Volevo fare un post di riflessione da tris mamma, ancora una settimana fa, ma essendo appunto una tris mamma mi sono ritrovata 13 giorni dopo l'ultimo post prima di avere cinque minuti di tempo per poter scrivere qualcosa. Poi ieri mi sono imbattuta in questo post e mi è piaciuto così tanto che il post di riflessione da tris mamma lo lascio a dopo Natale :)
Non è Natale se...non comincio un mese prima a discutere di regali e menù con mia madre e mia sorella, anche ora che abitiamo in tre stati differenti e non sempre ci incontriamo a Natale.
Non è Natale se...non sono qui, a casa dei miei, a crogiolarmi davanti al camino e a rivedere tutte le persone che amo, godendo del freddo, dell'umido, dei sapori e degli odori che sanno di casa e infanzia.
Non è Natale se...non c'è l'andirivieni di amici e parenti per tre giorni di seguito (e anche più, se come quest'anno Natale è seguito dal weekend) che vengono bevono, mangiano, giocano a carte e ripartono.
Non è Natale se...non c'è odore di clementine e legno bruciato, se non ci si spanza di pandoro Bauli, frutta secca e dolcetti, se non si compra un pandoro ripieno e poi si commenta "vabbè, ma il Bauli è più buono!"
Non è Natale se...non c'è l'albero con le luci perennemente accese che si riempie di pacchetti da un giorno all'altro come per magia e poi si svuota come per magia, ma poi...ops, questo pacchetto di chi è?!?!
Non è Natale se...non ascolto mille volte le stesse canzoni e "A Natale puoi" diventa la mia canzone preferita fino allo svenimento, ridendo per quel Natale tutti insiemi, con ancora i nonni vivi che litigavano e noi con le cugine a ridere cantando questa canzone...
Non è Natale se...non mi commuovo mentre vedo i miei bimbi incontrare Babbo Natale in piscina, mentre li vedo aprire i pacchetti, mentre li sento cantare Jingle Bells in tutte le lingue che conoscono.
Non è Natale se...non mi vesto figa e non vesto fighi i bimbi, sapendo da prima che butterò il mio paio di calze e che i vestiti dei bimbi saranno un disastro!
Non è Natale se...non ricevo un sms speciale dal Navigante, i regali invece non contano, li decidiamo in anticipo perché abbiamo gusti diametralmente opposti e finiamo per comprarci cose che non ci piacciono.
Infine non è Natale se...BUON NATALE A TE E A TUTTI I TUOI CARI...anche se l'ultima volta ci siamo sentiti Natale scorso!!! ;))
giovedì 24 dicembre 2015
venerdì 11 dicembre 2015
Quello che non mi aspettavo mentre aspettavo
Volevo spendere qualche parola sul mio parto e sui giorni in ospedale, un po' per spiegare com'è la sanità qui in Francia, un po' per imprimermi ancora di più quelle ore.
Ero un po' spaventata da come sarebbero andate le cose, la Francia è uno dei paesi più medicalizzati d'Europa e io quello che volevo era un semplice parto naturale, volevo essere lasciata stare, non volevo intromissioni e, conoscendo il popolo, un po' rigido e poco incline all'ascolto dell'altro, mi vedevo già distesa sul lettino in posizione ginecologica a soffrire e poi chissà magari finire con il cesareo! Dimenticavo però che la Francia è anche il paese della Libertè e non avrei mai pensato di quanto fosse per loro importante questo concetto, fino a che non l'ho vissuto sulla mia pelle.
Sono arrivata sabato all'ospedale dopo due giorni di contrazioni prodromiche sempre più fastidiose, per la visita post termine. L'ostetrica, che mi ha spiegato per filo e per segno quello che avrei "subito" durante la visita, mi ha chiesto diverse volte se ero d'accordo nel fare lo scollamento delle membrane (in Italia quando me l'hanno praticato non mi hanno nè chiesto, nè tantomeno spiegato, se non a cose fatte, cosa sarebbe successo).
Dopo essere uscita dall'ospedale non ho fatto in tempo a comprare quattro cose per cena e a varcare la soglia di casa che ho ripreso la giacca e siamo ritornati sui nostri passi: le contrazioni erano forti e non volevo che i nani mi vedessero soffrire. Ovviamente all'ospedale mi hanno fatto la visita per vedere la dilatazione e attaccata al monitoraggio; ho chiesto di non stare distesa sul lettino e sono stata accontentata potendo stare seduta sulla palla, così come hanno aspettato il momento giusto per visitarmi, ossia tra una contrazione e l'altra e sempre dopo mio consenso (anche nelle pochissime visite successive). Mi hanno chiesto se volevo l'epidurale e quando ho detto no, mi hanno guardata meravigliate e dopo un po' è arrivata la dottoressa per chiedermi il consenso ad assistere al parto, evidentemente non sono abituate a un parto naturale gestito in toto dalla gestante.
Dopo una mezz'oretta attaccata al monitoraggio mi hanno lasciato libera, hanno abbassato le luci e ci hanno lasciato soli. Da qui il travaglio è stato fantastico, potevo muovermi liberamente, sentire e gestire le contrazioni, parlare con il Navigante...mi sembrava di gestire il tutto fin troppo bene e infatti credevo di andare avanti tutta la notte. Ogni tanto, ma molto raramente, arrivava l'ostetrica per chiedermi come andava, se avevo pensato a come volevo partorire, ma non mi disturbavano più di tanto, fino a che una contrazione più forte delle altre mi ha rotto il sacco amniotico.
Ero in piedi ed è stato strano, per la prima volta vedere le famose "acque". Da qui le contrazioni sono state fortissime e lo spingere era ormai una necessità sempre più forte. Il Navigante è stato da quel momento parte integrante del parto, mi sorreggeva (visto che ero in piedi e spingevo un po' tenenedomi a un mobile e un po' accucciandomi) e mi aiutava con le parole e il francese (in quel momento non riuscivo ad essere molto concentrata!), le ostetriche e la dottoressa quasi non sono intervenute finchè non mi hanno visto un po' in difficoltà e mi hanno suggerito di cambiare posizione.
Alla fine, sempre con l'aiuto del Navigante, sono arrivata fino al lettino e ho finito il travaglio a carponi, posizione che mai avrei pensato di tenere. A parte un momento di panico in cui sembrava non potessi più spingere tra l'uscita della testa e le spalle, tutto è andato talmente alla perfezione che non ho fatto nemmeno un punto. E la cosa più bella sono stati i ringraziamenti ricevuti per "il bellissimo parto" a cui le ostetriche e la dottoressa avevano assistito.
Due ore in sala parto con il mio Francese sulla pancia, allattamento iniziato subito, la naturalezza di sapere cosa era successo, cosa stava per succedere, la non sorpresa e quindi la gioia di poter assimilare il tutto, gestire le emozioni, godermi ogni attimo senza la paura di quello che capiterà.
Ecco il mio fantastico parto naturale che mai pensavo di avere in Francia, in un ospedale di cui sentivo solo critiche, ma dove il personale è giovane, dinamico e dove mi è stato permesso di avere poi una stanza singola con bagno dove poter stare con il mio bimbo e anche con il Navigante, che non aveva restrizioni di orario, ma che anzi poteva usufruire di una poltrona letto con tanto di lenzuola e prima colazione.
Anche il soggiorno è stato davvero rilassante, niente colazione alle sei di mattina, prese di temperatura (a parte la prima notte, ma io ho partorito alle nove di sera) a orari assurdi, visite mediche continue per me o per il bimbo, tutto sempre secondo i miei ritmi e quelle del Francese.
Tante spiegazioni, tanti consigli, indirizzi e numeri di telefono utili per farsi seguire nel post parto, una fotografa che passa per un servizio fotografico completo al bimbo che se vuoi puoi acquistare dopo averlo visionato con calma e previo download gratuito di una fotografia, campioncini, medicine, pannolini, varie ed eventuali anche se richiesti nella lista dell'ospedale venivano comunque poi forniti (ma non ciucci o vestiti, quelli ne sono completamente sprovvisti).
Ah, la gigoteuse però è obbligatoria e assolutamente da utilizzare ben chiusa per una questione di sicurezza (le coperte potrebbero finire sul viso del neonato e soffocarlo...vabbè, noi italiani siamo terzo mondo per loro mi sa!), quindi il Navigante è dovuto andare a comprarla di domenica mattina e fortuna che eravamo sotto Natale ed i centri commerciali erano tutti aperti!
Insomma mai potrò dimenticarmi questi giorni e, caspita, mai avrei pensato di doverlo dire, ma grazie ai francesi e al loro rispetto per la Libertè!
Ero un po' spaventata da come sarebbero andate le cose, la Francia è uno dei paesi più medicalizzati d'Europa e io quello che volevo era un semplice parto naturale, volevo essere lasciata stare, non volevo intromissioni e, conoscendo il popolo, un po' rigido e poco incline all'ascolto dell'altro, mi vedevo già distesa sul lettino in posizione ginecologica a soffrire e poi chissà magari finire con il cesareo! Dimenticavo però che la Francia è anche il paese della Libertè e non avrei mai pensato di quanto fosse per loro importante questo concetto, fino a che non l'ho vissuto sulla mia pelle.
Sono arrivata sabato all'ospedale dopo due giorni di contrazioni prodromiche sempre più fastidiose, per la visita post termine. L'ostetrica, che mi ha spiegato per filo e per segno quello che avrei "subito" durante la visita, mi ha chiesto diverse volte se ero d'accordo nel fare lo scollamento delle membrane (in Italia quando me l'hanno praticato non mi hanno nè chiesto, nè tantomeno spiegato, se non a cose fatte, cosa sarebbe successo).
Dopo essere uscita dall'ospedale non ho fatto in tempo a comprare quattro cose per cena e a varcare la soglia di casa che ho ripreso la giacca e siamo ritornati sui nostri passi: le contrazioni erano forti e non volevo che i nani mi vedessero soffrire. Ovviamente all'ospedale mi hanno fatto la visita per vedere la dilatazione e attaccata al monitoraggio; ho chiesto di non stare distesa sul lettino e sono stata accontentata potendo stare seduta sulla palla, così come hanno aspettato il momento giusto per visitarmi, ossia tra una contrazione e l'altra e sempre dopo mio consenso (anche nelle pochissime visite successive). Mi hanno chiesto se volevo l'epidurale e quando ho detto no, mi hanno guardata meravigliate e dopo un po' è arrivata la dottoressa per chiedermi il consenso ad assistere al parto, evidentemente non sono abituate a un parto naturale gestito in toto dalla gestante.
Dopo una mezz'oretta attaccata al monitoraggio mi hanno lasciato libera, hanno abbassato le luci e ci hanno lasciato soli. Da qui il travaglio è stato fantastico, potevo muovermi liberamente, sentire e gestire le contrazioni, parlare con il Navigante...mi sembrava di gestire il tutto fin troppo bene e infatti credevo di andare avanti tutta la notte. Ogni tanto, ma molto raramente, arrivava l'ostetrica per chiedermi come andava, se avevo pensato a come volevo partorire, ma non mi disturbavano più di tanto, fino a che una contrazione più forte delle altre mi ha rotto il sacco amniotico.
Ero in piedi ed è stato strano, per la prima volta vedere le famose "acque". Da qui le contrazioni sono state fortissime e lo spingere era ormai una necessità sempre più forte. Il Navigante è stato da quel momento parte integrante del parto, mi sorreggeva (visto che ero in piedi e spingevo un po' tenenedomi a un mobile e un po' accucciandomi) e mi aiutava con le parole e il francese (in quel momento non riuscivo ad essere molto concentrata!), le ostetriche e la dottoressa quasi non sono intervenute finchè non mi hanno visto un po' in difficoltà e mi hanno suggerito di cambiare posizione.
Alla fine, sempre con l'aiuto del Navigante, sono arrivata fino al lettino e ho finito il travaglio a carponi, posizione che mai avrei pensato di tenere. A parte un momento di panico in cui sembrava non potessi più spingere tra l'uscita della testa e le spalle, tutto è andato talmente alla perfezione che non ho fatto nemmeno un punto. E la cosa più bella sono stati i ringraziamenti ricevuti per "il bellissimo parto" a cui le ostetriche e la dottoressa avevano assistito.
Due ore in sala parto con il mio Francese sulla pancia, allattamento iniziato subito, la naturalezza di sapere cosa era successo, cosa stava per succedere, la non sorpresa e quindi la gioia di poter assimilare il tutto, gestire le emozioni, godermi ogni attimo senza la paura di quello che capiterà.
Ecco il mio fantastico parto naturale che mai pensavo di avere in Francia, in un ospedale di cui sentivo solo critiche, ma dove il personale è giovane, dinamico e dove mi è stato permesso di avere poi una stanza singola con bagno dove poter stare con il mio bimbo e anche con il Navigante, che non aveva restrizioni di orario, ma che anzi poteva usufruire di una poltrona letto con tanto di lenzuola e prima colazione.
Anche il soggiorno è stato davvero rilassante, niente colazione alle sei di mattina, prese di temperatura (a parte la prima notte, ma io ho partorito alle nove di sera) a orari assurdi, visite mediche continue per me o per il bimbo, tutto sempre secondo i miei ritmi e quelle del Francese.
Tante spiegazioni, tanti consigli, indirizzi e numeri di telefono utili per farsi seguire nel post parto, una fotografa che passa per un servizio fotografico completo al bimbo che se vuoi puoi acquistare dopo averlo visionato con calma e previo download gratuito di una fotografia, campioncini, medicine, pannolini, varie ed eventuali anche se richiesti nella lista dell'ospedale venivano comunque poi forniti (ma non ciucci o vestiti, quelli ne sono completamente sprovvisti).
Ah, la gigoteuse però è obbligatoria e assolutamente da utilizzare ben chiusa per una questione di sicurezza (le coperte potrebbero finire sul viso del neonato e soffocarlo...vabbè, noi italiani siamo terzo mondo per loro mi sa!), quindi il Navigante è dovuto andare a comprarla di domenica mattina e fortuna che eravamo sotto Natale ed i centri commerciali erano tutti aperti!
Insomma mai potrò dimenticarmi questi giorni e, caspita, mai avrei pensato di doverlo dire, ma grazie ai francesi e al loro rispetto per la Libertè!
sabato 5 dicembre 2015
Perle di saggezza maschile
Il Vitellino: mamma lo sai che c'era il lupo che mangiava il bambino e aveva una pancia grande grande come la tua!!
Io: eh no!! Il fratellino ormai è uscito e io non ho più la pancia grande!!!
Il Vitellino (alzandomi la maglietta): ma sìììì mamma!! Guarda che pancia grande che hai qui!!!
... :// ...dovevo immaginarmela una risposta del genere in una casa ormai a maggioranza maschile!! Ma, se per caso ci fosse il Navigante dall'altra parte dello schermo a leggere: scordatelo, non cederò mai alla tavoletta del water alzata!!!
Io: eh no!! Il fratellino ormai è uscito e io non ho più la pancia grande!!!
Il Vitellino (alzandomi la maglietta): ma sìììì mamma!! Guarda che pancia grande che hai qui!!!
... :// ...dovevo immaginarmela una risposta del genere in una casa ormai a maggioranza maschile!! Ma, se per caso ci fosse il Navigante dall'altra parte dello schermo a leggere: scordatelo, non cederò mai alla tavoletta del water alzata!!!
venerdì 4 dicembre 2015
Il Francese
E alla fine è arrivato: il nostro Francese!
Sabato scorso dopo lo scollamento delle membrane predetto, in circa 3 ore e mezza mi sono ritrovato un altro vitellino tra le braccia: 4430g x 53cm! A me se non sono grandi non piacciono, ok?!?
E' stato un parto davvero esemplare, che ho gestito benissimo fino alla rottura delle acque, camminando, parlando, spingendo contro il mobile quando era il momento della contrazione...poi basta non ho capito più niente e dopo quaranta minuti mi sono trovata a pancia in giù sul lettino dopo aver partorito a quattro zampe, cosa che mai avrei immaginato, e senza nemmeno un punto!!!
E' stato perfetto, le ostetriche e la dottoressa, che ha voluto assolutamente essere lì, mi hanno ringraziato per averle fatte assistere a un parto così bello.
Nemmeno una settimana e sono già bella attiva, cercando di gestire un nano appena nato e gli altri due, cosa che non è affatto facile, ma mi rende felice! E vedremo...
Sabato scorso dopo lo scollamento delle membrane predetto, in circa 3 ore e mezza mi sono ritrovato un altro vitellino tra le braccia: 4430g x 53cm! A me se non sono grandi non piacciono, ok?!?
E' stato un parto davvero esemplare, che ho gestito benissimo fino alla rottura delle acque, camminando, parlando, spingendo contro il mobile quando era il momento della contrazione...poi basta non ho capito più niente e dopo quaranta minuti mi sono trovata a pancia in giù sul lettino dopo aver partorito a quattro zampe, cosa che mai avrei immaginato, e senza nemmeno un punto!!!
E' stato perfetto, le ostetriche e la dottoressa, che ha voluto assolutamente essere lì, mi hanno ringraziato per averle fatte assistere a un parto così bello.
Nemmeno una settimana e sono già bella attiva, cercando di gestire un nano appena nato e gli altri due, cosa che non è affatto facile, ma mi rende felice! E vedremo...
giovedì 26 novembre 2015
Non news
E' giorni che volevo scrivere, ma tra una cosa e l'altra ho sempre rimandato, poi il commento di Aurora su questo post mi ha fatto innanzitutto ridere, poi mi ha un po' obbligato a darvi qualche news. Che poi news non sono perché, come gli altri miei figli, anche numero tre ha deciso di farsi attendere fino alla fine!
La quarantesima settimana è ormai quasi alla fine, visto che sabato è alle porte e questo significa che dovrò chiamare all'ospedale nel caso fossi ancora con panza appresso, mi verrà fatta una visita e probabilmente verrà praticato lo scollamento delle membrane, manovra non particolarmente simpatica che ho provato con il Vitellino e che ha lo scopo di staccare meccanicamente (ossia con un dito) le membrane dell'utero da quelle fetalli. In questo modo il corpo inizia a produrre prostaglandine oltre a stimolare attivamente le contrazioni e quindi a far partire o accellerare il travaglio. Normalmente è una manovra che viene eseguita solo se l'utero è già un minimo dilatato, sennò non ha quasi mai riuscita.
Ho riso per il commento, perché la domanda tipica di chi mi vede ai corsi di francese è "Tu es encore là!?!" (Sei ancora qua?!?) e la risposta è sono qua, siamo qua, stiamo bene e sinceramente per la prima volta non ho nemmeno tutta sta ansia di far uscire numero tre. Non so se è il ricordo del parto del Vitellino (e guai chi mi dice che il dolore del parto si dimentica!) o il semplice fatto che in fondo non ho grossi fastidi in questo termine gravidanza, ma mi sa che sono l'unica a non pensare "ma ancora non è nato/a??".
Vabbè anche se nè io nè numero tre abbiamo fretta, ormai il termine è arrivato e tra una settimana sarà sicuramente tris-mamma...che solo a dirlo mi fa un'impressione!
A presto...stavolta con vere news!
La quarantesima settimana è ormai quasi alla fine, visto che sabato è alle porte e questo significa che dovrò chiamare all'ospedale nel caso fossi ancora con panza appresso, mi verrà fatta una visita e probabilmente verrà praticato lo scollamento delle membrane, manovra non particolarmente simpatica che ho provato con il Vitellino e che ha lo scopo di staccare meccanicamente (ossia con un dito) le membrane dell'utero da quelle fetalli. In questo modo il corpo inizia a produrre prostaglandine oltre a stimolare attivamente le contrazioni e quindi a far partire o accellerare il travaglio. Normalmente è una manovra che viene eseguita solo se l'utero è già un minimo dilatato, sennò non ha quasi mai riuscita.
Ho riso per il commento, perché la domanda tipica di chi mi vede ai corsi di francese è "Tu es encore là!?!" (Sei ancora qua?!?) e la risposta è sono qua, siamo qua, stiamo bene e sinceramente per la prima volta non ho nemmeno tutta sta ansia di far uscire numero tre. Non so se è il ricordo del parto del Vitellino (e guai chi mi dice che il dolore del parto si dimentica!) o il semplice fatto che in fondo non ho grossi fastidi in questo termine gravidanza, ma mi sa che sono l'unica a non pensare "ma ancora non è nato/a??".
Vabbè anche se nè io nè numero tre abbiamo fretta, ormai il termine è arrivato e tra una settimana sarà sicuramente tris-mamma...che solo a dirlo mi fa un'impressione!
A presto...stavolta con vere news!
giovedì 12 novembre 2015
Il plurilinguismo procede
E' un po' che non parlo della nostra situazione linguistica, quindi oggi onde evitare un ennesimo post da "donna incinta quasi alla fine non ce la posso fare più!" mi accingo a un piccolo riassunto degli ultimi tempi.
Entrambi i nani sono ora all'ecole maternelle, fanno anche due giorni interi a settimana, il che significa un'esposizione alla lingua francese maggiore, sia in termini di quantità che in termini di qualità.
Il Navigante inoltre è tornato e, a parte qualche momento di defaiance, c'è di nuovo lo spagnolo quotidiano; in più nel nostro giro di amici stranieri è arrivata una coppia americana-messicana e questo ha dato una spinta impressionante, soprattutto alla Belva, al provare a lanciarsi anche in questa lingua che sicuramente tra tutte è la più bistrattata.
L'italiano non è decisamente un problema, io sono sempre presente (e questo suona come una minaccia, ma giuro che non lo è :D) e, a parte qualche parola che proviene normalmente dal francese e viene italianizzata, è decisamente la lingua che ha la prerogativa su tutte.
Infine c'è una specie di new entry ossia l'inglese, non perché noi abbiamo iniziato a fare niente, ma l'esposizione continua con il gruppo degli stranieri dove i bimbi sentono gli adulti parlare in inglese (tra i bambini invece si parla francese) e il trasferimento di zii e cugini in Inghilterra con nostra relativa vacanza in aprile di due settimane ha aperto una breccia. Non è raro infatti sentire i due nanetti fare conversazioni senza senso logico, nè con una parola che si capisca, ma dall'incredibile accento british!
Ricapitolando: la Belva, che ha un anno di più ed è decisamente portata, è ormai perfettamente bilingue italiano-francese (e che ve lo dico a fà che mi corregge sempre la pronuncia?!), ogni tanto parla in spagnolo utilizzando frasi semplici, ma corrette e ora vuole imparare l'inglese. Il Vitellino più precipitoso, tende invece a mescolare molto, oppure a impappinarsi nelle frasi, ma questo secondo me c'entra più con il carattere e la voglia di parlare continuamente, che con l'esposizione a diverse lingue, visto che l'ho sentito più volte fare frasi perfette in francese quando si trova in un ambiente francofono o quando gioca con la sorella (il momento gioco è quasi sempre in francese).
Mi chiedo alle volte come faremo una volta tornati in Italia, come devo francamente comportarmi quando la Belva mi chiede di insegnarle a scrivere una parola o a leggerla, come portare avanti tutto questo bagaglio senza esagerare o fare le cose male, ma soprattutto mi chiedo come facciano a non incasinarsi, perché io stessa alle volte faccio veramente fatica a connettere; ma ovvio loro sono bambini, spugne, in divenire, per loro è tutto molto più facile, è tutto un gioco di suoni, di musica, non di regole grammaticali.
Del resto...la richiesta più in voga del momento? Ascoltare la canzone di Frozen in tutte e quattro le lingue...fortuna che almeno è bella!!!
Entrambi i nani sono ora all'ecole maternelle, fanno anche due giorni interi a settimana, il che significa un'esposizione alla lingua francese maggiore, sia in termini di quantità che in termini di qualità.
Il Navigante inoltre è tornato e, a parte qualche momento di defaiance, c'è di nuovo lo spagnolo quotidiano; in più nel nostro giro di amici stranieri è arrivata una coppia americana-messicana e questo ha dato una spinta impressionante, soprattutto alla Belva, al provare a lanciarsi anche in questa lingua che sicuramente tra tutte è la più bistrattata.
L'italiano non è decisamente un problema, io sono sempre presente (e questo suona come una minaccia, ma giuro che non lo è :D) e, a parte qualche parola che proviene normalmente dal francese e viene italianizzata, è decisamente la lingua che ha la prerogativa su tutte.
Infine c'è una specie di new entry ossia l'inglese, non perché noi abbiamo iniziato a fare niente, ma l'esposizione continua con il gruppo degli stranieri dove i bimbi sentono gli adulti parlare in inglese (tra i bambini invece si parla francese) e il trasferimento di zii e cugini in Inghilterra con nostra relativa vacanza in aprile di due settimane ha aperto una breccia. Non è raro infatti sentire i due nanetti fare conversazioni senza senso logico, nè con una parola che si capisca, ma dall'incredibile accento british!
Ricapitolando: la Belva, che ha un anno di più ed è decisamente portata, è ormai perfettamente bilingue italiano-francese (e che ve lo dico a fà che mi corregge sempre la pronuncia?!), ogni tanto parla in spagnolo utilizzando frasi semplici, ma corrette e ora vuole imparare l'inglese. Il Vitellino più precipitoso, tende invece a mescolare molto, oppure a impappinarsi nelle frasi, ma questo secondo me c'entra più con il carattere e la voglia di parlare continuamente, che con l'esposizione a diverse lingue, visto che l'ho sentito più volte fare frasi perfette in francese quando si trova in un ambiente francofono o quando gioca con la sorella (il momento gioco è quasi sempre in francese).
Mi chiedo alle volte come faremo una volta tornati in Italia, come devo francamente comportarmi quando la Belva mi chiede di insegnarle a scrivere una parola o a leggerla, come portare avanti tutto questo bagaglio senza esagerare o fare le cose male, ma soprattutto mi chiedo come facciano a non incasinarsi, perché io stessa alle volte faccio veramente fatica a connettere; ma ovvio loro sono bambini, spugne, in divenire, per loro è tutto molto più facile, è tutto un gioco di suoni, di musica, non di regole grammaticali.
Del resto...la richiesta più in voga del momento? Ascoltare la canzone di Frozen in tutte e quattro le lingue...fortuna che almeno è bella!!!
venerdì 6 novembre 2015
Agli sgoccioli...(un po' di pippe ormonali)
Ovviamento dopo la fretta a 35 settimane, nano numero tre se ne sta beato in pancia e non credo uscirà prima delle 41+2 degno compare dei suoi due fratelli maggiori; ma volente o nolente al massimo tra qualche settimana sarà fuori. E dentro di me si affollano i soliti dubbi, le paure, le emozioni che solo una mamma in prossimità del parto può avere.
Penso a come questa gravidanza rimarrà impressa nella mia mente come la migliore e la peggiore di tutte, penso a come mi spaventa e rattrista pensare che sia l'ultima (o almeno questo sarebbe il piano) e non abbia potuto goderne appieno come avrei voluto e avrebbe meritato.
Perché la peggiore e la migliore insieme?
Bè ho fatto il test 10 giorni prima che il Navigante partisse per quattro mesi, mi sono quindi ritrovata sola a gestire un tumulto emotivo dove la paura che succedesse qualcosa a me, a numero tre, ai nani o al Navigante ne faceva da padrone. Non riuscivo a concentrarmi su altro se non paura, tristezza, senso di abbandono. Ho passato i primi mesi angosciata, per poi iniziare il secondo trimestre con una magagna fisica dietro l'altra, niente di grave, ma sempre sola e sentendo di non riuscire a gestire tutto. Poi è ritornato il Navigante e abbiamo dovuto affrontare una delle sfide peggiori di una coppia: il dubbio, la voglia che manca, la crisi; sono stati mesi lunghi, ancora pianti, un avvenire incerto, un nonno che muore, equilibri da ristabilire.
Ma in tutto questo non posso non ricordare la gioia di avere la pancia, una gravidanza liscia come l'olio, numero tre che sgambetta praticamente da sempre, facendomi ricordare che nemmenno volendo potrei essere sola, non lo sarò mai più dopo tre figli, niente fastidi collegati a questa pancia che crescendo mi fa sentire bella e che adoro accarezzare. Per gli altri non è stato così, ho odiato essere incinta da sempre, dalle nausee, i dolori, le pance immense che non mi facevano respirare, camminare, mangiare. Ho sempre detto che avrei preferito partorire mille volte, ma non farmi i nove mesi di gravidanza.
Ora invece non vorrei quasi staccarmi da questa pancia, non vorrei far uscire numero tre, vorrei che restasse dentro di me, per proteggerlo, per sentirlo ancora mentre scalcia e si muove, per non dover perdere questa sensazione di beatitudine che mi ha regalato.
Questa gravidanza, l'ultima, mi ha messo in pace con il mondo delle pance e quasi quasi mi fa ripensare alla decisione di fermarmi a tre, fortuna che il Navigante invece è sempre irremovibile ;P Perchè in fondo tre è un bel numero, un ottimo numero e va bene così. Però un velo di tristezza mi rimane, forse è solo una questione di ormoni o forse paura che una volta chiusa questa porta non mi rimanga più niente per cui sognare, per cui lottare, per cui vivere.
Perchè a 15 anni volevo due cose: vincere le Olimpiadi e avere tre figli...sto per raggiungere uno dei miei sogni, è una sensazione strana, come quando arrivi alla fine del Cammino di Santiago. L'obiettivo è Santiago, ma il Cammino è quello che conta sul serio.
Il dopo...il dopo spaventa un po'...
Penso a come questa gravidanza rimarrà impressa nella mia mente come la migliore e la peggiore di tutte, penso a come mi spaventa e rattrista pensare che sia l'ultima (o almeno questo sarebbe il piano) e non abbia potuto goderne appieno come avrei voluto e avrebbe meritato.
Perché la peggiore e la migliore insieme?
Bè ho fatto il test 10 giorni prima che il Navigante partisse per quattro mesi, mi sono quindi ritrovata sola a gestire un tumulto emotivo dove la paura che succedesse qualcosa a me, a numero tre, ai nani o al Navigante ne faceva da padrone. Non riuscivo a concentrarmi su altro se non paura, tristezza, senso di abbandono. Ho passato i primi mesi angosciata, per poi iniziare il secondo trimestre con una magagna fisica dietro l'altra, niente di grave, ma sempre sola e sentendo di non riuscire a gestire tutto. Poi è ritornato il Navigante e abbiamo dovuto affrontare una delle sfide peggiori di una coppia: il dubbio, la voglia che manca, la crisi; sono stati mesi lunghi, ancora pianti, un avvenire incerto, un nonno che muore, equilibri da ristabilire.
Ma in tutto questo non posso non ricordare la gioia di avere la pancia, una gravidanza liscia come l'olio, numero tre che sgambetta praticamente da sempre, facendomi ricordare che nemmenno volendo potrei essere sola, non lo sarò mai più dopo tre figli, niente fastidi collegati a questa pancia che crescendo mi fa sentire bella e che adoro accarezzare. Per gli altri non è stato così, ho odiato essere incinta da sempre, dalle nausee, i dolori, le pance immense che non mi facevano respirare, camminare, mangiare. Ho sempre detto che avrei preferito partorire mille volte, ma non farmi i nove mesi di gravidanza.
Ora invece non vorrei quasi staccarmi da questa pancia, non vorrei far uscire numero tre, vorrei che restasse dentro di me, per proteggerlo, per sentirlo ancora mentre scalcia e si muove, per non dover perdere questa sensazione di beatitudine che mi ha regalato.
Questa gravidanza, l'ultima, mi ha messo in pace con il mondo delle pance e quasi quasi mi fa ripensare alla decisione di fermarmi a tre, fortuna che il Navigante invece è sempre irremovibile ;P Perchè in fondo tre è un bel numero, un ottimo numero e va bene così. Però un velo di tristezza mi rimane, forse è solo una questione di ormoni o forse paura che una volta chiusa questa porta non mi rimanga più niente per cui sognare, per cui lottare, per cui vivere.
Perchè a 15 anni volevo due cose: vincere le Olimpiadi e avere tre figli...sto per raggiungere uno dei miei sogni, è una sensazione strana, come quando arrivi alla fine del Cammino di Santiago. L'obiettivo è Santiago, ma il Cammino è quello che conta sul serio.
Il dopo...il dopo spaventa un po'...
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