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martedì 27 agosto 2019

Come si arriva a diventare una famiglia numerosa?

Non credo che ti alzi una mattina e decidi che vuoi una famiglia numerosa, almeno per me non è stato così.
Ho sempre voluto figli, a 15 anni i miei sogni erano due: quello di vincere le Olimpiadi e quello di fare tre figli. Quando ho fatto i primi due così vicini (per chi non lo sapesse hanno 14 mesi di differenza) a nemmeno 30 anni ero già fuori dal coro, infatti gli amici della mia età adesso cominciano a fare il primo figlio, quando io ormai sono alle soglie del primo decennio come mamma.
Cercando su internet blog e testimonianze che mi aiutassero e sentirmi meno sola e soprattutto a non sentirmi pazza, sono finita a parlare spesso con mamme di 4, 5 e più figli, cosa per me allora impensabile. Ho anche incontrato una famiglia numerosa e ho ancora un ricordo molto vivido di com'era la loro casa, la loro vita...incasinata e piena di scarpe :D se mi guardo ora intorno non è tanto diversa dalla mia!
Poi sono andata in Francia e in generale nell'ambiente militare all'estero non è così difficile incontrare famiglie numerose, non sono considerata bigotte, super cattoliche, pazze...sono famiglie normali, con un rigore incredibile (indispensabile a mio parere se si vive in tanti sotto lo stesso tetto) e una normalità da far invidia. Certo gli aiuti dello Stato (dal terzo figlio per esempio non si pagano più le tasse) e gli stipendi  decisamente più congrui aiutano, ma c'è anche una cultura di fondo, dove il figlio non viene visto come un sacrificio totale dove il tuo IO e la coppia vengono completamente schiacciati, questo per me è stato fondamentale.
E' in Francia che abbiamo iniziato a pensare di fare il quarto figlio perché è in Francia che non mi sono sentita in colpa se uscivo con le amiche o con mio marito senza figli e senza sentirne la mancanza, perché è in Francia che ho visto educare i bambini sul serio, senza sentire la solita frase "eh ma sono bambini" come se questo possa giustificare maleducazione e inciviltà, perché è in Francia dove ho visto che una cultura della famiglia diametralmente opposta alla nostra è possibile e a volte preferibile.
Non voglio dire che è tutto oro quello che luccica: di sicuro non sono fan del metodo "lasciali piangere che prima o poi si addormentano" così in voga tra le famiglie francesi, ma di sicuro se fossi rimasta in Italia, circondata da mamme e nonne ansiose per ogni minimo dettaglio, da papà e nonni che è dato per scontato siano assenti nel crescere i figli, da una cultura dove un figlio è visto come una distruzione della tua vita, invece che di un arricchimento...ecco non so se sarei riuscita a fare il passo di diventare una famiglia numerosa.
Insomma noi siamo diventati una famiglia numerosa con il tempo, magari ci fermeremo a quattro figli, magari faremo anche il quinto di cui abbiamo anche già parlato, non lo so. Sta di fatto che essere una famiglia numerosa mi pare una cosa talmente naturale che non capisco come mai prima non mi sia mai passato per la testa. Sarà difficile? Già lo è. Come è già magico, divertente, spassoso, stressante, gioioso, snervante e una miriade di altri aggettivi che valgono per tutte le famiglie di questo mondo.

Il pippone della giornata è stato presentato dalla trasformazione che pian piano sto dando alla casa che sta per ospitare un neonato e una au pair e mi sta un po' dando alla testa! ;D

venerdì 16 novembre 2018

Il nostro piccolo tour

Abbiamo ripreso a muoverci un po' con il camper e il weekend scorso, complice la chiusura di lunedì delle scuole per il referendum, abbiamo girovagato tra borghi e sagre nelle Marche e in Umbria.
Partendo venerdì dopo pranzo, abbiamo approfittato del momento siesta viaggiando tranquilli fino a Spoleto, dove ci siamo fermati per rifornirci di acqua e fare una passeggiata per il centro storico, anche se il sole ormai era già sceso. Pur essendo venerdì sera, la città non era molto vitale, così dopo la visita al duomo e un aperitivo sul corso principale siamo rientrati in camper per la cena.
Abbiamo viaggiato dopo la messa a nanna e siamo arrivati ad Acqualagna, la nostra meta principale con la sua Fiera del tartufo. La mattina dopo con la navetta gratuita messa a disposizione, abbiamo raggiunto la gola del Furlo e abbiamo fatto una camminata lungo la strada fino alla diga; bellissimi i paesaggi e i resti romani, peccato che la camminata fosse sull'asfalto!
Pranzo e pomeriggio dedicato al tartufo in tutte le sue declinazioni! Dopo il pranzo nel tendone della proloco, abbiamo girato almeno due volte la fiera, fatto i nostri acquisti e poi ci siamo spostati nel parchetto cittadino per far giocare un po' i bimbi. Prima di rientrare aperitivo con ancora qualche cibaria al tartufo e poi tutti a nanna.
Il giorno dopo ci siamo spostati a Urbania, con l'intenzione di fare un piccolo giro nel paese e poi spostarci al bosco dei folletti poco distante, ma i bimbi erano particolarmente agitati, quindi saltiamo il bosco e ci concentriamo sul centro di Urbania che ci regala anche una bellissima esperienza nella chiesa dei morti, con le celebri mummie, anche per i bambini è stata molto interessante tutta la spiegazione e non ne sono stati affatto spaventati (del resto figli di due genitori fans di Dylan Dog, come avrebbero potuto?).
Dopo aver pranzato in camper con i prodotti comprati in fiera il giorno prima, ci siamo spostati durante la siesta arrivando a Passignano sul Trasimeno in tempo per vedere uno splendido tramonto sul lago. Abbiamo fatto poi un giretto per il centro, abbiamo visitato la rocca (bello il panorama notturno, ma quello diurno deve essere davvero speciale) e abbiamo spiluccato tra le bancarelle delle sagre presenti (festa dell'olio con sagra della bruschetta e sagra della castagna).
L'ultima mattinata è stata dedicata a Civita di Bagnoreggio, la città che muore, una chicca che era sulla mia must to do list della zona. Noi con il camper abbiamo parcheggiato subito fuori dal centro storico di Bagnoreggio, nell'area camper vicino al supermercato, e abbiamo preso la navetta (1€ ad adulto A/R) per arrivare fino quasi al ponte che collega Civita con Bagnoreggio, al ritorno invece siamo tornati a piedi ed è comunque fattibile. Con la macchina si può entrare a Bagnoreggio e raggiungere il ponte, ma i posti per parcheggiare sono pochissimi, erano liberi solo perché era un semplice lunedì di novembre!
Ed ecco sulla carta il nostro piccolo tour.

martedì 24 luglio 2018

La festa all'italiana

Ieri abbiamo festeggiato i 7 anni della Belva...7 anni...ma quando cavolo sono passati? Sono davvero mamma già da 7 anni??
Vabbè lasciamo stare, insomma festa in giardino con 16 bambini (8 maschi e 8 femmine) + i miei 3 + una decina di adulti ed ecco le mie personali considerazioni dopo la nostra prima festa italiana:

  1. Ai bambini italiani non piace la frutta. Avevo fatto un cestino con l'anguria e riempito di uva, mirtilli, more e anguria stessa; invogliava nel colore e nella forma, ma pochissimi bimbi (a parte i miei) vi si sono avvicinati. In compenso le mamme ne sono state entusiaste.
  2. I bambini italiani, soprattutto i maschi, non hanno freni, non glielo insegnano e ovviamente, essendo bambini, non hanno scrupoli nel darsi dei limiti loro stessi. La carabiniera della situazione ero ovviamente io, con il bene placido delle mamme sedute a chiacchiere "Vai vai sgrida pure!" ma come?? E' il tuo lavoro, mica il mio, io ne ho già fin sopra le orecchie!! Ma tant'è...
  3. I bambini italiani non sanno giocare insieme, non sanno condividere i giochi, ma sanno benissimo lagnarsi con la mamma. Perché la colpa era la mia che non avevo uno spruzzino per ciascuno, non dei loro genitori che non hanno insegnato ai loro figli di 6 anni che i giochi si condividono e ce li si deve scambiare!
  4. Le mamme italiane però apprezzano la tavola, apprezzano il cibo, apprezzano le chiacchiere, quindi non ho dovuto obbligarle, come facevo in Francia, a rimanere, anzi alcune sono rimaste pure dopo la torta (tranne quelle della classe che sono fuggite), né ho dovuto fare il girotondo per chiacchierare con tutte visto che si sono formati presto i gruppetti, né ho stipato di resti il frigo, che ho regalato in giro (quei pochi rimasti), tranne per la torta che però era davvero enorme!
  5. I bambini italiani fanno i gradassi, ma poi senza mamma non ci sanno stare. Fanno i capricci per andarsene, poi li si invita a rimanere a dormire e ci si ritrova con una bambina di 6 anni che a mezzanotte non riesce a dormire e chiama la mamma per farsi venire a prendere. La quale mamma viene di corsa, ovviamente...
  6. La presenza delle mamme, che al contrario delle francesi, non mollano i figli e scappano, ha degli indiscutibili vantaggi: mentre finivo di preparare la torta ho avuto due cancelliere che regolavano il traffico verso il bagno, la mia vicina di casa non solo mi ha portato delle focacce per il buffet, ma mi ha pure dato il cambio nel gonfiaggio di palloncini d'acqua e, infine, non dovevo essere io a preoccuparmi se i bambini degli altri stessero a posto con cibo/pipì/acqua.
  7. La festa italiana è molto più incasinata, caciarona e mi ha messo addosso una pressione che in Francia non ho avuto mai, forse perché partivo sempre dal presupposto di essere comunque quella diversa, essendo straniera, quindi potevo fregarmene se qualcosa non andava come loro si aspettavano. Qui ho il solito complesso del sentirmi straniera a casa mia e quindi giudicata per questo.
Un po' per evitare di metterci il carico a bastoni riguardo all'ultimo punto, facendo una festa completamente al di fuori degli schemi, sono scesa a compromessi facendo, per esempio, gli odiatissimi sacchetti per gli invitati, ma senza cedere però sulla presenza nel buffet di frutta, verdura (ho fatto il pinzimonio) e bevande per gli adulti, che qui in Italia ci dimentichiamo sempre che non siamo delle semplici appendici dei nostri figli, che possiamo godercela un po' anche noi mentre loro di divertono; ma soprattutto ho invitato tutta la classe (solo perché è estate e sapevo che non tutti sarebbero venuti, comunque...), oltre agli amici veri, miei e della Belva, con il risultato però che mi sono ritrovata a dover avere a che fare con persone con cui non ho mai legato, con bambini maleducati per cui nemmeno alla Belva frega niente e un po' di amaro in bocca c'è per aver ceduto in nome del volermi sentire parte di un gruppo, di cui tra l'altro non mi importa niente!
Sono conscia del fatto che non verrà la psicopolizia a cercarmi se dovessi invitare solo chi interessa a me e alla Belva o se dovessi fare un buffet senza caramelle, ma voglio comunque che i bimbi sappiano, guardando il mio esempio, che purtroppo alle volte bisogna sottostare a leggi non scritte per potersi integrare in un posto nuovo. Visto la nostra vita così nomade è purtroppo una skill da dover imparare...

martedì 20 marzo 2018

Ritornare è un po' come morire

Come ho già accennato nel post precedente, abbiamo passato questo weekend a Tolone, ospitati da amici; siamo partiti giovedì sera, in modo tale da poter andare venerdì mattina a scuola dei bimbi e salutare i vecchi amici e le maestre, per poi rientrare domenica nel pomeriggio e quindi poter passare un po' di tempo tra crepes, picnic in spiaggia, raclette e vecchie abitudini.
L'amica della Belva, la figlia degli amici che ci hanno ospitato, ha fatto la sua festa di compleanno sabato, due settimane in ritardo, e così hanno festeggiato tutti insieme. Poi la sera sono andata entrambe a casa di un'altra amichetta dove hanno fatto la loro amata Soirèe Pijama!
E' stato un bel weekend, è stato bello rivedere i vecchi amici, passeggiare in vie conosciute, riassaporare piatti e sapori, godere di un clima primaverile che mi ha fatto davvero bene. Un po' meno bene mi ha fatto vedere la Belva in lacrime che non voleva tornare a casa, che singhiozzando diceva "Voglio restare qui! Non voglio andare via"; lei, che perde il suo aplomb e mostra tutto il suo dolore nel lasciare un posto che considera casa a tutti gli effetti. A Roma ci sta bene, ma vedo che per lei non è lo stesso, vedo che la vita qua non le entra nel sangue come quella francese, tutto al contrario del Vitellino che invece ormai parla pure già romanaccio! (ma gli bastano sempre un paio di giorni e poi il francese torna a scorrere come niente fosse)
Ho cercato di non pensare a quello che abbiamo lasciato, è una cosa che ormai ho imparato a fare in tutti questi anni di nomadismo, ma vedere lei in quello stato mi ha scosso non poco. E credo abbia scosso anche quella roccia che è il Navigante, quello per cui tutto è normale, quello per cui "tanto ci si adatta" e "la vita è così punto".
In tutto questo chi si è divertito di più è stato sicuramente il Francese, non tanto per essere tornato nella sua madrepatria, visto che lui è ancora troppo piccolo per rendersi conto di tutto, ma quanto per aver preso l'aereo, cosa che lo ha eccitato moltissimo.
Il rientro è stato meno traumatico del previsto, la sveglia del lunedì è stata senza intoppi (ma ha aiutato moltissimo averli messi nel letto alle 19.30!) e la routine è ripresa a scorrere calma come sempre. In attesa di notizie, come sempre.

martedì 17 ottobre 2017

Di diversità, stranieritudine e disagio

Essere straniera in terra straniera ha un enorme vantaggio, che è quello di potersi comportare davvero un po' come uno vuole, dare libero sfogo alla propria personalità, tanto per qualsiasi comportamento si verrà sempre tacciati come "ah, ma lui/lei è straniero/a". Una giustificazione che è un misto tra sorpresa, curiosità, critica, ma che ti relega in un angolo ben definito dove fondamentalmente puoi fare un po' quello che ti pare.
Grazie a ciò le amicizie solitamente fioccano in questo modo:
- stranieri con stranieri in terra straniera: ossia persone di nazioni diverse che si trovano in terra straniera, come può essere per esempio le situazioni di militari all'estero. Si ha tanto in comune anche se si proviene da stati all'opposto, si ciaccola tanto del più e del meno, si fanno divertenti discussioni tra le diverse culture, si scambiano idee, ricette, punti di vista. Non ci si capisce proprio fino in fondo, ma è normale "siamo stranieri" uno per l'altro, eppure la base comune di una vita fuori dalla propria patria ci rende affini.
- stranieri della stessa patria: persone che provengono dal proprio paese e che vivono come noi all'estero; spesso in patria non avrebbero mai incrociato il nostro cammino o acceso il nostro interesse, eppure fuori dalla madrepatria si diventa molto amici in quella che è un'esperienza particolare condivisa.
- stranieri con nativi del luogo: sono le amicizie più particolari per quanto mi riguarda, quelle che ti fanno sentire a casa in una nazione che non è la tua, quelle che ti aiutano con la lingua, quelle che ti insegnano la cultura vera: le parolacce, le espressioni, le piccole astuzie quotidiane per sopravvivere all'estero. Senza queste amicizie secondo me non si assapora sul serio la vita all'estero.

La cosa difficile è poi rientrare in un contesto normale, ossia essere nativo del luogo. Il rientro in patria è completamente destabilizzante dal punto di vista relazionale: tu ti senti alle volte straniero in una patria che invece è la tua, ovviamente per gli altri sei italiano a tutti gli effetti e certi comportamenti non sono bollati semplicemente con un sorrisino e la frase "ah è straniera", certi comportamenti vengono semplicemente bollati come negativi/sbagliati, non solo un po' strambi o diversi. Non c'è giustificazione: sei di qua, ti comporti come tutti noi o sei fuori dal giro.
E' un po' così che mi sento: assolutamente straniera, contando che sono una del nord che negli ultimi 12 anni ha vissuto il 50% del tempo all'estero e l'altro 50% divisa tra nord e sud. Non ho radici qui, non ho amici, alle volte devo girare ancora per il supermercato per capire come vengono sistemate le merci e mi trovo ad assaggiare pietanze a me completamente estranee, esattamente come farei in un paese straniero. Eppure sono italiana e per questo la gente non comprende perché mi comporto in certi modi, perché sono spesso in disparte ad osservare, perché non intervengo nelle discussioni, perché ho fatto alcune scelte, invece di altre.
Ovviamente si passa velocemente ai pregiudizi, alle critiche e quindi mi trovo spesso a giustificare davvero ogni mio gesto, ogni mia curiosità/domanda, ogni mia frase. Io mi comporto da straniera che in realtà non sono, anche se mi ci sento, e spesso mi trovo davanti musi duri, facce sospettose (e chissà che sospetteranno poi...), nelle migliori occasioni poche parole di circostanza. Nessuno capisce e quel che è peggio nessuno accetta la diversità in me, che sono italiana e quindi non sono diversa; un po' quello che mi è capitato spesso nella famiglia di mio marito.
Eppure io lo sono, diversa, ma non per questo migliore; perché fondamentalmente la gente davanti alla diversità si pone sempre con atteggiamento difensivo, mentre la diversità dovrebbe essere considerata una ricchezza per entrambi, perché è dalla diversità che si impara quanto si possa essere migliori o peggiori.
Un papirozzo che mi aiuta un po' a sfogare quello che sento in questi primi tempi, ma che in fondo conosco bene da polentona da confine (il Friuli a volte non viene nemmeno considerato Italia dal resto dello stivale...) quale sono, sentimenti che mi hanno sempre fatto sentire a disagio nonché uno dei principali motivi per cui amo vivere all'estero, almeno lì sono straniera sul serio e nessuno  me lo fa pesare!

mercoledì 4 ottobre 2017

Davanti a scuola

Mi diverto un sacco davanti a scuola, mentre aspetto i nani, ad osservare la fauna delle mamme italiane e faccio divertenti confronti con la fauna francese.
Tipica situazione mattutina: milioni di mamme e qualche papà accompagnano i bimbi a scuola. I primi giorni c'è stato il delirio (la scuola è comunque un bel po' più grande di quella a cui eravamo abituati): mamme che accompagnavano i bimbi fino dentro scuola e poi stavano a salutarli dalla finestra, tanto che io ho deciso di lasciare la Belva sul portone perché con gli altri due nani non riuscivo a muovermi nella folla; bacio al volo e la tenevo d'occhio fino a che non entrava. Solo dopo ho scoperto che in realtà non si può affatto accompagnarli dentro ed era stato chiuso un occhio solo per le mamme di quelli di prima elementare (tranne la sottoscritta, che da madre snaturata l'ha sempre lasciata sul portone...), senza però inerpicarsi sulle finestre per salutarli ovviamente.
La situazione con il tempo è migliorata, ora non entra nessuno, ma accompagnarla fino al portone è sempre problematico: lei sta davanti con la sua amata cartella-trolley, io dietro tenendo per mano gli altri due. Dopo averla salutata vengo risucchiata da una folla ciacolante che mi risputa direttamente sul portone della materna, dove invece devo mollare il Vitellino direttamente in classe dalla maestra, decisamente molto più facile.
L'uscita è come in Francia: la maestra consegna i bimbi dal portone direttamente ai genitori, sia per la materna che per la primaria, con l'eccezione che qui i genitori non stanno a debita distanza, ma accalcati uno sull'altro o salutandoli dalle sbarre della recinzione, perché aspettare due minuti che ti venga consegnato è impossibile.
Io me ne sto sempre in disparte. Spicco in maniera incredibile: sono la nuova, non conosco nessuno e quindi tendenzialmente sono l'unica che non urla parla con chicchessia, vestita relativamente estiva (mi mancano solo i sandali, ma la mattina fa frescolino per quelli), con i bambini che se ne vanno camminando liberi per il marciapiede senza che li segua e non hanno nè canottiera, nè maniche lunghe, anzi alcune volte con ancora i pantaloni corti.
Da qualche giorno e, soprattutto dopo la prima festa di compleanno a cui è stato invitato il Vitellino, qualche mamma della materna inizia ad approcciarmi. Ovviamente mi conoscono tutti, sanno che sono la mamma del Vitellino e che sono nuova, ma non sanno niente di me e sono tutte avidissime di dettagli e non mancano assolutamente di raccontarmi tutti i fatti loro o di qualcun altro.
Tutto ciò è fantastico! Tanto irritante, quanto fantastico! Mi rendo conto di essere stata catapultata in una cultura completamente diversa dalla mia in quanto italiana del super nord e in quanto expat appena rientrata. Tutti questi anni in giro però mi hanno aiutato davvero a capire il significato di "adattamento ad altre culture" ed è proprio quello che sto facendo in questo momento, con l'unico beneficio di riuscire a farlo nella mia lingua madre.
Sebbene sia cresciuta in Italia, certi meccanismi sono fuori dal mio essere mamma: non capisco come ci si possa preoccupare così tanto della merenda, anche quando il primo giorno di scuola la Belva è entrata alle 10.30 per uscire alle 13.20, l'unica senza cartella (io avevo scritto una mail per capire se servisse, ma mi è stato detto che le maestre mi avrebbero detto il primo giorno cosa portare) e la grande preoccupazione di direttrice e maestra è stata appunto la fantomatica merenda: "ma che mangerà questa bimba?" mi sono sentita dire.
Merenda anche per il Francese che arriva alle 8.30 alla creche (o meglio spazio Be.bi) e alle 12.30 mangia, nel mezzo merendina, fatta di cereali e pizza. Alla faccia della merendina di metà mattina!!!
Vogliamo poi parlare della preoccupazione delle mamme che hanno i figli nella classe del Vitellino? Lì la maestra è arrivata il primo giorno di scuola come sostituta della maestra che è in maternità. Tralasciamo il fatto che questa è andata in maternità a giugno e la sostituta temporanea è stata avvisata il giorno stesso dell'inizio delle lezioni, organizzazione saltami addosso! Vabbè, chiudiamo un occhio, tanto siamo alla materna...macché la fauna locale fuori da scuola sta facendo discussioni lunghissime su chi verrà, se verrà, se questa poi se ne va che le danno la cattedra annuale, e mica li conosce sti bambini, come farà mai??? Oh mammasantissimabeata...ma come come farà?? E' il suo lavoro! Che deve conoscere di sti bambini?? Se c'è qualcosa di grave, tipo allergie o malattie, le sarà stato comunicato no?
Parliamo poi del fatto che chi ha i bambini di 5 anni sta già iniziando a pensare alle classi del prossimo anno sperando che i propri figli vadano nella stessa sezione dei loro amici? No, non parliamone perché io invece sto già pensando al prossimo spostamento e mi sento davvero una mamma degenere!!

lunedì 2 ottobre 2017

Un po' di news sulla nostra nuova vita

Finalmente sono di nuovo a cazzeggiare scrivere sul computer in un dopo pranzo qualsiasi con due nani che dormono e una che legge. Non potete capire quanto questo ritorno alla normalità mi faccia bene allo spirito.
Queste pazze settimane appena trascorse mi hanno decisamente devastata e non tanto il trasloco in sé, ma per tutto quello a cui abbiamo fatto fronte:
- una casa nuova, vuota, dimora di piccioni, lasciata allo sbando perché l'agibilità è arrivata tardi, ma che dopo una bella pulita con tanto di idropulitrice stiamo facendo diventare piano piano nostra
- un quartiere bistrattato da edilizia e discariche abusive, prostituzione, ma dove viene fatta perfettamente la raccolta differenziata e che è di una tranquillità impensabile e a mezz'ora dalla città più bella del mondo
- l'alluvione senza nemmeno aver finito di spacchettare, mi sono ritrovata l'acqua in casa dopo un weekend a casa di mia madre con scatole zuppe (tra cui i miei amatissimim Dylan Dog che finalmente mi ero decisa a portare e spacchettare) e mobili appena comprati già bombati d'acqua...vi giuro che mi sono messa a piangere come una bambina
- un inizio di scuola che mi ha scombussolato tutti gli orari e che mi ha ricordato la celeberrima organizzazione all'italiana, cose tipo "no tranquilli, non comprate i regoli, è presto!" Una settimana dopo i regoli vengono richiesti e ovviamente i supermercati non ne sono più forniti...una cazzata, ma che sommata a mille altre cazzate, capite bene...
Non voglio fare la solita polentona per di più expat che si lagna, ma ammetto che lo shock culturale per noi grandi è stato più forte del previsto e questo, ovviamente, non ha aiutato i piccoli che hanno passato un mese abbondante in continua modalità capriccio. Oggi è il primo giorno che li gestisco in toto io, visto che il Navigante ha ripreso a lavorare e parte la mattina alle 7 per rientrare abbondantemente dopo le 17 e ieri sera ho faticato ad addormentarmi per l'agitazione, ma in realtà, pur avendo scoperto di non avere più gas a mezzogiorno (ancora non hanno fatto gli allacci al gas cittadino...), sono riuscita a gestire abbastanza bene tutto.

Le novità sono ovviamente tante: il Francese è diventato un gran chiacchierone e va tre mattine in una ludoteca dove fa merenda e mangia pure (altrimenti dovendo recuperare gli altri due si farebbe troppo tardi per il pranzo), il Vitellino va a rugby tre volte a settimana e la cosa ci sballona un bel po' i ritmi (ma è normale a 5 anni???), la Belva invece è tutta presa dalla scuola e dai compiti che ama moltissimo, ha fatto una prova per propedeutica alla danza che io non amo particolarmente, ma lei me l'ha chiesto spesso e visto che nei dintorni di dove abitiamo non c'era molto altro, proviamo anche questa.
Siamo stati a Roma centro già una marea di volte: solo io e il Navigante, solo io e mia madre, tutti insieme, di giorno, di sera, durante la settimana, durante i weekend...Roma è stupenda, magnifica, tanto quanto me la ricordavo. La mia me viaggiatrice è proprio tanto contenta di viverci così vicino e di poter visitare questa zona d'Italia che non conosco molto bene.
Insomma siamo di nuovo in modalità esseri umani e pian piano ci prendiamo i nostri spazi. La nostra vita romana è cominciata!

domenica 1 ottobre 2017

Ancora viva

Se magari qualcuno se lo stesse chiedendo sono ancora viva, sono installata a Roma, i nani hanno cominciato la scuola e io sono talmente esaurita che vorrei addormentarmi oggi e svegliarmi direttamente nel 2020!
A breve spero di avere un po' di tempo per riprendere le mie attività online, il che significherebbe che ho almeno un'oretta al giorno per sedermi sul divano e cazzeggiare!!!
Per ora mi accontento di crollare nel letto la sera alle 9 dopo aver fatto il taxi tutto il giorno e aver ovviamente aperto scatole. Ma ve l'ho detto che non ho ancora nessun armadio e quindi tutti i vestiti sono sparsi per casa?!