martedì 29 dicembre 2015

A Me Stessa

Ieri il Francese ha compiuto un mese. Con gli altri due sembrava che il tempo non passasse mai, invece ora mi sembra ieri che ero ancora incinta, non so se sia per la tranquillità di questo bimbo o per la mia, ma sto vivendo questa maternità in maniera completamente differente. Tutto mi pare semplice, logico, pochi dubbi, poche domande, molte risposte.
Se potessi parlare alla mia Me Stessa di cinque anni fa, le direi un sacco di cose per cui potrei mandarmi a quel paese :D tipo fregatene della casa, del mangiare sano, di raggiungere obiettivi di mammadonnamoglie perfetta, non lo sarai mai perché è impossibile per chiunque, ma soprattutto anche se ci riuscissi sarai comunque investita da difficoltà e crisi che potrai solo subire e non affrontare di petto come vorresti.
Goditi ogni momento buono, perché di momenti pollice verso ce ne saranno così tanti che alle volte ti domanderai se avrà senso aver creato tutto questo se poi devi passare il tempo ad essere arrabbiata, a sgridare, a spiegare e rispiegare.
Le cose cambiano talmente velocemente all'inizio che la routine che avrai impostato per sopravvivere potresti doverla cambiare dopo appena qualche giorno e comunque non servirà a niente la routine creata adesso per le difficoltà a venire.
Amali quando è il momento di amarli, non aver paura di tutto questo amore, perché di momenti da istinto omicida ce ne saranno tanti e ti servirà ricordare quei magici attimi mentre li stavi allattando o coccolando o giocando con loro senza liti per non andare fuori di testa.
Credi in quello che sei e che vuoi, credi fermamente in poche, ma buone regole di vita e portale avanti, sarai una brava mamma anche se non potrai tutto, anche se dovrai cedere su alcuni pilastri.
E soprattutto, curati, pensa a te, se tu sei serena, loro lo saranno doppiamente. Non contare sugli altri, ma sfruttali, perché loro farebbero lo stesso. Nessuno, ripeto nessuno, potrà mai sostenerti come puoi farlo tu sola, nessuno è in grado e nessuno vorrà farlo.
Guardo il Francese, ripenso alle mie gravidanze, ai miei primi anni con la Belva e il Vitellino e vorrei tanto poter tornare indietro con il bagaglio di esperienza che ho ora. Mi godo ora ogni secondo, rammaricandomi di molti secondi persi in passato a lottare con la perfezione mia e degli altri.
Non lo so se la tranquillità del Francese è data dalla mia tranquillità, ma avere un bambino come lui in questo momento è davvero una manna dal cielo e quindi grazie, il 2015 è stata una schifezza, ma mi sento finalmente realizzata.
Arriverà questo momento di pace e serenità interiore, Me Stessa del 2010, credimi...

giovedì 24 dicembre 2015

Non è Natale se...

Volevo fare un post di riflessione da tris mamma, ancora una settimana fa, ma essendo appunto una tris mamma mi sono ritrovata 13 giorni dopo l'ultimo post prima di avere cinque minuti di tempo per poter scrivere qualcosa. Poi ieri mi sono imbattuta in questo post e mi è piaciuto così tanto che il post di riflessione da tris mamma lo lascio a dopo Natale :)

Non è Natale se...non comincio un mese prima a discutere di regali e menù con mia madre e mia sorella, anche ora che abitiamo in tre stati differenti e non sempre ci incontriamo a Natale.

Non è Natale se...non sono qui, a casa dei miei, a crogiolarmi davanti al camino e a rivedere tutte le persone che amo, godendo del freddo, dell'umido, dei sapori e degli odori che sanno di casa e infanzia.

Non è Natale se...non c'è l'andirivieni di amici e parenti per tre giorni di seguito (e anche più, se come quest'anno Natale è seguito dal weekend) che vengono bevono, mangiano, giocano a carte e ripartono.

Non è Natale se...non c'è odore di clementine e legno bruciato, se non ci si spanza di pandoro Bauli, frutta secca e dolcetti, se non si compra un pandoro ripieno e poi si commenta "vabbè, ma il Bauli è più buono!"

Non è Natale se...non c'è l'albero con le luci perennemente accese che si riempie di pacchetti da un giorno all'altro come per magia e poi si svuota come per magia, ma poi...ops, questo pacchetto di chi è?!?!

Non è Natale se...non ascolto mille volte le stesse canzoni e "A Natale puoi" diventa la mia canzone preferita fino allo svenimento, ridendo per quel Natale tutti insiemi, con ancora i nonni vivi che litigavano e noi con le cugine a ridere cantando questa canzone...

Non è Natale se...non mi commuovo mentre vedo i miei bimbi incontrare Babbo Natale in piscina, mentre li vedo aprire i pacchetti, mentre li sento cantare Jingle Bells in tutte le lingue che conoscono.

Non è Natale se...non mi vesto figa e non vesto fighi i bimbi, sapendo da prima che butterò il mio paio di calze e che i vestiti dei bimbi saranno un disastro!

Non è Natale se...non ricevo un sms speciale dal Navigante, i regali invece non contano, li decidiamo in anticipo perché abbiamo gusti diametralmente opposti e finiamo per comprarci cose che non ci piacciono.

Infine non è Natale se...BUON NATALE A TE E A TUTTI I TUOI CARI...anche se l'ultima volta ci siamo sentiti Natale scorso!!! ;))

venerdì 11 dicembre 2015

Quello che non mi aspettavo mentre aspettavo

Volevo spendere qualche parola sul mio parto e sui giorni in ospedale, un po' per spiegare com'è la sanità qui in Francia, un po' per imprimermi ancora di più quelle ore.
Ero un po' spaventata da come sarebbero andate le cose, la Francia è uno dei paesi più medicalizzati d'Europa e io quello che volevo era un semplice parto naturale, volevo essere lasciata stare, non volevo intromissioni e, conoscendo il popolo, un po' rigido e poco incline all'ascolto dell'altro, mi vedevo già distesa sul lettino in posizione ginecologica a soffrire e poi chissà magari finire con il cesareo! Dimenticavo però che la Francia è anche il paese della Libertè e non avrei mai pensato di quanto fosse per loro importante questo concetto, fino a che non l'ho vissuto sulla mia pelle.
Sono arrivata sabato all'ospedale dopo due giorni di contrazioni prodromiche sempre più fastidiose, per la visita post termine. L'ostetrica, che mi ha spiegato per filo e per segno quello che avrei "subito" durante la visita, mi ha chiesto diverse volte se ero d'accordo nel fare lo scollamento delle membrane (in Italia quando me l'hanno praticato non mi hanno nè chiesto, nè tantomeno spiegato, se non a cose fatte, cosa sarebbe successo).
Dopo essere uscita dall'ospedale non ho fatto in tempo a comprare quattro cose per cena e a varcare la soglia di casa che ho ripreso la giacca e siamo ritornati sui nostri passi: le contrazioni erano forti e non volevo che i nani mi vedessero soffrire. Ovviamente all'ospedale mi hanno fatto la visita per vedere la dilatazione e attaccata al monitoraggio; ho chiesto di non stare distesa sul lettino e sono stata accontentata potendo stare seduta sulla palla, così come hanno aspettato il momento giusto per visitarmi, ossia tra una contrazione e l'altra e sempre dopo mio consenso (anche nelle pochissime visite successive). Mi hanno chiesto se volevo l'epidurale e quando ho detto no, mi hanno guardata meravigliate e dopo un po' è arrivata la dottoressa per chiedermi il consenso ad assistere al parto, evidentemente non sono abituate a un parto naturale gestito in toto dalla gestante.
Dopo una mezz'oretta attaccata al monitoraggio mi hanno lasciato libera, hanno abbassato le luci e ci hanno lasciato soli. Da qui il travaglio è stato fantastico, potevo muovermi liberamente, sentire e gestire le contrazioni, parlare con il Navigante...mi sembrava di gestire il tutto fin troppo bene e infatti credevo di andare avanti tutta la notte. Ogni tanto, ma molto raramente, arrivava l'ostetrica per chiedermi come andava, se avevo pensato a come volevo partorire, ma non mi disturbavano più di tanto, fino a che una contrazione più forte delle altre mi ha rotto il sacco amniotico.
Ero in piedi ed è stato strano, per la prima volta vedere le famose "acque". Da qui le contrazioni sono state fortissime e lo spingere era ormai una necessità sempre più forte. Il Navigante è stato da quel momento parte integrante del parto, mi sorreggeva (visto che ero in piedi e spingevo un po' tenenedomi a un mobile e un po' accucciandomi) e mi aiutava con le parole e il francese (in quel momento non riuscivo ad essere molto concentrata!), le ostetriche e la dottoressa quasi non sono intervenute finchè non mi hanno visto un po' in difficoltà e mi hanno suggerito di cambiare posizione.
Alla fine, sempre con l'aiuto del Navigante, sono arrivata fino al lettino e ho finito il travaglio a carponi, posizione che mai avrei pensato di tenere. A parte un momento di panico in cui sembrava non potessi più spingere tra l'uscita della testa e le spalle, tutto è andato talmente alla perfezione che non ho fatto nemmeno un punto. E la cosa più bella sono stati i ringraziamenti ricevuti per "il bellissimo parto" a cui le ostetriche e la dottoressa avevano assistito.
Due ore in sala parto con il mio Francese sulla pancia, allattamento iniziato subito, la naturalezza di sapere cosa era successo, cosa stava per succedere, la non sorpresa e quindi la gioia di poter assimilare il tutto, gestire le emozioni, godermi ogni attimo senza la paura di quello che capiterà.
Ecco il mio fantastico parto naturale che mai pensavo di avere in Francia, in un ospedale di cui sentivo solo critiche, ma dove il personale è giovane, dinamico e dove mi è stato permesso di avere poi una stanza singola con bagno dove poter stare con il mio bimbo e anche con il Navigante, che non aveva restrizioni di orario, ma che anzi poteva usufruire di una poltrona letto con tanto di lenzuola e prima colazione.
Anche il soggiorno è stato davvero rilassante, niente colazione alle sei di mattina, prese di temperatura (a parte la prima notte, ma io ho partorito alle nove di sera) a orari assurdi, visite mediche continue per me o per il bimbo, tutto sempre secondo i miei ritmi e quelle del Francese.
Tante spiegazioni, tanti consigli, indirizzi e numeri di telefono utili per farsi seguire nel post parto, una fotografa che passa per un servizio fotografico completo al bimbo che se vuoi puoi acquistare dopo averlo visionato con calma e previo download gratuito di una fotografia, campioncini, medicine, pannolini, varie ed eventuali anche se richiesti nella lista dell'ospedale venivano comunque poi forniti (ma non ciucci o vestiti, quelli ne sono completamente sprovvisti).
Ah, la gigoteuse però è obbligatoria e assolutamente da utilizzare ben chiusa per una questione di sicurezza (le coperte potrebbero finire sul viso del neonato e soffocarlo...vabbè, noi italiani siamo terzo mondo per loro mi sa!), quindi il Navigante è dovuto andare a comprarla di domenica mattina e fortuna che eravamo sotto Natale ed i centri commerciali erano tutti aperti!
Insomma mai potrò dimenticarmi questi giorni e, caspita, mai avrei pensato di doverlo dire, ma grazie ai francesi e al loro rispetto per la Libertè!

sabato 5 dicembre 2015

Perle di saggezza maschile

Il Vitellino: mamma lo sai che c'era il lupo che mangiava il bambino e aveva una pancia grande grande come la tua!!
Io: eh no!! Il fratellino ormai è uscito e io non ho più la pancia grande!!!
Il Vitellino (alzandomi la maglietta): ma sìììì mamma!! Guarda che pancia grande che hai qui!!!

... :// ...dovevo immaginarmela una risposta del genere in una casa ormai a maggioranza maschile!! Ma, se per caso ci fosse il Navigante dall'altra parte dello schermo a leggere: scordatelo, non cederò mai alla tavoletta del water alzata!!!

venerdì 4 dicembre 2015

Il Francese

E alla fine è arrivato: il nostro Francese!
Sabato scorso dopo lo scollamento delle membrane predetto, in circa 3 ore e mezza mi sono ritrovato un altro vitellino tra le braccia: 4430g x 53cm! A me se non sono grandi non piacciono, ok?!?
E' stato un parto davvero esemplare, che ho gestito benissimo fino alla rottura delle acque, camminando, parlando, spingendo contro il mobile quando era il momento della contrazione...poi basta non ho capito più niente e dopo quaranta minuti mi sono trovata a pancia in giù sul lettino dopo aver partorito a quattro zampe, cosa che mai avrei immaginato, e senza nemmeno un punto!!!
E' stato perfetto, le ostetriche e la dottoressa, che ha voluto assolutamente essere lì, mi hanno ringraziato per averle fatte assistere a un parto così bello.
Nemmeno una settimana e sono già bella attiva, cercando di gestire un nano appena nato e gli altri due, cosa che non è affatto facile, ma mi rende felice! E vedremo...

giovedì 26 novembre 2015

Non news

E' giorni che volevo scrivere, ma tra una cosa e l'altra ho sempre rimandato, poi il commento di Aurora su questo post mi ha fatto innanzitutto ridere, poi mi ha un po' obbligato a darvi qualche news. Che poi news non sono perché, come gli altri miei figli, anche numero tre ha deciso di farsi attendere fino alla fine!
La quarantesima settimana è ormai quasi alla fine, visto che sabato è alle porte e questo significa che dovrò chiamare all'ospedale nel caso fossi ancora con panza appresso, mi verrà fatta una visita e probabilmente verrà praticato lo scollamento delle membrane, manovra non particolarmente simpatica che ho provato con il Vitellino e che ha lo scopo di staccare meccanicamente (ossia con un dito) le membrane dell'utero da quelle fetalli. In questo modo il corpo inizia a produrre prostaglandine oltre a stimolare attivamente le contrazioni e quindi a far partire o accellerare il travaglio. Normalmente è una manovra che viene eseguita solo se l'utero è già un minimo dilatato, sennò non ha quasi mai riuscita.
Ho riso per il commento, perché la domanda tipica di chi mi vede ai corsi di francese è "Tu es encore là!?!" (Sei ancora qua?!?) e la risposta è sono qua, siamo qua, stiamo bene e sinceramente per la prima volta non ho nemmeno tutta sta ansia di far uscire numero tre. Non so se è il ricordo del parto del Vitellino (e guai chi mi dice che il dolore del parto si dimentica!) o il semplice fatto che in fondo non ho grossi fastidi in questo termine gravidanza, ma mi sa che sono l'unica a non pensare "ma ancora non è nato/a??".
Vabbè anche se nè io nè numero tre abbiamo fretta, ormai il termine è arrivato e tra una settimana sarà sicuramente tris-mamma...che solo a dirlo mi fa un'impressione!
A presto...stavolta con vere news!

giovedì 12 novembre 2015

Il plurilinguismo procede

E' un po' che non parlo della nostra situazione linguistica, quindi oggi onde evitare un ennesimo post da "donna incinta quasi alla fine non ce la posso fare più!" mi accingo a un piccolo riassunto degli ultimi tempi.
Entrambi i nani sono ora all'ecole maternelle, fanno anche due giorni interi a settimana, il che significa un'esposizione alla lingua francese maggiore, sia in termini di quantità che in termini di qualità.
Il Navigante inoltre è tornato e, a parte qualche momento di defaiance, c'è di nuovo lo spagnolo quotidiano; in più nel nostro giro di amici stranieri è arrivata una coppia americana-messicana e questo ha dato una spinta impressionante, soprattutto alla Belva, al provare a lanciarsi anche in questa lingua che sicuramente tra tutte è la più bistrattata.
L'italiano non è decisamente un problema, io sono sempre presente (e questo suona come una minaccia, ma giuro che non lo è :D) e, a parte qualche parola che proviene normalmente dal francese e viene italianizzata, è decisamente la lingua che ha la prerogativa su tutte.
Infine c'è una specie di new entry ossia l'inglese, non perché noi abbiamo iniziato a fare niente, ma l'esposizione continua con il gruppo degli stranieri dove i bimbi sentono gli adulti parlare in inglese (tra i bambini invece si parla francese) e il trasferimento di zii e cugini in Inghilterra con nostra relativa vacanza in aprile di due settimane ha aperto una breccia. Non è raro infatti sentire i due nanetti fare conversazioni senza senso logico, nè con una parola che si capisca, ma dall'incredibile accento british!
Ricapitolando: la Belva, che ha un anno di più ed è decisamente portata, è ormai perfettamente bilingue italiano-francese (e che ve lo dico a fà che mi corregge sempre la pronuncia?!), ogni tanto parla in spagnolo utilizzando frasi semplici, ma corrette e ora vuole imparare l'inglese. Il Vitellino più precipitoso, tende invece a mescolare molto, oppure a impappinarsi nelle frasi, ma questo secondo me c'entra più con il carattere e la voglia di parlare continuamente, che con l'esposizione a diverse lingue, visto che l'ho sentito più volte fare frasi perfette in francese quando si trova in un ambiente francofono o quando gioca con la sorella (il momento gioco è quasi sempre in francese).
Mi chiedo alle volte come faremo una volta tornati in Italia, come devo francamente comportarmi quando la Belva mi chiede di insegnarle a scrivere una parola o a leggerla, come portare avanti tutto questo bagaglio senza esagerare o fare le cose male, ma soprattutto mi chiedo come facciano a non incasinarsi, perché io stessa alle volte faccio veramente fatica a connettere; ma ovvio loro sono bambini, spugne, in divenire, per loro è tutto molto più facile, è tutto un gioco di suoni, di musica, non di regole grammaticali.
Del resto...la richiesta più in voga del momento? Ascoltare la canzone di Frozen in tutte e quattro le lingue...fortuna che almeno è bella!!!