venerdì 5 maggio 2017

Perdere un genitore a 30 anni

In generale ci sono cose che devo scrivere e riscrivere, pensare e ripensare, leggere e rileggere per accettare e andare avanti, se poi parliamo di un lutto devo fare questo centuplicato per riuscire ad affrontarlo. Mi manca però soprattutto un confronto, parlare con qualcuno che sappia cosa provo, leggere qualche esperienza, ma per quanto riguarda la perdita di un genitore in età adulta pare ci sia una sorta di mistero, un tacito accordo di non parlarne.
Perché se perdi un genitore a 30 anni hai diritto alle lacrime, ma con circospezione, ché sei un adulto e non hai il diritto a lasciarti andare, devi essere forte, per i tuoi figli ancora piccoli, che potrebbero non capire e stare male di fronte alle tue lacrime e per l'altro genitore, che ha invece il sacro santo diritto di essere sull'orlo di un baratro molto più di chiunque altro. E poi, suvvia, sei un adulto, comportati come tale e ricaccia dentro tutta quel marasma di sentimenti!
Se perdi un genitore a 30 anni a causa di una lunga malattia sei abbastanza adulto per prenderne coscienza in anticipo e quindi non dovresti essere colto di sorpresa, nè dovresti avere problemi a capire quello che sta capitando, non ci dev'essere qualcuno che ti spiega per l'ennesima volta cos'è l'anima, come si va in cielo, cosa è successo al corpo di tuo padre. Eppure ogni tanto vorresti che qualcuno ti prendesse le mani, ti guardasse negli occhi e ti spiegasse per filo e per segno le cose esattamente come a un bambino, perché in fondo non hai capito bene nemmeno tu tutta sta storia degli angioletti e del non poter rivedersi mai più.
Se perdi un genitore a 30 anni credi che potrai condividere questo enorme lutto con le persone che ti sono più vicine, ma: o non sanno proprio come aiutarti perché non hanno idea di quello che stai passando, come succede con il Navigante, o, se ci stanno passando esattamente come ci stai passando tu, stanno affrontando (o non affrontando) la situazione in un modo diametralmente opposto al tuo cosa che invece che avvicinarvi, vi allontana. E quindi sei essenzialmente sola con un dolore che non sai con chi condividere.
Se perdi un genitore a 30 anni nel bene e nel male sai quello che stai perdendo, conosci quella persona come una persona adulta, staccata da te, la conosci profondamente in ogni suo pregio e in ogni suo difetto, hai fatto pace con quasi tutti i vostri conflitti e l'unica cosa che vorresti è poter continuare a relazionarti con lui da persona adulta, cosa che hai fatto per comunque troppo poco tempo, se non addirittura mai.
Quando perdi un genitore a 30 anni stai male innanzitutto per l'altro genitore, che vedi soffrire in un modo impensabile, perché non si può nemmeno immaginare cosa significa perdere il tuo compagno di vita proprio quando si può godere del lavoro fatto insieme negli anni e questo dolore immenso glielo leggi negli occhi in ogni istante, tanto che vorresti smettere di guardarlo/a. Poi stai male per i tuoi figli piccoli che non avranno la gioia di conoscere il nonno, quel nonno che costruisce altalene, ti porta sul trattorino per tagliare l'erba, ti sistema la scala sull'albero per andare a mangiare ciliegie e che non vuole essere disturbato quando è disteso sul divano a guardare Giallo o TopCrime; loro avranno solo una nonna molto presente, ma a cui sembra sempre manchi qualcosa.
E alla fine stai talmente male per gli altri, che non ti rendi conto che dovresti stare male un po' anche per te, proprio perché hai perso un genitore a 30 anni e quindi non avrai più un padre o una madre a cui presentare un eventuale altro figlio, né a cui far vedere quanto sono bravi i suoi nipoti a leggere, scrivere, correre, far di conto o far impazzire; non avrai un padre o una madre che ti fa sorridere quando lo/la vedi nelle vesti di nonno/a, così diverso da come lo ricordi nella tua infanzia; e non avrai più quella presenza silenziosa che ti ricorda da dove arrivi, le tue radici, la forma degli occhi o il carattere ostico, che beve una birra analcolica mentre ascolta musica e pensa a tutto quello che ancora dovrà venire, non solo a quello che è già stato.

26 commenti:

  1. In queste circostanze le parole non servono...Ti mando un abbraccio che, forse, servirà a farti sentire meno sola

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    1. Grazie. Sì, gli abbracci a volte fanno molto più che tutte le parole di questo mondo.

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  2. Strano, leggere questo post il giorno del terzo anniversario della morte di mia mamma.
    L'ho persa nel 2014, non a 30 anni, ero (e ovviamente sono) sopra i 40.
    Purtroppo non posso condividere o comprendere tutto quello che scrivi non avendo figli con i quali mascherare il dolore e non avendo un padre smarrito, solo e anziano (ricordo però il dolore duraturo, ben più forte e fedele del mio, di mia madre, quando si ritrovò senza l'uomo della sua vita, lei non ancora 60enne).
    Forse l'unico consiglio che posso darti (sempre se richiesto ;-)) è di non nascondere agli altri il dolore che provi anche se il mostrarsi si può scontrare, immagino, con il timore di far del male involontario a chi ti sta vicino (tua mamma o i tuoi figli).
    Ogni tanto è giusto, anzi no, è salutare esprimere quello che si vive interiormente.
    La realtà a volte è dura, ti schiaccia, non ha soluzioni alternative, vie di fuga per poterla evitare: la si affronta con la determinazione a vivere il futuro che verrà, ma anche con la testimonianza aperta delle ferite che ci ha procurato.

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    1. Condoglianze, per me la perdita di mia mamma sarebbe anche più dolorosa probabilmente, se ci fosse una scala che compari questi dolori incomparabili.
      Mia madre di anni ne ha 65 e non l'ho mai considerata anziana, ma ora se la guardo è proprio quello l'aggettivo che mi viene.
      Grazie per il consiglio, che tra l'altro so benissimo razionalmente essere giusto; poi la pratica vabbè è altra cosa, pure per me che dissimulo malissimo qualsiasi sentimento.

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  3. Perdere Papà a 40anni per me è stata esattamente la stessa cosa e solo chi ha provato un grande dolore sà che non ci sono parole per poterlo consolare. E dopo dodici anni.......per me il dolore è sempre lo stesso....ti abbraccio forte ma devo avvisarti...non passerà....l'unica cosa che potrai fare è cercare di conviverci.

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  4. Mi spiace tantissimo cara, purtroppo non posso esserti d'aiuto in questo <3

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  5. Ciao, io ho perso mia mamma 12 anni fa ', ma quando avevo 29 anni, mi manca tuttora, ma anche se tra virgolettato mi sono abituata a non averla con me. Io avevo il mio primo figlio di 2 anni e per me è stato molto spiacevole e triste il fatto che lei non ci sia stata per tutti questi anni e non abbia vissuto i momenti di più belli con il mio Simone ed il mio Gabriele. Non sopporto chi mi dice che se l'avessi persa a 90 o 100anni sarebbe stato uguale!!! Si mi sarebbe spiaciuto se fosse morta da anziana ma non come da giovane per tante cose.

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    1. Decisamente perdere un genitore novantenne è un altro dolore. Mia madre due anni fa ha perso pure il padre, moi nonno, di 90 anni appena compiuti, è stato completame,te diverso.

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    2. SO CAVOLATE..IO AVEVO 34 ANNI MIO PADRE È MANCATO A 58 ANNI..ERA GIOVANILE PIENO DI VITA..MAGARI ARRIVAVA A 80 ANNI PURE..NON HO FIGLI..SOFFRO MIO PADRE MI MANCA TANTO!!
      ERA UN AMICO PER ME..MEGLIO DI MIA MADRE!
      PERDERE UN GENITORE DA ANZIANO TE NE FAI UNA RAGIONE..UNA PERSONA GIOVANE INVECE NON TE NE FAI UNA RAGIONE MAI!

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  6. Ciao io non capisco perché persone che oltretutto sanno che mia madre è morta a 55anni mi vengono a dire che sarà una tragedia da andar giù di testa quando moriranno i genitori di della mamma (i, loro nonni)certo il dolore sarà da ed è un soggettivo ma forse non sanno che ci sono dispiaceri più grandi al mondo!? Quando perdi un caro prematuramente si che è un una tragedia! Più la persona che muore è giovane più personalmente mi dispiace, magari mia mamma fosse diventata una vecchia!

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    1. Io penso che dipende anche dal grado di parentela e da quanto si era attaccati a quella persona, comunque è ovvio che bisognerebbe avere un po' più di tatto, anche se non credo lo dicano per farti star male te, ma perché magari pensano che tu possa in qualche modo capirli.

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  7. A chi dice che il dolore non passa, magari adottate l'idea di fare un percorso psicoterapico. Parlare di dolore dopo 10 anni o piu mi sembra una cosa folle. Siete rimasti impigliati in un elaborazione del lutto eseguita male, avete bisogno di sbloccarvi. I genitori si introiettano correttamente in 1 massimo 2 anni di tempo.

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    1. Io non so cosa succederà tra 10 anni, né se l'ho introiettato correttamente, ma sono abbastanza sicura che ripensando a mio padre il dolore di averlo perso rimarrà comunque. Che poi possa andare avanti con la mia vita è un altro discorso.

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    2. Caro Anonimo... mi dica, tanto saccente, lei ha perso mai un genitore?

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  8. Sono capitata qua per caso e ho letto il tuo discorso...
    Ti comprendo benissimo...
    Io ho 30 anni e ho perso mio padre 13 giorni fa dopo quasi un anno di malattia. Una morte brutta e orribile...
    Comorendo ogni tua parola è il tuo dolore...
    Io me ne sono andata di casa che avevo 26 anni e sento che non sono riuscita godermelo come avrei voluto perché nessuno va a pensare di perderlo così presto...

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    1. No, decisamente non pensi di poterlo perdere proprio quando potresti iniziare a goderti la sua presenza da adulta.

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  9. Ciao, leggo questo post per caso, perché anche io ho perso mio padre meno di un mese fa, e cercavo pareri, sfoghi, parole che mi aiutassero a capire cosa sto passando ora. Ho 32 anni, il tumore ha portato via mio padre dopo 3 anni di dura lotta tra ospedali, casa e quando si poteva una passeggiata. Vedere gli occhi di colui che per anni ti ha stretto la mano cambiare, assumere una luce piano piano più offuscata ma sempre tenace per darti conforto...lui,che di conforto avrebbe avuto bisogno più di chiunque altro. Resto con mia madre a cui è stato portato via il compagno di una vita, un marito, un amico, una mano sempre tesa. E muori dentro. Il magone si aggrappa a ogni tua parte del corpo e sentimento...ma non si è mai troppo adulti o troppo giovani per piangere. Bisogna darsi il tempo che serve, salendo gli scalini di una vita più serena che sia con un sorriso o con una lacrima...non importa come, ma con la forza di farlo. Dopo un giorno, un mese, un anno...in questi momenti non esiste giusto o sbagliato, esiste la persona che rimane, e il suo vortice di emozioni da gestire come meglio crede. Un abbraccio da una persona che capisce..

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    1. Anche se sono passati tre anni, gli abbracci di chi capisce non bastano mai...

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  10. Ho perso mio padre circa 11 anni fa, e nel frattempo ho messo su casa e famiglia.
    Non ha visto il mio matrimonio nè conosciuto i miei figli.
    Non mi sfiora mai l'idea di averla superata, anzi, ogni volta il dolore è sempre intenso seppur diverso.
    Le morti premature, lasciano un solco profondo perché non ci permettono di completare la storia come avremmo voluto.
    Lo piango, non come in principio, ogni giorno, ma spesso, anche se son passati 11 lunghi anni.
    Agli scienziati del cervello che si permettono di pontificare sulle elaborazioni del lutto, non rispondo neanche e gli auguro di non provare mai una cosa simile.
    Oggi sono un padre che avrebbe voluto tanto vedere i propri figli tenere per mano il nonno e questa cosa mi manca, come tante altre, e niente e nessuno la potrà mai mettere a posto.

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    1. Esatto, non ti permettono di completare la storia mi pare proprio azzeccata come frase.

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  11. "Quando perdi un genitore a 30 anni stai male innanzitutto per l'altro genitore, che vedi soffrire in un modo impensabile, perché non si può nemmeno immaginare cosa significa perdere il tuo compagno di vita proprio quando si può godere del lavoro fatto insieme negli anni e questo dolore immenso glielo leggi negli occhi in ogni istante, tanto che vorresti smettere di guardarlo/a".

    Questo mi ha ucciso. Ho perso mio padre da qualche mese, ho 29 anni, è morto all'improvviso, a 62 anni, mentre io ero a 1200km di distanza. Non lo vedevo da 4 mesi. E adesso non riesco a smettere di pensare che mia madre resterà sola, con entrambi i figli lontani da casa. Non ha altri parenti, amici quello sì. Ma è un'altra cosa.
    Tu come hai fatto dopo, a distanza di tutti questi anni?

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    1. A distanza di anni il dolore quasi fisico si attenua, si continua a vivere senza questa presenza, come se vivessi lontano. Poi però quando il pensiero va a lui il dolore ritorna con la stessa intensità, ma dura poco, una lacrima e si continua, solo un po' più tristi.

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  12. Ciao.. ho bisogno di conforto.. sono figlia unica e ho perso mia mamma nel 2017 improvvisamente e mio papà nel 2020 in 4 mesi e poco più.. piango raramente ma sto in uno stato di ansia perenne.. la mia vita è pesante e mai gioiosa.. cosa posso fare? Scrivo perché so che chi è qui può capirmi. Grazie, ilaria

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    1. Ciao Ilaria! Quando un dolore è così immenso da annichilirti gli altri possono capire, ma non serve solo essere capiti. Bisogna trovare il modo di reagire e se non ci si riesce ci sono persone preparate per questo. Secondo me un aiuto esterno in certi casi è l'unica soluzione se non si riesce a fare altrimenti.

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I commenti sono graditissimi, se firmati ancora di più!