la testa di numero tre, vengo trasferita al PS di Ostia dove mi fanno un monitoraggio che conferma le contrazioni, che però sono brevi e non efficaci per farmi dilatare ancora. Ovvio non mi consigliano il viaggio, ma di certo non sono da ricoverare (e quello, ormai al terzo figlio, lo sapevo anche io).
Ma siamo bloccati ad Ostia per la notte, a 35+5 settimane di gravidanza, con due bimbi che non capiscono cosa succede, quattro bagagli in croce e ovviamente niente per numero tre che pare voler nascere in Italia.
Dopo il sonno però le contrazioni sembrano essere meno frequenti e anche meno forti, decidiamo di partire verso casa, in treno (e non vi dico quante ORE di ritardo abbiamo accumulato in due giorni!), un viaggio che dividiamo in due fermandoci a Genova, dove quantomeno mi consolo con la focaccia di Recco, dopo due giorni di digiuno...eh sì, perché le contrazioni sono iniziate in concomitanza con un virus intestinale che mi ha portato vomito e diarrea e che ha contagiato un po' tutti, solo che io ovviamente sono quella che è stata peggio!
Siamo tornati a casina nostra con circa 500 euro in meno in tasca, una sfaticata pazzesca per tutti e numero tre ancora in pancia, con prodromi che continuano (ma tanto ormai ho sforato le 36 settimane), meno accentuati certo, anche se fare qualsiasi cosa è davvero una faticaccia .
Sicuro adesso nascerà in ritardo...solo i miei figli possono rompere ancora prima di nascere!!!!!

lunedì 12 ottobre 2015

Il famoso pezzo di carta...

In tutto il marasma dell'organizzare una semplice trasferta a casa dei suoceri, una delle cose più importanti che hanno rischiato di far saltare il tutto è stato l'agognato pezzo di carta che dice che sono in grado di volare, documento che viene richiesto da alcune compagnie aeree (di solito le low cost) per donne incinta dal secondo trimestre circa fino a poco prima del nono mese.
Io, come già accennavo nel post scorso, viaggio a cavallo tra la trentacinquesima e trentaseiesima settimana di gravidanza, limite ultimo per i voli Ryanair. Il foglio deve essere firmato non prima di due settimane dalla data del volo di ritorno e io sono arrivata fino all'ultimo secondo perchè l'ostetrica che mi segue ha detto che sarebbe stato meglio che me lo firmasse chi mi faceva l'ecografia del terzo trimestre, mentre l'ostetrica che mi ha fatto l'ecografia mi ha detto che deve firmarmelo chi mi segue.
...ok...
E non è che abbia problemi! La gravidanza segue un corso normale, il bambino è grande con un peso stimato al parto intorno ai 4kg (Vitellino bis!), ho un po' di liquido in più del normale all'ultima eco probabilmente a causa delle dimensioni del feto (e anche qui...Vitellino bis!), ma ormai so a cosa vado in contro.
Oggi per scrupolo l'ostetrica prima di firmarmi sto benedetto foglio ha voluto farmi una visita al collo dell'utero (e farmela lunedì scorso no????) che è lungo, ma pervio al dito (come la Belva!) e quindi mi ha fatto un po' di storie, ma alla fine me l'ha firmato.
Manco dovessi andare a fare trekking sull'Hymalaya!!! Devo solo andare a spanzarmi di pizza e mozzarella di bufala!!!!! Quante storie! E poi, lo so, come sempre pur avendo tutti i segnali premonitori per un parto quantomeno pretermine...arriverò alla fine e anche oltre!!!!! >.<

lunedì 21 settembre 2015

Ci sei, giuro che lo so!

Di questa gravidanza ho parlato veramente poco, un po' perchè mi sono concentrata su altro, un po' perchè davvero non ho molto da dire. Una pancia educata, non quelle cose abnormi avute in precedenza, un panza che non infastidisce, pochi chili presi, pochi sintomi, se non tante tante lacrime (ma mica tutte a causa della gravidanza...), devo dire che solo alla fine del settimo mese ho iniziato ad accusare il colpo con fortissima pubalgia e la pancia che ha deciso di uscire tutta in un paio di settimane, facendomi ricordare tutto in un momento perchè ho odiato le mi gravidanze.
Numero tre è sicuramente il meno calcolato e più bistrattato dei miei figli in gravidanza e quindi ha deciso di farmelo ricordare iniziando a muoversi come un pazzo, giorno e notte, facendo sembrare che dalla mia pancia possa uscire da un momento all'altro un Alien.
Comunque volevo dirti, nano/a numero tre, che lo so che ci sei, anche se non ti calcolo e so anche che ti sei ritrovato uno stress addosso che mai potresti capire, so che ci sei e ne sono felice come mai non lo sono stata. Perchè le altre gravidanze mi hanno sempre spaventato, perchè La Belva era la prima e non sapevo dove sbattere la testa e il Vitellino è arrivato così veloce da non essermi nemmeno resa conto di essere mamma per la prima volta; tu invece arrivi e mi sento pronta e sicura come non mai, anche se la mia vita ha rischiato...o forse rischia ancora...di andare in frantumi, quello che so è che saprò essere la miglior mamma possibile.
Quindi potresti cortesemente smetterla di prendermi a calci da mattina a sera?!?

lunedì 25 maggio 2015

Non riuscire a rialzarsi

Il periodo non è decisamente dei migliori. Dopo tre mesi di lacrime ormonali, ho iniziato il secondo trimestre di gravidanza con una settimana di antibiotici per una laringo-bronco-tracheite e ieri sono finita in pronto soccorso per un attacco di orticaria.
Un attacco di orticaria, sì, che è iniziato sulla chiappa destra è passato su quella sinistra e poi su tutte le gambe, fino ai piedi e non vi dico il prurito di quest'ultimi com'è stato. L'ipotesi è che in spiaggia ieri mattina mi abbia punto qualcosa o abbia toccato qualcosa che mi ha scatenato tutto questo.
Ho dovuto prendere almeno ieri sera del cortisone, ma il mio senso di colpa mi ha impedito di andare a comprarlo oggi per la cura di tre giorni che mi avevano consigliato. La pelle comunque è tornata normale, forse solo un po' più sensibile e quindi preferisco non imbottirmi.
In tutto questo il Vitellino non me ne risparmia una e io non riesco a gestire la mia rabbia, la mia solitudine, la mia stanchezza. Urlo e mi partono le mani e i sensi di colpa.
Non so cosa fare, vorrei andare a casa e stare con mia madre, vorrei avere qualcuno che si prenda cura anche di me, ma i bimbi hanno le feste di fine scuola, la prima gita della Belva e tante belle cose, ma non una madre in grado di fare la madre decente.
So che è solo un periodo e che dovrei rimboccarmi le maniche, ma se continuo a star male e a non dormire quanto mi serve (visto che i nani tendono a svegliarsi molto molto presto) non riesco nemmeno a rialzarmi. La au pair è certo un aiuto, ma non abbastanza, non nelle condizioni in cui sono adesso.
Scrivo per pensare, scrivo perché mettere nero su bianco mi aiuta a fare brainstorming e per sentire un po' di voci esterne. Non è decisamente uno dei miei migliori periodi...

sabato 16 maggio 2015

Ci sono!

Sono stata assente tanto tempo.
Siamo andati due settimane dai nonni, durante le cosiddette vacanze di primavera. Mi sono rilassata, perchè tra Au pair e mia mamma, non è che avessi tutto sto gran da fare, se poi aggiungiamo che non ho praticamente mai cucinato, mi chiedo ancora come non mi sia mortalmente annoiata. Invece sono stata decisamente e stranamente molto bene, mi sono goduta l'amore della famiglia, mi sono innervosita, ma non abbiamo avuto grossi litigi, il che è davvero sorprendente.
E poi mi sono ammalata, un forte fortissimo raffreddore. Non volevo tornare a casa, farmi 8 ore di macchina partendo alle 4 del mattino, tornare in Francia, sola, di nuovo (Au pair non conta, averla intorno mi ricorda solo che non ho intorno il Navigante...poraccia!) e pure mezza acciaccata. Passerà, mi sono detta, ci vogliono ancora cinque giorni al rientro. Invece sono peggiorata, mi è venuta la tosse e poi la febbre, ma sono dovuta partire perché dovevo tornare per l'ecografia di fine primo trimestre.
E sono arrivata a casa acciaccatissima, con la febbre alta e il medico che quando mi ha visto ha fatto una faccia davvero preoccupata, così io che non prendo mai farmaci mi sono vista rimpinzare di cose tra cui l'antibiotico, in gravidanza! Ma proprio tutte sto giro!
E perciò sono andata a fare l'eco con la febbre, l'antibiotico e una paura fottuta. Ne sono uscita con la febbre, l'antibiotico e una trentina di foto dell'ospite vivo e vegeto. Ma non ho avuto il tempo di godermele perché sono piombata a letto per svariati giorni e santo il momento in cui ho deciso di avere l'Au pair.
Ora sono risorta, più o meno, dalle sbrume di questa tremenda settimana, in cui tra parentesi mi si è azzottato il computer, da solo, mentre era spento da più di quindici giorni e fortuna che Au pair è informatica: me l'ha smontato e fatto l'inventario di tutti i pezzi che posso vendere, almeno ci ricavo qualcosina. Per ora sono con il portatile del Navigante.
Questo in soldoni quello che è successo in queste settimane, tralascio le paturnie, le lacrime, il mio rifugiarmi nel mio telefilm preferito (che tanto per martoriarmi un po' mi sto rivedendo dall'inizio), Au pair che per fortuna c'è, ma non è che sia esattamente il massimo e me la faccio andare solo perché sta qua un altro mesetto e basta, e poi i giorni contati perché arrivi luglio e quindi arrivi mia madre, il caldo, le vacanze e il Navigante, e soprattutto i nani ingestibili, che vogliono un padre, non solo una madre stanca, ammalata, incinta e nervosa, che sentono la sua mancanza in maniera profonda, che non fanno altro che ricordarmelo e che non mi risparmiano in nessuna occasione.
Prima che partisse mi dicevo: sono sopravvissuta una volta e quindi ce la farò una seconda, ora penso che se ci riprova ad andarsene così a lungo ancora mi trasferisco a casa di mia madre...pensate come sono messa!!!!

sabato 18 aprile 2015

Parliamone và!

Vabbè dai, non è che posso proprio far finta di niente, anche se potrei benissimo passare per un'accanita bevitrice di birra! L'ospite c'è e ho visto il suo cuore battere questa settimana, quindi smettiamola di far finta di niente, almeno un minimo, anche perché nessuno prenderebbe sul serio un'accanita bevitrice di birra con i jeans premaman!
Quindi martedì ho fatto un'eco di datazione e si è scoperto che l'ospite è comparso il 28 febbraio, data del rientro del Navigante da una settimana in Bahrein, giusto un mese prima della sua partenza. Il suo arrivo è previsto il 21 novembre, giusto per rovinarci i piani che ci eravamo fatti per il nostro decimo anno di coppia (20 novembre)...sarebbe mica figlio mio se non scassasse i maglioni in qualche modo!
Per ora sintomi non pervenuti, se non momenti di stanchezza, ma che potrebbero comunque esserci, e uno stato di angoscia e depressione che mi sta facendo vivere, se possibile, ancora peggio questa partenza del Navigante.
Passo le giornate sull'orlo del pianto, tanto per capirci. E guardo la nuova Au Pair con misto di odio e fastidio, perché la sua presenza mi ricorda costantemente l'assenza del Navigante (poraccia, non sa cosa vuol dire avere a che fare con i due nani, me e i miei ormoni sballati!).
Sono molto molto giù e faccio davvero fatica a venirne fuori, nel frattempo i giorni passano, la panza cresce e fra un po' tutto questo sarà alle mie spalle. Ma nel frattempo mi tocca viverlo e non è per niente piacevole.

domenica 15 marzo 2015

La vita che va avanti e scoprire di non essere pronti

Ci sono sogni, ci sono desideri e la vita che ci si crea in testa.
E poi c'è la vita vera con le sue regole contorte, ci sono ostacoli, scorciatoie, lunghe strade noiose o avventure dietro l'angolo.
Infine tutto è infarcito di emozioni. E spesso le emozioni stridono con quello che succede, spesso si è felici in un momento difficile oppure spaventati, arrabbiati, tristi davanti a un desiderio che si è realizzato o potrebbe realizzarsi.
Una volta, dopo aver visto quelle due linee colorarsi di rosa, avrei urlato al mondo quello che mi capitava, le emozioni, la gioia, la paura. Ora sono completamente, totalmente bloccata, un piccolo pezzettino di ghiaccio che non sa proprio cosa pensare. Mi sono intestardita di voler scrivere qualcosa qui sul blog per condividere quello che sento, per sfogarmi e far sentire altri meno soli, ma sto facendo una fatica impressionante, forse perché mi vergogno dei miei sentimenti.
Ho una faccia da funerale e vivo come se da un momento all'altro tutto debba finire, sto organizzando la mia vita non intorno alla gravidanza, ma intorno alla sua fine, cerco di non pensarci affatto, ma anzi mi soffermo più sulle difficoltà ("Ma come farò con tre? Sarà stata la scelta giusta? Non sono un po' egoista a volerne avere un altro? I viaggi ora saranno più difficili e dispendiosi...") che sulla magia che un nuovo membro porterà nella nostra famiglia, a quella non ci riesco proprio a pensare perché il pensiero successivo è SE ci sarà un nuovo membro. E poi sono arrabbiata, con me e con la natura che mi ha fatto passare quello che ho passato, rendendo questo sogno un incubo da cui scappare, e ovviamente spaventata perché devo affrontare tutto da sola, o per lo meno la parte più difficile (il Navigante torna quando io, se tutto andrà bene, avrò già fatto la morfologica).
Comprendo razionalmente che questi sono tutti meccanismi di difesa che prendo per non dovermi troppo affezionare, perché ho paura di dover soffrire di nuovo e che il restare sola per i primi 4 mesi di gravidanza non aiuta. Ma d'altro canto mi rendo conto che devo fare qualcosa per uscire da questo circolo vizioso, sia per me, che probabilmente sto affrontando l'ultima gravidanza della mia vita (vada come vada), che per questo esserino che si sta formando dentro di me e che ho cercato e voluto con tutta me stessa.
Scrivere è il primo passo, lasciare perdere la scaramanzia del "parliamone solo quando saremo in zona sicura" (perché esiste una zona sicura?), riconoscere davanti a me stessa e a tutti gli altri che sono incinta ancora, per la quinta volta (anche perché se non lo riconosco io, ci penserà a breve il mio corpo che inizia già a prendere la forma O__o), è il modo che sento mi permetterà di lasciarmi andare. O almeno spero...
Ma se tutto questo non dovesse aiutare me, spero almeno aiuti qualcun altro nella mia stessa situazione, facendolo sentire meno solo di fronte al guazzabuglio emotivo di una gravidanza dopo un aborto e soprattutto facendogli capire che non è l'unico a provare quello che sta provando. Perché questi sono solo gli strascichi del lutto appena subito, non ci si deve vergognare, né sentirsi in colpa, perché un aborto è un colpo forte, a qualsiasi epoca gestazionale sia avvenuto, e una successiva gravidanza potrebbe mettere a dura prova i precari equilibri raggiunti.
Ecco, questo è quanto. Avrei dovuto partorire fra qualche settimana e invece sto affrontando i dubbi e le paure di una nuova gravidanza, l'ultima che mi concedo, perché di gioia ne ho avuta tanta, ma anche di dolore e credo di non poterne francamente più. Accompagnatemi in questo viaggio, sosteniamoci a vicenda e vediamo cosa ne esce.