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giovedì 20 gennaio 2022

Mi rifaccio viva, ma sempre con cattive notizie

Ho un po' abbandonato il blog, ma proprio non ho avuto né la forza né il tempo, tant'è che mi sono accorta di un commento solo ieri (grazie @LaSpettinata).

Non è stato solo un lungo inverno (che stiamo zitti, ma deve ancora finire), ma è andato pure di male in peggio! Ho lasciato un novembre di malanni e sono entrata in un dicembre di dad e cattive notizie, che non sono neanche terminate con il nuovo anno.

Intanto DAD come se non ci fosse un domani, non si è salvato nessuno dei tre, ma non lamentiamoci che per ora almeno non siamo mai stati positivi...

Poi viaggio in UK da mia sorella e mia madre (che è partita il 5 dicembre, quindi sono rimasta sola più del solito) annullato per i troppi contagi che c'erano lassù a dicembre. Abbiamo raffazzonato un Natale qua, noi e mia zia, con qualche visita sporadica di amici e poi dopo mille tentennamenti siamo partiti con il camper una settimana dopo Capodanno.

Bello, direte, vi sarete rilassati! Un kaiser visto che uno degli ultimi giorni ricevo una chiamata di mia sorella che mi avverte che mia madre è in ospedale!! Un casino che non sto nemmeno a spiegare, l'hanno ripescata per i capelli, tutto nato da un'infezione alla cistifellea che si è allargata anche a diaframma, polmoni, un po' fegato e reni. Ora è a casa di mia sorella, ma ancora non sappiamo come continuerà sta cosa e quando potrà tornare in Italia, nemmeno come in realtà, se aereo o se la dobbiamo andare a prendere con il camper.

Ho avuto poi tra Natale e Capodanno diversi problemi di gestione del Vitellino, di cui magari potrei parlarne meglio, comunque alla fine ci siamo rivolti al consultorio familiare e vediamo come va.

Mio marito è rimasto in ferie fino alla settimana scorsa e la cosa mi ha dato un po' di respiro, ma ho ricominciato subito di gran lena questa settimana con una DAD, molte incazzature per come la scuola l'ha gestita, il Bastian Contrario bannato dall'asilo causa raffreddore e io che mi sveglio di notte con gli attacchi di panico.

Insomma andiamo alla grande!

lunedì 25 novembre 2019

Periodaccio...

Non riesco a scrivere, non riesco proprio a trovare il tempo tra il piccolo (com'è normale che sia nei primi tempi), le lavatrici impossibili da far asciugare per sto tempo di bip che non ci ha lasciato in pace per settimane e tutta una serie di sventure capitate una dietro l'altra.
A partire dal Navigante che è partito due settimane, quindi è venuta mia madre, ma dopo una settimana è dovuta rientrare perché la sua mamma, la mia nonna, la bisnonna dei miei figli, colei che mi ha cresciuto e a cui sempre dicevo per scherzare "nonna tranquilla, l'erba gramigna non muore mai!" quando lei affermava che non avrebbe mangiato il panettone quest'anno...bè LEI, ci ha lasciato, questa volta davvero non mangerà il panettone, o meglio lo farà lassù insieme a un bel gruppo che in questi ultimi anni si è ben infoltito.
In 4 anni ho perso 3 nonni e il papà...sono francamente stanca di andare in chiesa per dei funerali, anche se per questa morte non me la sento di essere triste più di tanto dato che è morta nel sonno, senza soffrire, nel suo letto quando ancora era attiva e vitale. La morte che tutti sogniamo e che lei meritava più di tutti.
Quindi mia madre è partita in treno, io ho richiamato il Navigante e abbiamo fatto un tour de force di due giorni per andare al funerale. Rientrati ci siamo goduti il primo weekend libero da impegni rugbisti e siamo andati ad Arezzo per i mercatini di Natale (Arezzo bellissima, ma i mercatini...bof direbbero i francesi!), facendo fare la prima uscita in camper al Bastian Contrario.
Ma siccome mainagioia è sempre in agguato, mentre stavano ritornando a casa io ho iniziato ad avere i brividi e il seno dolente: principio di mastite un'altra volta, solo per aver messo il reggiseno per due giorni! Fortuna che il Bastian Contrario ciuccia che è una meraviglia (l'ho pesato venerdì...6,61kg!!) e riesce a sbloccarmi la situazione in fretta, anche se la sofferenza c'è eccome, come la febbre e la debolezza.
A casa insomma volevo solo farmi la doccia bollente, bere un brodino caldo e infilarmi nel letto, ma il Francese ha ben pensato di tirarsi il piatto di brodo addosso e provocarsi una bella ustione di secondo grado! Quindi il Navigante l'ha portato ieri sera al PS e stamattina in chirurgia ricostruttiva, mentre io accompagnavo i due grandi a scuola con 38.7 di febbre.
Alla fine è un'ustione di secondo grado, ma superficiale, ma significa comunque 10 giorni di antibiotico e una settimana almeno a casa senza scuola e sport. Ah, e il Navigante parte domenica per tre giorni a Tolone e io sarò sola con tutti i nani.
Altro!?!

venerdì 15 giugno 2018

Casa

Sono a casa di mia mamma da quasi una settimana ormai, mentre lei è in clinica per la riabilitazione post operazione protesi all'anca; il Navigante tornerà oggi per il weekend, ma per il resto vivo in questa casa sola con i miei figli. Una situazione piuttosto rara, credo in vita mia di essere rimasta sola in questa casa assai poco, forse un paio di volte prima di andarmene definitivamente, quando mia sorella era andata già a convivere e io ero ormai maggiorenne, quindi i miei viaggiavano senza portarmi con loro.
Passo da una stanza all'altra, mi muovo nel buio, metto a posto, apro luci, cerco cose...faccio tutto senza nemmeno pensare e quando trovo qualcosa di diverso rimango molto stupita, come se questo fosse un mausoleo dove non è permesso spostare nulla. Devo dire che questa trasformazione da casa a mausoleo è cominciata con la partenza mia e di mia sorella, alcune stanze hanno cominciato ad assumere un aspetto congelato nel tempo e quando per esempio abbiamo cambiato i letti (per prendere dei letti a scomparsa per quando arriviamo con i bimbi) il risultato è sempre un po' strano. Ora che mio padre è morto, quasi tutta la casa sembra congelata: mia madre è spesso da me o da mia sorella, quando è a casa vive davvero poco tutti questi metri quadrati. Perché poi questa casa è davvero enorme, me ne accorgo quando decido di fare una semplice scopata tra cucina e sala, interminabile!
Ma questa per me è l'unica abitazione che considero CASA. Ho ancora qui la residenza, ho ancora qui casse di oggetti o vestiti, ho ancora qui le mie coppe e le mie medaglie, come quel set di tazzine da caffè che avrei spostato in casa mia prima o poi, ho ancora qui un tronchetto della felicità che mi aveva regalato mia madre quando vivevo in capitaneria di porto e che le ho lasciato per i miei e poi nostri spostamenti. Ed è qui che i miei figli si sentono davvero a casa, chissà poi perché, visto che non ci hanno mai vissuto se non per brevi periodi.
E questa sarà casa nostra davvero, dopo che mia madre avrà diviso i beni tra me e mia sorella, allora sarà il momento per scongelarla e trasformarla in qualcosa di vivo.
Tutto è nato dalla morte di mio padre e dal desiderio di mia madre di vendere la casa: troppo grande, troppo vuota. Non potevo pensare di vendere la casa dove è nato mio nonno, dove è nata mia mamma, dove ho vissuto per 21 anni.
Abbiamo deciso quindi di dividere la casa in due, di fare un piccolo appartamento nella zona garage/lavanderia per mia madre e rimettere a nuovo il primo piano per noi, per adesso o per la pensione. Le uniche parti che non verranno toccate saranno la taverna e la cantina, le due zone che racchiudono tutto quello che significa per me questa casa. Stiamo addirittura pensando a una piscina nella zona del giardino dove prima c'erano le viti di mio nonno e mio padre, ormai sradicate e diventate legna da ardere per Natale.
Stare qui mi aiuta a elaborare tante cose, ad affrontare il mio passato che ho lasciato scappando via a 21 anni. Ricostruire questa casa mette finalmente le basi per un futuro che unisca il mio passato e il mio presente. E finalmente quelle tazzine di caffè decorate con i quadri di grandi pittori saranno a casa mia!

lunedì 4 giugno 2018

Ansia, tempo e pensieri sparsi

Volevo scrivere un post sul camper, ma in realtà stasera sono in vena di confidenze un po' più profonde.
Oggi è iniziato un periodo da single che durerà fino a fine mese: il Navigante è partito per la Tunisia proprio l'ultima settimana di scuola, il che significa periodo di gite, saggi e recite, quindi nessuna possibilità di muoversi con lui. Inoltre mercoledì ricoverano mia madre per l'operazione all'anca, ma io non posso raggiungerla proprio perché siamo nella suddetta settimana di fine anno scolastico; appena finita questa settimana stracolma di impegni andrò e rimarrò fino a fine mese appunto.
Se il Navigante fosse stato qua molto probabilmente sarei andata su subito da sola, ma invece...Invece mi ritrovo qua sola e con un'ansia opprimente che mi schiaccia. Non posso muovermi e mia madre viene operata. Qualche mese fa è toccato a mia zia, la sorella di mio padre a cui sono molto molto legata, andare in ospedale per un'operazione alle ginocchia, non sono riuscita a salire nemmeno in quel caso ed è stato uno strazio.
Da quando è morto mio padre, ogni piccola cosa, ogni operazione anche se di routine, ogni piccolo problema di salute dei miei cari mi fa sentire questo peso sul petto che mi schiaccia, che arriva a livelli davvero insopportabili quando mi ritrovo impossibilitata a muovermi.
La vita che continua imperterrita, la vecchiaia delle persone a me care (mia nonna, l'unica rimasta dopo che ne ho persi due in 3 anni, ha 94 anni...non dico altro), la mia stessa età che comunque avanza, anche se sono giovanissima ovvio, e inizia a farmelo notare con segni e acciacchi prima inesistenti, questo scorrere del tempo che con tre figli non è decisamente facile ignorare (cioè, la Belva quest'anno fa 7 anni!! Cioè, 7 anni!!!)...non riesco davvero a darmi pace.
La lontananza associata a tutto questo non aiuta di certo, anzi, Mi sono stancata di non poter contare su nessuno se non su di me, di non poter condividere nulla con le persone che amo se non al telefono, di non avere nella mia quotidianità le persone che per me contano, di dover sempre cercare compagnie nuove, ma che so saranno provvisorie.
Ovvio che il Navigante è con me in quest'avventura, ma fino a un certo punto; del resto lui prende, parte, cambia lavoro, fa in qualche modo una sua vita completamente scollegata dalla nostra. E quando è scollegato da noi si può permettere di fare un po' come gli pare, non ha con sé tre nani da gestire.
Forse semplicemente mi sento un po' sola, forse semplicemente sto iniziando a fare i conti che la scelta di questa vita itinerante mi sta presentando, forse ho solo bisogno che cominci l'estate...

giovedì 11 gennaio 2018

Cupezza

Devo ricominciare a scrivere altrimenti non scrivo più. In realtà non so nemmeno cosa scrivere; non che non abbia da scrivere eh? Anzi...
Potrei parlare del viaggetto in Germania, per esempio. Ma se penso che non ho quasi accennato al mese fatto in Francia quest'estate...
O del rientro a Roma e tutto il casino tra lavatrici da fare, muffa ancora da pulire, routine che non riesco ancora a digerire.
Dei bimbi e dei loro capricci che non riesco a gestire.
Oppure potrei parlare di quanto queste feste siano state una continua pugnalata nello stomaco, delle mille lacrime versate e che il film Coco non è stata decisamente una buona idea nell'anno in cui è morto mio padre.
Ma non ho voglia di scrivere di tutto questo. Non riesco a uscire da questo buco nero e pessimista in cui la mia vita si è cacciata negli ultimi mesi e nemmeno scrivere mi aiuta, anzi mi pare di sottolineare ancora di più ciò che non va.
Solo che non riesco a parlare di altro, non riesco a far finta di niente, non riesco a ridere delle cose belle che ci sono.
Vorrei solo stare nel letto e dormire per tanto tanto tempo, senza impegni, doveri e scadenze. Senza nemmeno le cose belle. Solo io, i miei cuscini (dormo con tre cuscini :D) e il calduccio del letto.
Mi sa che sono un pochino depressa...speriamo che il ritorno della luce del sole mi aiuti...probabilmente in un'era passata ero un animale da letargo, altrimenti non si spiega questa saudade che mi prende in inverno.
Comunque niente, sono rientrata e sto cercando di riprendermi, ancora. Dal dolore di un padre morto e il primo Natale senza di lui. Da un trasloco davvero pesante da cui ancora non stiamo uscendo. E da una nuova routine che mi chiede un po' più di quello che riesco a dare. Ma giuro che ce la faccio, spero. Per voi, che sennò dovete continuare a sopportarmi così cupa.

mercoledì 6 dicembre 2017

Il Grinch

Più volte ho scritto di quanto adori il Natale, l'atmosfera, le decorazioni, il camino acceso della taverna a casa dei miei, il cibo, le chiacchiere, i regali.
Amo tutto del Natale e aspetto impaziente la mattina del 25, come un bimbo di cinque anni, come se ancora credessi nell'omone barbuto e vestito di rosso. Mi piace scartare i regali, mi piace comprarli e mi piace pensare per bene cosa comprare a ognuno.
E le decorazioni...oh le decorazioni...potrei comprare tutto! Potrei riempire l'albero, sempre troppo piccolo, con milioni di decorazioni colorate, luci, ghirlande, lavoretti fatti a mano. Potrei accendere milioni di candele profumate e riempire gli angoli di stelle di Natale, ma ne ho pietà e ne compro solo una, che tanto so non durerà più in là delle feste.
Ma quest'anno è diverso, quest'anno il Natale ha un retrogusto amaro e nemmeno fare l'albero è stato un momento di gioia pura, ma solo un fastidio: comprarlo, portarlo in casa, decorarlo. Non ho nemmeno messo le canzoncine come sottofondo, come ogni anno, l'ho liquidato velocemente una domenica rientrati da un pomeriggio in giro e in un'oretta prima di cenare l'abbiamo decorato, lasciando il resto per i giorni successivi, pezzetto per volta, mentre di solito facevo tutto in una giornata dedicata esclusivamente a quello. Mi sono sentita un po' in colpa, proprio quest'anno che la Belva e il Vitellino erano super partecipativi e il Francese inizia finalmente a capirci qualcosa, ma quest'anno va così, non riesco a sentire lo spirito natalizio, vorrei solo fosse già gennaio.
Il Navigante continua a chiedermi cosa voglio sotto l'albero. Questa domanda mi infastidisce e mi fa salire le lacrime. Innanzitutto odio che mi si chieda cosa voglio, stiamo insieme da 12 anni credo che puoi pensarci da solo e poi che cavolo di sorpresa sarebbe così? Non ha senso che io ti dica cosa voglio e tu me la fai trovare impacchettata sotto l'albero! Preferisco non avere niente.
Poi rifletto un secondo e l'unica cosa che vorrei non si può impacchettare, non si può ordinare su Amazon, non è possibile averla. E allora mi viene da piangere, ancora dopo tutti questi mesi.
Per me Natale è famiglia, famiglia allargata dai parenti più stretti, a quelli meno stretti, agli amici e quest'anno la mia famiglia ha subito due gravi perdite e una defezione, visto che non parlo con mia sorella da aprile, ma di questo non voglio proprio parlare, non m'interessa nemmeno sinceramente. Ecco, vorrei tornare indietro di un anno esatto e rimanere lì in quel dicembre 2016, ultimo Natale tutti insieme in quella grande taverna dall'odore di polenta e mandarini. Ma, come dicevo, non è possibile, quindi quest'anno sono un po' il Grinch. Io. Il folletto natalizio perennemente felice farà il Grinch. Con buona pace di tutti, figli compresi.
Che stia invece semplicemente maturando? O invecchiando scegliete voi...

martedì 10 ottobre 2017

Oggi è la giornata da legge di Murphy: se può andare male, lo farà.

Ci sono giornate che iniziano male, il nervosismo in questi giorni è scalpitante e basta poco per far scattare un litigio. Quando ti trovi a dover litigare con la tua "grande" ancora prima di sapere di essere sveglia, pensi che peggio non possa capitare.
Invece può.
Dopo aver mollato i due nani a scuola, mollo la borsa davanti, metto il Francese sul seggiolino, chiudo la porta e vado davanti. Solo che la porta mia non si apre e nemmeno tutte le altre. La macchina si è chiusa dall'interno e il Francese è dentro.
Ripeto: la macchina è chiusa e il Francese è dentro e io non ho nemmeno il cellulare, nella borsa insieme alle chiavi. Il terrore. Il panico.
Chiedo aiuto a una passante che mi presta il cellulare con cui chiamo i Vigili del Fuoco e con cui la signora intrattiene il Francese con dei video, nel frattempo si fermano altre persone, tra cui un meccanico che lavora in un'officina lì vicino. Cercano di aprire la macchina senza spaccarmi il vetro, ma anche se riescono ad arrivare alla maniglia della porta, essendosi chiusa la macchina dal telecomando (probabilmente si è schiacciato il pulsante mentre mettevo la borsa davanti), la macchina rimane chiusa. Alla fine devono spaccare il piccolo vetro triangolare che è sul davanti e raggiungere le chiavi con il fil di ferro, finalmente riusciamo ad aprire la macchina.
Arrivo alla creche completamente svalvolata e inizio a calmarmi solo dopo aver lasciato il Francese, che ovviamente sta una favola e non ha nemmeno fatto pipì. Ma ovviamente se la giornata inizia male...proprio quando sono vicino a casa, mia madre mi chiama e mi avverte che la nonna, mamma di mio padre, è morta. Niente di inaspettato, 94 anni da mesi allettata, era da una settimana nel letto che rantolava, ma diciamo che quest'anno e oggi in particolare, qualsiasi cosa è come sale sulle ferite. Tutto brucia, tutto fa male.
Perché i litigi, i capricci, le urla, i pianti, le giornate storte, la stanchezza, il Francese che ha deciso di iniziare a spannolinarsi (non adesso, non ora, non sono pronta...eppure "Mamma pipì!!!"), la cameretta dei bimbi che forse arriva, forse no, arriva ma senza una rete...insomma la vita di tutti i giorni, basta un attimo e può spezzarsi.
Cosa sarebbe capitato se il Francese fosse rimasto bloccato 20 minuti, ma non in ottobre, magari a luglio, sotto il sole? Cosa sarebbe capitato se gli fosse venuta una crisi isterica com'è successo qualche giorno fa (maledetti terrible two!) con tanto di rigurgito e io non avessi potuto aiutarlo?
E poi dolore, ancora dolore. Ancora morte. E pensare a mia zia che ha perso suo fratello e sua madre nel giro di 6 mesi. E odiare il fatto che lei sia morta a 94 anni, mentre mio padre non è riuscito ad arrivare ai 65. E sentire che tutto è troppo e che io sono sempre sola e che non ci riesco a tenere duro sempre.
Oggi va così. Domani vedremo. Ma giuro che non penserò mai più "peggio di così non può andare". Perché può ed ultimamente lo fa anche.

domenica 2 luglio 2017

Chi si ferma è perduto

Un'altra settimana intensa, di saluti ed emozioni.
Un pomeriggio di saldi con la mia amica/babysitter/donna delle pulizie nonché cena fuori per iniziare a dirci addio...iniziare per non finire mai perché davvero troppo difficile; e infatti torneremo a fare la deuxième demarque, ossia la seconda tornata di saldi dove quello che rimane viene ulteriormente scontato (vi ho mai detto che adoro i saldi francesi?!? Ah sì, ve l'ho detto...)...un altro pomeriggio insieme, un'altra cena con chiacchiere in libertà.
Ennesima cena di saluto stavolta solo tra straniere senza mariti al seguito, a cui ha partecipato anche la nuova "me", ossia la compagna del sostituto del Navigante; sono qua entrambi per qualche giorno alla ricerca di una casa e per sbrigare le prima formalità. Che periodo incasinato! E noi l'abbiamo fatto pure con due nani che in non facevano tre anni insieme!!
La scuola non è ancora finita, ci manca ancora una settimana, ma per le maestre dei due grandi (e non solo, hanno voluto a tutti costi anche fare il regalo alle due cuoche della mensa!) abbiamo già portato i regali, fatti rigorosamente da loro con l'aiuto della mamma: delle crostatine con la marmellata decorate con la pasta frolla intagliata nelle forme più disparate. Regalo scelto e voluto da loro, almeno io non ci ho dovuto pensare, cosa che invece mi tocca fare per la creche del Francese, a cui tra l'altro sono molto legata e quindi non voglio qualcosa di scontato...ci sto ancora meditando...
Non dimentichiamoci poi apéro dinatoire a schiovere, fatti pure all'ultimo minuto, cosa non proprio scontata qui. Ne ho uno anche stasera in spiaggia, cosa che adoro!
E come questa settimana ripeteremo la prossima e quella dopo ancora, ultime due settimane prima della nostra partenza con il camper, di cui non parlo per scaramanzia visto che il camper deve fare qualche lavoretto per passare la revisione. Comunque abbiamo in ballo davvero un gran bel giro...sono in fermento di riavere il mio camper pronto all'uso...dopo attenta disinfestazione, visto che sono più di due mesi che nessuno ci entra!
E infine due piccole emozioni scollegate al nostro rientro: la Belva che perde il suo primo dentino (...ma com'è possibile?? Quando è successo che siamo già arrivati alla soglia dei 6 anni??) e il concerto di Vasco Rossi ieri sera...per molti non avrà senso, per me Vasco è la mia infanzia, la mia adolescenza, le mie emozioni...avrei voluto esserci e anche mio padre avrebbe voluto essere lì in mezzo a 220.000 persone. Ho pianto quasi tutto il concerto e sono sicura che pure mia madre stava facendo lo stesso.
...domani è un altro giorno arriverà...

mercoledì 7 giugno 2017

Di essere soli e cercare di farsela andare giù...

Stamattina alle 6.30, mentre una mia amica, nonché fidata babysitter e donna delle pulizie, rimaneva a casa mia con i nani ancora addormentati (quasi tutti...il Francese ha deciso che svegliarsi alle 6 è molto divertente, ma poco salutare per la sanità mentale della mamma...), io ho accompagnato mia madre alla stazione dei treni. Non aveva nessuna voglia di rientrare in quella grande casa vuota, aveva ancora meno voglia di andare a fare 730, vendere la macchina, vendere la moto, vedere di tutte quelle scartoffie burocratiche da fare dopo la morte di un parente...come non essere d'accordo con lei?
Dal canto mio non è che mi fa piacere saperla sola, nè mi fa piacere rimanere ancora da sola, visto che il Navigante doveva tornare domani e invece l'hanno trattenuto fino a lunedì, perché a quanto sembra il suo contributo in questo lavoro è imprescindibile. Non fatemi parlare che altrimenti faccio cascare il cielo con gli insulti...
Però così è.
Il Navigante solo in Bahrein trastullandosi tra lavoro, cene con i colleghi e sport; mia mamma sola in una grande casa vuota trastullandosi tra carte e burocrazia post morte di mio padre; io in Francia sola trastullandomi tra tre figli, casse da trasloco che si accumulano e una voglia di scappare dalla mia vita che metà basta.
Per contrastare tutto ciò oggi ho corso 15km, mia massima distanza dai tempi degli allenamenti seri, e forse per premiare i miei sforzi le cicale finalmente hanno cominciato a cantare, quindi l'estate ormai è qui perciò stasera imbusterò i bambini a letto presto e mi godrò il silenzio e il fresco della sera con un bel cornetto al caramello. Me lo merito!

giovedì 25 maggio 2017

Vacanze sprecate

Oggi qui in Francia è cominciato il più lungo dei 4 ponti previsti tra maggio e giugno: il ponte dell'Ascensione che culmina con la fête des mères per cui ho già ricevuti doni su doni (fiori di carta, collanina con cuori, maree di poesie...).
Questo ponte lungo senza il Navigante mi scoccia da morire, perché con il camper saremmo potuti partire ieri dopo scuola per ora di pranzo e avremmo avuto quasi cinque giorni di vacanza, ma tant'è...Avevo pensato di andare comunque fuori, senza camper, affittare un appartamento con Airbnb e via, ma mia madre quest'anno non è proprio di grandissimo aiuto e spesso mi ritrovo a dover pensare come se avessi un bambino in più.
Per farvi capire: domenica scorsa siamo stati a Marineland e, il giorno prima, mentre stavo preparando i vestiti per i nani mi è venuta a chiedere cosa doveva mettersi. Ora, capisco tutto, ma cappero pure dei vestiti di mia madre devo pensare?!? Non parliamo del fatto che ha male al ginocchio, ha ancora l'orecchio tappato dalla bronchite presa in UK e ogni volta che facciamo qualcosa di carino, sospira mogia mogia con la mente a tutte le cose che non potrà più fare assieme a suo marito.
Non fraintendetemi, non la sto criticando, né mi sto lamentando, ha perso suo marito e qui da me deve pure adattarsi a delle regole che non sono quelle di casa sua, capisco bene che ci si possa sentire non a proprio agio, ma ammetto che dopo un mese i suoi scatti d'umore simil adolescenziali (in realtà parte integrante del suo carattere da sempre, ma con periodi più o meno ricolmi) iniziano a darmi ai nervi. Anche peggio che quando è di pessimo umore da la colpa a me, perché sicuramente io sono troppo severa (che madre degenere che cerca di educare i suoi figli a comportarsi civilmente!), o poco attenta ai bimbi (perché non gli sto con il fiato sul collo), o troppo nervosa (perché magari metto fretta nell'uscire di casa), o perché che cavolo ne so, l'importante è che sia io il capro espiatorio di tutti i suoi mali, altrimenti senza la mia nefasta presenza lei sarebbe la persona più serena di questo mondo.
La sua compagnia questa volta è tutto fuorché piacevole e mettermi a impacchettare tutti per andare anche solo a fare un picnic in giornata è pesante, figurarsi programmare 3/4 giorni fuori! E quindi niente, rimaniamo qui, cercando di programmare qualche gita nei dintorni, ma senza godere davvero a pieno di questi giorni extra di vacanza, un vero peccato soprattutto in vista del nostro trasferimento. C'è pure vento quindi niente spiaggia #mainagioia oh!!!

venerdì 5 maggio 2017

Perdere un genitore a 30 anni

In generale ci sono cose che devo scrivere e riscrivere, pensare e ripensare, leggere e rileggere per accettare e andare avanti, se poi parliamo di un lutto devo fare questo centuplicato per riuscire ad affrontarlo. Mi manca però soprattutto un confronto, parlare con qualcuno che sappia cosa provo, leggere qualche esperienza, ma per quanto riguarda la perdita di un genitore in età adulta pare ci sia una sorta di mistero, un tacito accordo di non parlarne.
Perché se perdi un genitore a 30 anni hai diritto alle lacrime, ma con circospezione, ché sei un adulto e non hai il diritto a lasciarti andare, devi essere forte, per i tuoi figli ancora piccoli, che potrebbero non capire e stare male di fronte alle tue lacrime e per l'altro genitore, che ha invece il sacro santo diritto di essere sull'orlo di un baratro molto più di chiunque altro. E poi, suvvia, sei un adulto, comportati come tale e ricaccia dentro tutta quel marasma di sentimenti!
Se perdi un genitore a 30 anni a causa di una lunga malattia sei abbastanza adulto per prenderne coscienza in anticipo e quindi non dovresti essere colto di sorpresa, nè dovresti avere problemi a capire quello che sta capitando, non ci dev'essere qualcuno che ti spiega per l'ennesima volta cos'è l'anima, come si va in cielo, cosa è successo al corpo di tuo padre. Eppure ogni tanto vorresti che qualcuno ti prendesse le mani, ti guardasse negli occhi e ti spiegasse per filo e per segno le cose esattamente come a un bambino, perché in fondo non hai capito bene nemmeno tu tutta sta storia degli angioletti e del non poter rivedersi mai più.
Se perdi un genitore a 30 anni credi che potrai condividere questo enorme lutto con le persone che ti sono più vicine, ma: o non sanno proprio come aiutarti perché non hanno idea di quello che stai passando, come succede con il Navigante, o, se ci stanno passando esattamente come ci stai passando tu, stanno affrontando (o non affrontando) la situazione in un modo diametralmente opposto al tuo cosa che invece che avvicinarvi, vi allontana. E quindi sei essenzialmente sola con un dolore che non sai con chi condividere.
Se perdi un genitore a 30 anni nel bene e nel male sai quello che stai perdendo, conosci quella persona come una persona adulta, staccata da te, la conosci profondamente in ogni suo pregio e in ogni suo difetto, hai fatto pace con quasi tutti i vostri conflitti e l'unica cosa che vorresti è poter continuare a relazionarti con lui da persona adulta, cosa che hai fatto per comunque troppo poco tempo, se non addirittura mai.
Quando perdi un genitore a 30 anni stai male innanzitutto per l'altro genitore, che vedi soffrire in un modo impensabile, perché non si può nemmeno immaginare cosa significa perdere il tuo compagno di vita proprio quando si può godere del lavoro fatto insieme negli anni e questo dolore immenso glielo leggi negli occhi in ogni istante, tanto che vorresti smettere di guardarlo/a. Poi stai male per i tuoi figli piccoli che non avranno la gioia di conoscere il nonno, quel nonno che costruisce altalene, ti porta sul trattorino per tagliare l'erba, ti sistema la scala sull'albero per andare a mangiare ciliegie e che non vuole essere disturbato quando è disteso sul divano a guardare Giallo o TopCrime; loro avranno solo una nonna molto presente, ma a cui sembra sempre manchi qualcosa.
E alla fine stai talmente male per gli altri, che non ti rendi conto che dovresti stare male un po' anche per te, proprio perché hai perso un genitore a 30 anni e quindi non avrai più un padre o una madre a cui presentare un eventuale altro figlio, né a cui far vedere quanto sono bravi i suoi nipoti a leggere, scrivere, correre, far di conto o far impazzire; non avrai un padre o una madre che ti fa sorridere quando lo/la vedi nelle vesti di nonno/a, così diverso da come lo ricordi nella tua infanzia; e non avrai più quella presenza silenziosa che ti ricorda da dove arrivi, le tue radici, la forma degli occhi o il carattere ostico, che beve una birra analcolica mentre ascolta musica e pensa a tutto quello che ancora dovrà venire, non solo a quello che è già stato.

mercoledì 3 maggio 2017

Vita 1 - Saggezza 0

Periodo un po' down per me.
L'anno si sa, l'abbiamo capito, non è propriamente da annoverarsi tra i migliori anni di una vita, ma sto cercando di vederla in prospettiva, che un anno di m€rd@ su 80 (che sarebbe la vita media, poi non si sa mai) insomma dai, ci può anche stare, che prima o poi passerà, che i ricordi poi saranno sempre più rosei di quello che è stato...Questo modo di vedere le cose in prospettiva è la saggezza post figli, nonché saggezza post tre figli vicini di età, questa coscienza che in fondo prima o poi quella data situazione che sembra interminabile e ti sta distruggendo dentro e fuori, di sicuro avrà una fine e appena finita parrà una cazzata.
Ma ecco, pure la saggezza post figli a un certo punto vacilla, quando tua mamma, venuta ad aiutarti e a farti compagnia per queste settimane senza Navigante, ha lasciato cadere ogni difesa immunitaria e si trova con una super bronchite e mega herpes combattuti a colpi di antibiotico e cortisone (presente quanto irriti il cortisone??) per una settimana, per non parlare di quanto sia completamente fuori dal mondo, sembra persa, sembra un cucciolo indifeso che hanno sbattuto in un posto nuovo e che non sa come muoversi, cosa fare, le mancano i punti di riferimento. E io cerco di occuparmi anche di lei, ma lei è una mamma e le mamme non si fanno accudire dai figli, giusto?
Poi ecco possiamo aggiungerci che mia nonna, la madre di mio padre, non sta proprio benissimo, diciamo che non le hanno dato molti mesi di speranza; 94 anni, sulla sedia a rotelle, vive in casa di riposo perché mia zia, che viveva con lei, ormai non riusciva più a starle dietro, aveva bisogno di cure e sostegno continuo...insomma una situazione non rosea o che possa migliorare, però ecco, forse era chiedere troppo qualche mese di pace? E non di nuovo essere sul chi va là pronti a partire verso casa, verso un nuovo funerale?
E quindi la saggezza post figli va un po' a farsi friggere, se poi ci aggiungiamo una Sister in crisi di mezza età con cui vorresti tanto, ma non puoi avere una discussione tra adulti e un Navigante in giro, tanto per cambiare, che ti lascia come al solito a dover gestire la quotidianità dei tre figli e, in più, un lutto da risolvere che chissà se mai si risolverà.
Niente ecco, volevo dirvi che comunque oggi ho corso i miei 10km e poi subito dopo mi è arrivato il ciclo e quindi sono proprio distrutta, vorrei buttarmi sotto le coperte e rialzarmi tra qualche mese. Il post probabilmente deriva un po' anche da questo, abbiate pazienza!

lunedì 27 marzo 2017

La grotte de Sainte Marie-Madeleine

Giovedì, venerdì e sabato sono state le prime giornate di primavera: pioggia e vento la loro caratteristica principale, yeah! Quindi scalpitavo per una domenica da passare insieme in mezzo alla natura, visto che le previsioni erano ben diverse.
Sinceramente non sapevamo bene cosa fare, finché mi si è accesa una lampadina e mi sono ricordata di un luogo suggeritomi da una coppia di siriani cattolici in asilo politico conosciuti al corso di francese; si trattava di una grotta raggiungibile solo a piedi all'interno della quale vi si trova una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena.
Ci siamo un po' informati su internet per capire la difficoltà del percorso a piedi (abbiamo pur sempre tre nani da scarrozzare, di cui uno da portare in spalla!) e abbiamo deciso che poteva essere fattibile, quindi piccola spesa veloce nel market sotto casa per il pranzo al sacco e organizzazione sommaria prima della nanna.
Il mattino dopo, complice l'ora "persa" abbiamo fatto un'abbondante colazione, in modo tale da non dover aver il problema del pranzo troppo presto (comunque li rifocillavo lungo il cammino con frutta secca!), e siamo partiti verso le undici. Da Tolone ci si mette un'ora abbondante di macchina, sia che si vada per l'autostrada o sia percorrendo la strada normale, cambiano i km, ma non il tempo.
Abbiamo lasciato la macchina in uno dei parcheggi gratuiti attorno all'Hostellerie de la Sainte Baume, più precisamente quello centrale, da cui parte un sentiero dritto ben visibile. Alla fine di questa stradina c'è un piccolo ponticello e si entra nella forêt de la Sainte Baume, e il sentiero inizia a salire sia verso destra (chemin de roi), che verso sinistra (chemin du canapè). Noi siamo andati a sinistra, il sentiero è più facile, anche se leggermente più lungo, per poi ridiscendere dall'altro lato, dove il sentiero è più difficoltoso, ma più carino, proprio in mezzo al bosco.
La salita, come la discesa, per noi sono durate poco meno di un'ora e i nani sono stati davvero contenti, non hanno lagnato troppo e il Vitellino, appena siamo arrivati alla grotta, è entrato chiedendo se potevamo accendere una candelina per il nonno, come se non volesse fare che quello...lacrime a profusione...
Dopo aver visitato la chiesa, piccola e umidissima, che si raggiunge dopo una bella rampa di scale, ci siamo fermati a mangiare all'abri du pelerin, ossia il rifugio del pellegrino: una stanza con camino e qualche tavolo messa a disposizione per chi volesse mangiare il proprio pranzo al sacco. I bambini erano entusiasti! C'erano alcuni libri per grandi e piccini, oltre che acqua, bollitore del the e relative bustine, un paio di mele, un micronde e condimenti vari, e tutto il necessario per ripulire. Unico neo: in cima nessun bagno, quindi ai nani abbiamo fatto far pipì nel bosco, il Navigante essendo uomo non ha problemi a farla dove sia, io invece me la sono dovuta tenere fino all'Hostellerie (non che me ne freghi molto di farla in mezzo al bosco, ma c'era un viavai continuo di gente e non mi pareva il caso ;P) dove ci sono bagni gratuiti.
Vicino all'Hostellerie ci sono anche un bar dove poter mangiare e un ristorante, inoltre su prenotazione si può mangiare nell'Hostellerie stessa, dove i monaci domenicani preparano i pasti per i turisti ad orari ben precisi. Sul sito ci sono pure i menù di tutta la settimana, oltre che alle tariffe degli alloggi.
E' stata una bella giornata e i bimbi alla fine erano davvero cotti, vi lascio un paio di foto e se qualcuno avesse bisogno di info, non esiti a chiedere.

I vari percorsi per raggiungere la grotta.
Il bosco, la montagna e gli edifici intorno alla grotta
Altare principale all'interno della grotta
Chemin de canapè, quello che noi abbiamo fatto al ritorno

mercoledì 1 marzo 2017

Buon compleanno

Oggi è il mio compleanno. Ed è davvero una giornataccia. Oggi tutto quello che mi circonda è permeato dall'assenza di mio papà e ogni volta è una stilettata allo stomaco.
Sono ormai passati 13 anni da quando sono partita da casa mia e me ne sono andata alla scoperta della vita fuori dalla famiglia. Sono partita quasi correndo perché per tutta l'adolescenza volevo solo fuggire da questa famiglia perennemente in litigio, che non mi permetteva di essere libera, che era asfissiante e ricolma di problemi che non potevo né superare, né tantomeno porvi rimedio. Sono scappata leggera e non ho mai avuto nostalgia di casa, dei miei genitori, dei miei amici. Tornavo sistematicamente, ma sistematicamente non vedevo l'ora di fuggire ancora.
In questi 13 anni ho lavorato sui miei di problemi, ho fatto la mia famiglia, ho partorito tre figli e ho dovuto dire addio ad altri due, ho toccato con mano le difficoltà di una coppia, di una mamma, di una moglie. Ho rivalutato la mia famiglia d'origine e ogni volta che rientro non ho più quella voglia di scappare che mi assaliva un tempo, anzi penso a tutto quello che potrei costruire qui con la mia famiglia attuale.
Mio padre in tutto questo è sempre stato marginale. Gran parte dei nostri problemi erano causati da lui e non era una persona con cui poterne parlare, quindi alla fine l'ho accettato per com'era, per quello che era adesso, non quello che era una volta. E andava bene così, con le sue piccole manie, il caratteraccio (chi meglio di me può capirlo?), la sua presenza/assenza così rassicurante. Non era parte della mia quotidianità come lo è mia madre, con cui mi sento su whatsapp, con cui faccio piani, con cui parlo di tutto (ora...perché da adolescente invece...), quindi alle volte è facile passare oltre, continuare la mia vita come sempre ho fatto senza essere sopraffatta dal dolore della perdita, perché in fondo non ho perso una persona che interagiva con me costantemente.
Però ho perso ricordi, la possibilità di farne ancora, ho perso la persona che oggi avrebbe mangiato almeno cinque pasticcini uno di fila all'altro e boffonchiando ti avrebbe chiesto "dai facciamo a metà di questo!" rifilandoti in mano un pasticcino mozzicato (ricordiamoci che era diabetico!), ho perso la persona a cui dare la colpa per il mio carattere di merda, ho perso le risate e le urla, ho perso la voglia di fare un altro figlio, perché lui non potrà tenerlo in braccio e questo mi strazierebbe ogni giorno.
Oggi è il mio compleanno e quello che penso è che non è giusto, che a 34 anni non merito anche questo dolore, che ne abbiamo passate tante e potevamo avere qualche anno di pace. Ma no e va bene così, alla fine accetteremo anche questo.

martedì 28 febbraio 2017

2017 hai anche rotto tre quarti di m...

Il 2017 non è il mio anno. Siamo appena al secondo mese e posso già tranquillamente classificarlo come il peggior anno di sempre.
Se il primo mese è stato tosto, alla fine del secondo mese posso dire che il primo era solamente un antipasto, anzi no un aperitivo di quelli sfigati francesi dove per 7 € non ti mettono manco le patatine. Perché il secondo mese, ragazzi miei, ha ammazzato tutta la positività e la voglia di sorridere al futuro.
Le prime due settimane in attesa di capire se mio padre ce l'avrebbe fatta, poi la sua morte, il funerale, il dolore inaccettabile che ci ha colpiti tutti. Le settimane successive aspettando la sua cremazione (e ancora aspettiamo, visto che c'è un solo crematorio per un'area molto vasta e pare che tutti si vogliano far cremare al giorno d'oggi), tirandosi su a vicenda, facendo scartoffie e un decluttering che non si riesce proprio a terminare.
E poi noi come famiglia, che abbiamo saltato le vacanze, abbiamo speso altri 1400€ per il tagliando della macchina (se avevamo velleità di cambiarla, ora se ne parla tra 150000 km!) e abbiamo ricevuto finalmente la risposta dall'Italia alla richiesta di poter rimanere un anno in più in Francia. Ovviamente negativa. Perché questo 2017 ha deciso di esserci antipatico fino in fondo.
Quindi ora posso finalmente organizzare la mia vita, non sono più nel limbo, solo che, al di là di cosa sperassi, ora come ora mentalmente non posso pensare di riuscire a organizzare un trasloco. Sapevo che poteva accadere, alcune cose sono già state organizzate, ho pure fatto un lavoro sulla mia attitudine riguardo alla situazione per evitare di influenzare i nani.
Sono stata francamente brava. Ma questo lutto mi ha spiazzato e non credo di essere in grado di sopportare altro stress, sto giro non ce la posso fare.

PS: datemi qualche giorno e vi do tutti i dettagli. Devo prima digerire tutto quello che mi è successo in meno di 30 giorni.

domenica 26 febbraio 2017

E ora il limbo...

Alla spicciolata se ne sono andata via tutti: la prima è stata mia sorella che doveva tornare a lavorare dopo pochi giorni dal funerale; mio cognato invece aveva da tempo organizzato una vacanza qui con i bimbi ed è quindi rimasto una settimana in più; il Navigante è rimasto fino alla fine delle vacanze scolastiche dei bimbi grandi e stamattina è ripartito insieme al Vitellino e alla Belva; siamo rimasti solo io, mia mamma e il Francese.
Questa grande casa che ha ospitato tutti, fino a stamattina era stracolma di valigie, letti disfatti, risate e strilli di bimbi, mentre ora è in ordine e a posto, seppur ci sia un nanetto di 15 mesi che trappoleggia in giro!
L'idea era di far abituare mia madre pian piano al silenzio, alla solitudine che un lutto del genere ha portato, un'idea idiota perché come puoi abituarti all'assenza della persona che hai amato per più di 40 anni, con cui hai fatto due figlie, costruito una casa e con cui avevi ancora una marea di progetti in ballo? A parer mio non è possibile, a parer mio la famosa fase dell'accettazione non esiste, non puoi accettare di aver detto addio alla persona che ami, vai avanti e ti abitui a una vita vuota che non è quella che speravi, ti adatti e la vivi anche al meglio, ma accettarlo è tutta un'altra storia.
Quindi fino a quando il Navigante può farcela nella gestione dei due nani grandi, io rimarrò qui a fare da mamma alla mia mamma, anche se il dubbio che non serva a molto ce l'ho eccome. Poi l'idea è di portarmela a Tolone o, nel caso dovessi partire prima di lei per X motivo, di ritrovarci tutti agli inizi di aprile da mia sorella in Inghilterra.
Avevo detto che la mia vita era programmata fino alla vacanza in Costa Rica, poi c'era il nero assoluto; non avevo idea che il nero sarebbe arrivato prima. E quindi adesso sono in attesa di riorganizzare per l'ennesima volta tutta la mia vita, di sapere cosa ne sarà di noi per i prossimi anni, sono ancora una volta in quello stato di limbo che ciclicamente ritorna e che odio profondamente. Con in più questo dolore nel cuore che non credo mi abbandonerà più.

mercoledì 22 febbraio 2017

Il tempo

Ho provato a iniziare questo post milioni di volte. Il tempo è volato, c'è sempre qualcuno con cui parlare, qualcosa da fare, ma soprattutto non so cosa effettivamente scrivere. Il dolore che ci ha colpiti, sebbene avendo avuto preavviso a sufficienza per elaborare l'eventuale lutto, è comunque indescrivibile. Quello che dobbiamo affrontare lo è forse anche di più.
Dovrei e vorrei avere il tempo di scrivere sulle emozioni che sto provando, che vanno e vengono come onde e come onde prima mi sommergono per poi lasciarmi respirare a ritmo quasi regolare, ma l'unica cosa che mi preme davvero è ringraziare chi mi ha commentato, chi mi ha fatto sentire la sua vicinanza anche in questo mondo virtuale. La vicinanza delle persone, amici, parenti, colleghi, venuti al funerale, i telegrammi, i messaggi, le telefonate...non si può spiegare quanto tocchi il cuore, quanto faccia emozionare, quanto aiuti.
La morte di un padre è uno step quasi naturale, ma quando capita, soprattutto così presto, ti rendi conto che della natura te ne sbatti e l'unica cosa che vorresti è ancora tempo. Tempo per i tuoi figli che si creino ricordi con il nonno; tempo per crearne tu di ricordi nuovi senza dover rimanere attaccato a quelli sempre troppo pochi che hai; tempo per apprezzare il tuo genitore come una persona quasi amica e non come saggio educatore; tempo per l'altra metà, nel mio caso per la mia mamma, che aveva da costruire con lui gli anni più belli e invece la vedi cadere in un dolore in cui io non vorrei metterci nemmeno un mignolino.
E questo tempo che non ho più con il mio papà, spero mi farà ricordare da adesso in poi di utilizzarlo meglio che posso con chi è rimasto al mio fianco.

venerdì 10 febbraio 2017

Mandi...

...papà!
Salutami il nonno, il santolo, il cane della Sister e il gatto Pazzo. Sei in buona compagnia, anche se non sono convinta che tu la pensi allo stesso modo...

mercoledì 8 febbraio 2017

Questo viaggio non s'ha da fare...

Ricordo che quando mia sorella si sposò, mio padre rifece tutto il giardino, perché lì avremmo festeggiato dopo la cerimonia: lo arò, lo riseminò e per mesi non potemmo camminarci. Ma era il 2003, una delle estati più calde degli ultimi anni e l'erba sembrava non voler crescere.
Mio padre guardava quel giardino sconsolato e bonfonchiava continuamente "questo matrimonio non s'ha da fare"...che detta da lui questa frase, un operaio con la terza media, che si autoproclamava ignorante non studiato senza troppi giri di parole, faceva un po' specie.
E quindi con questo ricordo in testa penso al mio tanto agognato viaggio in Costa Rica, che ho deciso di annullare, almeno per quanto riguarda me. Perché mio padre è peggiorato. Un'infezione l'ha colpito riempiendolo di catarro che non lo lascia respirare, quindi l'hanno rimesso in terapia intensiva, con un nuovo antibiotico, ma le parole di mia madre sono state "i dottori non se la sentono di dirmi che migliorerà".
Io ho deciso di partire per l'Italia, tra l'altro ho un volo giusto domani, ho detto al Navigante di andare lui coi bimbi e i suoi genitori in Costa Rica, ma non vuole, quindi credo che partiremo in macchina o stanotte o domani.
Forse andremo là, lo abbraccerò e poi lui ancora una volta riuscirà a uscirne. Forse non riuscirò nemmeno a salutarlo un'ultima volta. Quello che so è che la vita da expat in questo momento mi fa davvero schifo.

domenica 23 agosto 2015

Non si può mai star tranquilli

Ci sono persone che mancano improvvisamente, anche se prima o poi te lo saresti aspettato. Persone che sono in un perenne equilibrio instabile. E persone che dovrebbero essere il tuo pilastro che ti lasciano di punto in bianco da sola ad affrontare situazioni, accuse, crisi personali.
Ci sono certezze che crollano, forze nuove che tiri fuori senza nemmeno renderti conto da dove sono uscite, ci sono equilibri da stabilire nuovamente, ci sono cose da capire, da risistemare, ricordi e dolore, nostalgia e apaticità. Stanchezza, tanta, troppa.
Sono in un momento difficile, un punto di svolta, un crocevia che ha diversi sbocchi e non so cosa succederà. Sono spaventata, terrorizzata, ma stranamente calma e concentrata sull'obiettivo.
In tutto questo tra una settimana la vita riprenderà frenetica tra asilo, corso di francese, la panza che avanza con stagliato sul fondo un futuro incerto, davvero molto incerto.
Passo a passo, giorno dopo giorno costruisco e spero. So che la costanza e il sacrificio ripagano sempre, anche se in questo momento vorrei solo buttarmi sul letto e svegliarmi nel dopo. Qualunque sia il dopo.

Post sconclusionato, scusate.